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Corredenzione, all'udienza generale il Papa aggiusta il tiro
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In piazza San Pietro Leone XIV richiama il «posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione». Un intervento breve, che non entra nei problemi sollevati da Mater populi fidelis, ma riammette timidamente la verità sul ruolo unico della Madre di Dio.
- Dossier: Maria è Corredentrice
Ecclesia 14_05_2026
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LaPresse (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Che Leone XIV stia cercando di rimettere ordine in casa e di compattare il più possibile le diverse anime del mondo cattolico nell’unità della Chiesa è forse la direzione più evidente del suo pontificato. Almeno fino ad ora.
L’Udienza generale di ieri, mercoledì 13 maggio, interamente dedicata a Maria Santissima, ne è un esempio. Il Papa, in occasione della festa di Nostra Signora di Fatima, ha voluto richiamare l’insegnamento dell’ottavo capitolo della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (nn. 52-69), presentando la Vergine come «il modello, [...] il membro eccellente e la madre dell’intera comunità ecclesiale», «donna icona del Mistero».
Nel discorso del Papa, la Madonna è presentata come membro eccellente della Chiesa, in quanto «credente per antonomasia»; lei è l’esempio più perfetto della dinamica della fede, particolarmente nella sua apertura recettiva dell’azione divina e della sua volontà. E perciò è anche il modello «di ciò che la Chiesa tutta è chiamata ad essere». Il Papa riconosce così che la SS. Vergine è archetipo della Chiesa: è guardando a lei che la Chiesa vede come rispecchiato il proprio mistero, la propria autentica ed essenziale vocazione alla verginità sponsale e materna.
E tuttavia Maria si eleva al di sopra della Chiesa, essendone non solo membro eccellente e modello, ma madre, Mater Ecclesiæ, in quanto «genera figli nel Figlio, amati nell’eterno Amato venuto fra noi», spiega Leone XIV. Senza negare il ruolo esemplare di Maria per tutti i credenti, il Papa ha però voluto precisare che solo lei è madre della Chiesa, perché chiamata dall’eternità a generare le membra di Cristo, lei che ha generato nel proprio grembo il Cristo capo.
Quando Maria abbia concepito e partorito verginalmente Cristo è chiaro a tutti i cristiani; ma quando ella ha concepito e partorito le membra del Cristo? E come adempie verso di loro il suo accudimento materno? Il Papa indica la risposta invitando a rileggere quel «posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione» espresso in LG 60-62. Lì la Chiesa insegna che la santa Vergine ha cooperato alla Redenzione in modo singolare, essendo associata all’opera del Redentore «a un titolo assolutamente unico», soprattutto soffrendo con Lui sul Calvario e divenendo per questa ragione «madre nell'ordine della grazia» (LG 61).
Il Papa aveva già avuto modo di sottolineare questa partecipazione feconda di Maria al sacrificio della croce in occasione del suo messaggio alla Plenaria della Pontificia Commissione Biblica: «Contempliamo in particolare la Madonna sofferente insieme a Gesù, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti». Questa sottolineatura dell’oblazione attiva di Maria a vantaggio di tutti riecheggia quanto LG, 58 già insegnava apertamente: Maria stava sotto la croce, «soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata». Ora vi ritorna; il Papa certo si guarda bene dall’utilizzare il titolo di “corredentrice” (che, come sappiamo, è divenuto nuovamente oggetto di accesa controversia), ma pure rilancia la verità di una cooperazione attiva e immediata di Maria alla Redenzione, non relegata semplicemente all’essere Madre del Figlio di Dio, ma sottolineandone la dimensione sacrificale. Ossia, il contenuto della corredenzione.
Il Papa ha anche ricordato, sulla scorta del Concilio, «che unico Mediatore di salvezza è Gesù Cristo (cfr 1 Tm 2,5-6) e che la sua Madre Santissima “in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia” (LG 60)». LG insegna appunto che la mediazione di Maria non dipende da «una necessità oggettiva», quasi che la mediazione di Cristo sia insufficiente, ma «da una disposizione puramente gratuita di Dio»; e parimenti essa non sottrae nulla alla mediazione del Signore Gesù, perché scaturisce precisamente «dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo».
Questa Udienza generale sembra correggere il tiro di Mater populi fidelis su più punti, riportando l’insegnamento del Magistero almeno nel solco dei testi del Vaticano II, da cui la Nota del 2025 si era pericolosamente allontanata. Nel documento del Dicastero per la Dottrina della Fede si taceva il contributo attivo e sacrificale della Madonna alla Redenzione, Papa Leone lo sottolinea nuovamente; nel primo la Madonna era “schiacciata” sul versante ecclesiotipico, come membro della Chiesa e modello di fede e docilità, qui Leone le restituisce il suo ruolo unico nella cooperazione alla Redenzione, che la fa essere a giusto titolo Madre della Chiesa e vera madre spirituale delle anime; là si respira ad ogni paragrafo la preoccupazione di esorcizzare una presunta competizione tra la Vergine e Cristo, che ha portato il documento a dissolvere il contenuto autentico della mediazione di Maria, qui il Papa ricorda serenamente che la mediazione di Maria non oscura, ma si fonda sulla mediazione di Cristo.
Si tratta comunque di un testo breve, che manifesta la scelta di Leone XIV di non entrare direttamente nei molti problemi sollevati da Mater populi fidelis; eppure è un intervento che sembra riammettere timidamente la verità della corredenzione di Maria. Anche se al Dicastero non vogliono che se ne parli.
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