lunedì 12 novembre 2018

Filosofia e teologia alla scuola di Guardini

Filosofia e teologia alla scuola di Guardini
15 Novembre – Ore 20,45 alla Sala convegni Banca Popolare di Verona Via San Cosimo 10 (Ingresso Piazza Nogara)
Sono riconoscente per chi, in occasione del cinquantesimo della morte di Romano Guardini, mi dà la possibilità, pur in Casa di riposo e Negrar, di rivivere anche il sessantesimo della assegnazione da parte del sindaco di Verona Giorgio Zanotto della cittadinanza onoraria. Zanotto ha voluto coinvolgere alcuni  chierici che avevano potuto paradigmare
filosofia e teologia a quello che, nell'opera Il Signore, Guardini aveva provocato come orizzonte metafisico e dogmatico bipolare. Non cartesianamente l'idea dell'idea, ma il concreto vivente dei poli tra il Donatore divino di ogni essere dono e l'individuo che storicamente diviene persona relazionandosi nel proprio essere originariamente dono, col trascendente Donatore divino e con tutti gli esseri, come con l'essere dono di tutto il cosmo. Questa è la sua metafisica non razionalista e non idealista, ma realista nel concreto vivente,  non astratta. In teologia l'accadere personalmente prioritario e continuo della Rivelazione che suscita la fede che salva, su cui fondare la conseguente riflessione teorica nella comprensione ecclesiale dei contenuti. La Rivelazione è un continuo agire divino del Signore memorizzato negli avvenimenti in tutti i testi biblici che lo raccontano e che la Liturgia  attualizza per il vissuto cattolico a servizio di tutti e di tutto. Prosegue in ciò che si chiama storia dell'esistenza cristiana tra i due poli, Dio che chiama e ogni uomo che risponde: il Figlio del Padre che per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria ha assunto un volto umano  continua il suo farsi sacramentalmente presente ed esistenzialmente operante da Signore nella e attraverso la sua Chiesa,  definisce nell'Avvenimento di una decisione personale il modo con cui tutta la storia e il cosmo debbano entrare nell'eternità.
Da liceale ero incaricato di collaborare per i canti e le cerimonie in cattedrale. Lo facevo con tutto l'entusiasmo giovanile. Don Luigi Adami, primo sacerdote dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, ci aveva fatto religione e passando in cattedrale con Giovanni Calabria mi ha riferito il suo giudizio: "Come fa quel giovane liceale, tutto preso dalla forma del canto e delle cerimonie, ad essere consapevole nella celebrazione liturgica e nella vita del farsi presente continuamente del Signore e quindi poter divenire da sacerdote un Vangelo vivente?". Pur non comprendendo il giudizio profetico, anzi non essendo d'accordo allora, preso kantianamente dalla priorità dell'ethos, della forma sul logos, della pastorale sul dogma, del sapere sulla fede, non mi sono reso conto del mio rischioso formalismo. Questo però era anche il clima pastorale generale denunciato nel 1946 dall'Apostolica vivendi forma di Calabria e dalla sue Lettere al cardinale Schuster: "Oh la mia Chiesa, come è ridotta nonostante le apparenze…". Ed ecco allora il cambiamento di paradigma sia a livello filosofico e sia a livello teologico, per cui filosofia è veramente un continuo rapporto, due poli tra il Donatore divino e il continuo essere dono di ogni persona, tra la presenza del Signore con il suo culmine, la sua fonte nella liturgia e nel vissuto  di ogni fedele. In questo orizzonte abbiamo accolto con entusiasmo l'iniziativa del sindaco Giorgio Zanotto per la cittadinanza veronese al Guardini, in Castelvecchio nel 1958. E noi del Seminario abbiamo preparato un salmo indicativo, il salmo 18 "I cieli immensi narrano", del Carissimi. Guardini, entusiasta, mi ha abbracciato come direttore del coro.
