Meditazione-Luce sulla tua storia

Meditazione/ Luce sulla tua storia

di Eremita in "Duc in altum" – 27 dicembre 2025

Meditazione / Luce sulla tua storia

Sarà chiamato Nazareno.

Mt 2,13-23

di Eremita

Questo Vangelo ci introduce fin dall'inizio nel mistero di un Dio che non si impone, ma si espone. Gesù entra nella storia come un bambino fragile, minacciato di morte, costretto a fuggire. È sconvolgente: il Figlio di Dio non viene protetto da una vita senza pericoli, ma è consegnato alla precarietà dell'esistenza umana. Erode rappresenta ogni potere che ha paura di perdere sé stesso, ogni sistema che reagisce con la violenza quando la vita vera si affaccia. Dio non elimina subito Erode, non lo fulmina, ma chiede a Giuseppe di mettersi in cammino. Questo ci rivela qualcosa di decisivo: Dio salva non togliendo la storia, ma abitandola.

Giuseppe è l'uomo giusto perché ascolta. Dio gli parla nel sogno, cioè in una dimensione in cui l'uomo non ha il controllo, non domina la realtà con la ragione o con la forza. È nel sogno, nel cuore profondo, che Dio indica la strada. Giuseppe si alza nella notte. La notte è il tempo della confusione, della paura, del non capire. Eppure proprio lì nasce l'obbedienza vera. Giuseppe prende il bambino e sua madre e fugge. Non salva sé stesso, ma custodisce una vita che non gli appartiene. Questa è la vocazione dell'uomo di fede: diventare custode di una promessa che spesso non comprende.

La fuga in Egitto ci parla di tutte le fughe della nostra vita. Quante volte anche noi ci siamo trovati a scappare: da una sofferenza troppo grande, da un fallimento, da una relazione che ci feriva, da una responsabilità che ci spaventava. L'Egitto è il luogo della schiavitù, ma anche il luogo in cui Dio prepara la liberazione. Gesù entra nell'Egitto della storia umana, nell'Egitto della tua vita. Non lo evita. Lo attraversa. Questo ci dice che non esiste luogo dove Dio non possa entrare per salvare.

Quando Erode muore, Dio parla di nuovo. Questo è molto importante: Dio non parla in modo continuo per tranquillizzarci. Parla quando è il momento. Il male ha un tempo limitato. Anche se sembra dominare, non è eterno. "Sono morti quelli che cercavano di uccidere il bambino". Questa parola è una buona notizia per chi oggi si sente schiacciato: ciò che ti minaccia non ha l'ultima parola. La morte non ha l'ultima parola. Ma il ritorno non è semplice. Giuseppe ha paura di Archelao. La paura non scompare con la fede. La fede non è anestesia. È fiducia dentro la paura.

Ancora una volta Dio parla in sogno e indica una strada inattesa: la Galilea, Nazareth. Non Gerusalemme, non il centro religioso, non il luogo della sicurezza, ma Nazareth, la periferia, il nascondimento, l'anonimato. Il luogo in cui non succede nulla, dove la vita scorre monotona. Ed è lì che Gesù cresce. Questo è uno scandalo per noi, che cerchiamo sempre luoghi forti, visibili, riconosciuti. Dio invece sceglie ciò che è piccolo, ciò che è disprezzato, ciò che non conta.

Nazareth diventa il luogo della vita quotidiana, del lavoro, dell'obbedienza semplice. Gesù vive trent'anni nel silenzio. Questo ci dice che la salvezza non passa solo attraverso eventi straordinari, ma attraverso una fedeltà nascosta. Dio lavora nel tempo lungo, nel quotidiano, nella pazienza. Un messaggio potentissimo per noi, che vorremmo tutto e subito, anche nella fede.

Questo Vangelo allora diventa una luce sulla nostra storia. Ci dice che Dio guida la vita anche quando sembra che tutto sia fuori controllo. Ci dice che la fuga può diventare cammino, che la paura può diventare luogo di ascolto, che la periferia può diventare spazio di salvezza. Gesù Nazareno è il Dio che sceglie di abitare la tua storia così com'è, non come vorresti che fosse. Se oggi sei nella notte, se ti senti profugo, se vivi in un Egitto che non hai scelto, questo Vangelo ti annuncia che Dio è già passato di lì. Ti chiede solo di alzarti, di fidarti, di custodire la vita che ti è stata affidata. Anche quando non capisci, la salvezza sta già camminando con te.

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