giovedì 1 novembre 2018

Domenica XXXI anno B

Prima  di essere un comando – l'amore non è un comando e nemmeno solo un ideale – è un dono da accogliere liberamente, una realtà che Dio ci fa conoscere ed esperimentare come Vangelo cioè lieta notizia, così che, come un seme, possa germogliare dentro di noi e svilupparsi nella nostra vita
Il Vangelo di questa domenica (Mc 12,28-34) ci ripropone l'insegnamento di Gesù sul più grande comandamento anima  di tutta la legge: il comandamento dell'amore che non può essere solo un comando, nemmeno solo un ideale ma un dono da accogliere liberamente, una realtà che Dio ci fa
conoscere ed esperimentare come Vangelo cioè lieta notizia che, come un seme, possa germogliare dentro di noi e svilupparsi in tutta la nostra vita.
Uno scriba, un intellettuale domanda a Gesù: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Nella legge di Mosè ci sono moltissimi precetti e divieti: i rabbini ne contavano 613. Come scegliere il primo, il più importante?
La soluzione  più semplice sembrerebbe quella di rivolgersi al Decalogo scritto da Dio stesso sulle tavole e impresso nell'intimo di ogni persona. Questi dieci comandamenti sono i più importanti, perché secondo la Bibbia, sono stati pronunciati da Dio stesso e ascoltati da tutto il popolo (Dt 5,4). Invece, per quanto riguarda gli altri precetti, Dio li ha comunicati a Mosè che poi li ha riferiti nella sua modalità profetica al popolo.
Gesù però non va a cercare il comandamento più importante nel Decalogo. Perché? Perché i comandamenti del Decalogo sono per lo più comandamenti negativi, cioè divieti limitati per non andare fuori sulla strada dell'amore: "Non avere altri dei di fronte a me…Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio…Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunciare testimonianza falsa contro il tuo prossimo" (Dt 5,6-21).
Questi divieti sono molto importanti, perché definiscono le condizioni necessarie per rimanere nella grazia del Donatore del proprio e altri essere dono, come di tutto il mondo. Chi trasgredisce uno di essi con piena avvertenza e deliberato consenso, si pone fuori della verità del suo essere cioè della sua libertà e quindi della possibilità di amare. Ma questi comandamenti negativi non possono costituire un orientamento. Non può essere un ideale di vita il "non rubare", il "il non uccidere", il "non dire falsa testimonianza" ecc. Occorre un orientamento positivo: "Ascolta Israele! Il Signore cioè il datore di ogni bene è uno solo" e da questa fede il comandamento: "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima  e con tutte le forze" (Dt 6,4-5). Siamo stati creati per amare ed è il desiderio più profondo. Lo scriba ha interrogato Gesù sul primo comandamento, ma Gesù ora di sua iniziativa ne aggiunge un secondo aspetto dell'unico comandamento: "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi". E' illusorio pretendere di amare il prossimo senza amare Dio e amare Dio senza amare il prossimo. Ma anche è illusorio poter amare senza essere, sentirsi amati da Dio fino al perdono: è la Nuova Alleanza, la Nuova Storia di amore. Nella Celebrazione eucaristica almeno della Domenica quel Figlio di Dio che ha assunto un volto umano fino a dare la vita, risorto si fa presente per darci il dono dell'amore, del perdono, per farceli esperimentare. Prima di essere un comando – l'amore non può mai essere solo un comando, un ideale come il bambino che diventa capace di amare a partire da una buona relazione con la madre e il padre – l'amore è un dono, una intimità innalzando mente e cuore a Dio cioè preghiera, così che, come un seme, possa germogliare anche dentro di noi e svilupparsi  in tutta la nostra vita personale, fraterna, sociale.
La Regina dell'amore ci aiuti in questo orientamento di fondo di amore a Dio nell'aspetto di amore al prossimo.

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