In quello stesso anno c'è stata la conclusione del Congresso Eucaristico quando il patriarca Roncalli, poco prima di divenire papa, è venuto a Verona per concluderlo. Fu ospitato in Seminario e io ricevetti l'incarico di servirlo. La sera prima della conclusione mi dice con la sua semplicità: "Sai, non ho preparato l'omelia di domani e sono stanco con la voglia di dormire". Allora mi offrii di chiedere al professore di liturgia. "No, non dir niente a nessuno. Hai fatto sacramentaria e quindi me la fai tu su questo tema: Mane nobiscum, Domine – Resta con noi, Signore". "Ma allora – Eminenza – mi rifaccio a Il Signore di Guardini". In quel momento m'è venuto un dubbio perché in Seminario non tutti i professori, nella linea della neo scolastica suareziana, erano favorevoli al Guardini, soprattutto monsignor Corrà, severissimo con la Théologie nouvelle, con De Lubac, con Vagaggini. La risposta meravigliosa del Patriarca: "Bene". E così avvenne. Quando poi da papa Giovanni XXIII, il 25 gennaio del 1959, ha indetto la riforma pastorale della chiesa con il Concilio Vaticano II, noi siamo scoppiati di entusiasmo come per una nuova Pentecoste, anche perché sia Guardini  e sia Vagaggini sarebbero entrati nella Sacrosanctum Concilium, e De Lubac nella Lumen gentium e nella Dei Verbum e inoltre  nel 1965, l'8 dicembre, alla conclusione del Concilio, De Lubac ha concelebrato alla destra di Paolo VI: erano diventati ormai anche per noi un'occasione, con tutti i limiti giovanili, di critica verso superiori e professori di indirizzo diverso. 
Nel 1960 siamo stati noi dodici, che avevamo fatto cinque anni di filosofia e teologia anziché quattro, i primi preti ordinati dal venerabile Giuseppe Carraro e quindi ci ha portato a Castel Gandolfo per l'incontro con Giovanni XXIII. Ricordo ancora: nella sala aspettavamo il papa e quando entrò venne verso di me dicendomi: "Quell'omelia vero! L'hai copiata tutta dal Guardini!" "Santità" risposi "io non ho parlato con nessuno"! E il papa: "Ma adesso parlo io". Per noi l'avvallo del Papa del personalismo  del Guardini diverso da quello dell'umanesimo integrale di Maritain, divenuto politicamente egemone anche per la Costituzione italiana, era un successo. 
Quando nel 1965, l'8 dicembre, concluso il Concilio, monsignor Carraro venne a casa la sera stessa, e alle dieci, curato a santa Maria in Organo, mi chiamò in episcopio: "Domenica dobbiamo presentare i sedici documenti del Concilio e tu devi andare dal tuo monsignor Carlo Colombo di Venegono perché ti faccia delle brevi presentazioni, lui che sa presentare il Concilio con il paradigma del Guardini". 
A Natale mi invita a pranzo e mi dice tutte le reazioni per quei miei interventi e mi consiglia di accettare di andare rettore del Santuario della Madonna della Corona. A gennaio mi dice: "Sai che non riesco a far collaborare padre Bonetti e padre Fedrizi sull'interpretazione della Rivelazione alla luce della Dei Verbum: l'uno, la rivelazione nel sapere dogmatico, l'altro, dall'analisi storico-critica". Andai da monsignor Carlo Colombo e gli riferii la richiesta. "Don Gino c'è il professor Ratzinger, l'estensore della terza versione della Dei Verbum, perché la prima di Rahner non è stata approvata, la seconda non ha raggiunto il quorum e la terza nel novembre del 1965 è stata approvata. Importante soprattutto il numero 12 proposto da Ratzinger che tratta di questo argomento di Rivelazione e sapere biblico-teologico". Colombo ne aveva parlato in anticipo e Ratzinger mi accolse così: "Guarda, come ha detto Guardini, che la Rivelazione non è un meteorite caduto in un libro e quindi in un sapere teologico e, prima di essere analizzata biblicamente con il metodo storico-critico e quindi scientificamente pensata in teologia dogmatica, è sempre, sia per il biblista e sia per il dogmatico, un avvenimento continuo nell'Antica e nella Nuova Alleanza della Chiesa, suscitando la fede in ogni persona, e quindi pensata ecclesialmente in comunione con i vescovi e con il papa."
Il culmine di tutto questo cammino ritengo sia stato dato vent'anni fa dalla meravigliosa enciclica Fides et Ratio cioè Fede e Ragione non più dualisticamente, sono le due ali per la Verità. Credo che Guardini dal paradiso sia felice ma anche per noi oggi di una grande necessità attuale con la Veritatis splendor anche pastoralmente per una fede pienamente accolta, comunitariamente vissuta e pensata, diviene cultura in questo momento di drammatica frattura fra Vangelo e cultura.

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