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Sviluppo in Veritate

Dalla Caritas in veritate una prospettiva di grande respiro per la vita della società e della Chiesa “La terza enciclica di Benedetto XVI si snoda con coerente linearità rispetto alle due precedenti ( Deus caritas est e Spe salvi) e porta alla luce una connessione che è presente già nello stesso titolo e cioè che “solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta” (n. 3). Come è noto il Papa parte da questa persuasione per rileggere in modo critico la “res socialis ” di oggi, che va sotto il nome di globalizzazione e che pone una sfida inedita. Infatti “il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto tra gli uomini non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze” (n. 9). Per questo si richiede non solo una volontà determinata, ma ancor prima un pensiero lucido che sappia proporre “una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali” (n. 31) dello sviluppo. Insomma si richiede ...

Preti e politica

Coinvolgimento personale nella politica da parte dei fedeli laici, lontani da esso i sacerdoti “Con i suoi fedeli e i suoi ministri, la Chiesa è sulla terra la comunità sacerdotale organicamente strutturata come Corpo di Cristo, per svolgere efficacemente, unita al suo capo, la sua missione storica di salvezza. Così ci insegna san Paolo: “Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra” (1 Cor 12,27). In effetti, le membra non hanno tutte la stessa funzione : è questo che costituisce la bellezza e la vita del corpo (1 Cor 12, 14-17). E’ nella diversità fondamentale tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune che si comprende l’identità specifica dei fedeli ordinati e laici. Per questo è necessario evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici. In tale prospettiva, i fedeli laici devono quindi impegnarsi a esprimere nella realtà, anche attraverso l’impegno politico, la visione antropologica e la dottrina sociale della ...

L'esperienza di Dio

La vera conoscenza di Dio è un avvenimento che viene dall’esperienza, dalla vita spirituale “Simeone (il Nuovo Teologo) concentra la sua riflessione sulla presenza dello Spirito Santo nei battezzati e sulla consapevolezza che essi devono avere di tale realtà spirituale. La vita cristiana – egli sottolinea – è comunione intima e personale con Dio, la grazia divina illumina il cuore del credente e lo conduce alla visione mistica del Signore. In questa linea, Simeone il Nuovo Teologo insiste sul fatto che la vera conoscenza di Dio non viene dai libri, ma dall’esperienza spirituale, dalla vita spirituale. La conoscenza di Dio nasce da un cammino di purificazione interiore, che ha inizio con la conversione del cuore, grazie alla forza della fede e dell’amore; passa attraverso un profondo pentimento e dolore sincero per i propri peccati, per giungere all’unione con Cristo, fonte di gioia e di pace, invasi dalla luce della sua presenza in noi. Per Simeone tale esperienza della grazia d...

La Fede è conoscenza

Non siamo più servi di una legge morale ma amici della Verità e dell’Amore in persona “L’esegesi liberale dice che in questo Vangelo ( Mc 7, 1-8.14-15.21-23) si rivelerebbe il fatto che Gesù avrebbe sostituito il culto con la morale. Egli avrebbe accantonato il culto con tutte le sue pratiche inutili. Il rapporto tra l’uomo e Dio si baserebbe ora unicamente sulla morale (servi della Legge). Se ciò fosse vero significherebbe che il cristianesimo, nella sua essenza è moralità – che cioè noi stessi ci rediamo puri e buoni mediante il nostro agire morale…questa non può essere la risposta completa di Gesù …dobbiamo leggere interamente i Vangeli, tutto il Nuovo Testamento e l’Antico insieme con esso… “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” ( Gv 15,15). Colui al quale è rivelato tutto, appartiene alla famiglia; non è più servo, ma libero pe...

Fedeltà

Urge lavorare non per se stessi ma per la comunità, per il bene comune “L’ordinazione episcopale è un evento di preghiera. Nessun uomo può rendere un altro sacerdote o vescovo. E’ il Signore stesso che, attraverso la parola della preghiera e il gesto dell’imposizione delle mani, assume quell’ uomo totalmente al suo servizio, lo attira nel suo stesso Sacerdozio. Egli stesso consacra gli eletti. Egli stesso, l’unico Sommo Sacerdote, che ha offerto l’unico sacrificio per tutti noi, gli concede la partecipazione al suo Sacerdozio, affinché la sua Parola e la sua opera siano presenti in tutti i tempi… Durante la preghiera di Ordinazione si apre sul candidato l’ Evangeliario , il Libro della Parola di Dio. Il Vangelo deve penetrare in lui, la Parola vivente di Dio deve , per così dire, pervaderlo. Il Vangelo, in fondo, non è solo parola- Cristo stesso è il Vangelo. Con la Parola, la stessa vita di Cristo deve pervadere quell’ uomo, così che egli diventi interamente una sol...

Per un vero rinnovamento: l'esempio di san Pier Damiani

Per il rinnovamento della Chiesa occorre essere liberi da ogni compromesso con il male “La comunione con Cristo crea unità d’amore tra i cristiani. Nella lettera 28, che è un geniale trattato di ecclesiologia, Pier Damiani sviluppa una profonda teologia della Chiesa come comunione. “La Chiesa di Cristo – egli scrive – è unita dal vincolo della carità a tal punto che, come una in più membri, così è tutta intera misticamente in ogni singolo membro; cosicché l’intera Chiesa universale si denomina giustamente unica Sposa di Cristo al singolare, e ciascuna anima eletta, per il mistero sacramentale, viene considerata pienamente Chiesa”. E’ importante questo: non solo che l’intera Chiesa universale sia unita, ma in ognuno di noi dovrebbe essere presente la Chiesa nella sua totalità. Così il servizio del singolo diventa “espressione dell’universalità” ( Ep 28, 9-23). Tuttavia l’immagine ideale della “santa Chiesa” illustrata da Pier Damiani non corrisponde – lo sapeva bene – alla realtà...

Apertura: secolarizzazione o evangelizzazione

L’apertura conciliare al mondo un’esigenza dell’ardore missionario del Cuore di Cristo “Nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, alcuni hanno interpretato l’apertura al mondo non come un’esigenza dell’ardore missionario del Cuore di Cristo, ma come un passaggio alla secolarizzazione, scorgendo in essa alcuni valori di grande spessore cristiano, come l’uguaglianza, la liberà e la solidarietà, e mostrandosi disponibili a fare concessioni e a scoprire campi di cooperazione. Si è così assistito a interventi di alcuni responsabili ecclesiali in dibattiti etici, in risposta ad aspettative dell’opinione pubblica, ma si è smesso di parlare di certe verità fondamentali della fede, come il peccato, la grazia, la vita teologale e i novissimi. Inconsciamente si è caduti nell’autosecolarizzazione di molte comunità ecclesiali; queste, sperando di compiacere quanti erano lontani, hanno visto andare via, defraudati e disillusi, coloro che già vi partecipavano: i nostri contemporanei, quan...