Domenica di quaresima III

La necessità della conversione cioè di un cambiamento di mentalità e di vita nel cammino quaresimale

La liturgia di questa terza domenica di Quaresima ci presenta il tema della conversione al Vangelo cioè di un cambiamento di mentalità e di vita nel cammino quaresimale verso il Triduo pasquale di morte, sepoltura, risurrezione o presenza sacramentale del risorto nella Chiesa, nei suoi gesti sacramentali di confessione e comunione pasquali come nostra unica salvezza. Nella prima lettura, tratta dal libro
dell’Esodo, Mosè, mentre tranquillo pascola il gregge, vede un roveto in fiamme, che non si consuma: è un avvenimento inspiegabile che lo mette subito in movimento, in cammino. Si avvicina per osservare questo prodigio, quando una voce lo chiama per nome e, invitandolo a prendere coscienza della sua indegnità per una vita indifferente, gli comanda di togliersi i sandali, perché quel luogo è santo cioè per una particolare presenza di Dio. “Io sono il Dio di tuo padre – gli dice la voce rivelando che Dio non è semplicemente l’Essere ma una persona che parla, che si rapporta –il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”; e aggiunge: “Io sono Colui che sono!” (Es 3,6°.14). Dio si manifesta in diversi modi anche nella vita di ciascuno di noi. Per poter riconoscere la sua presenza, il suo sguardo di amore è però necessario che ci accostiamo a Lui consapevoli della nostra miseria e con profondo rispetto. Diversamente ci rendiamo incapaci di incontrarlo e di entrare in comunione di fiducia e di amore con Lui. Proprio come scrive l’apostolo Paolo, anche questa vicenda resa attuale in questo momento, è per il nostro ammonimento in questa terza domenica del cammino quaresimale: Essa ci ricorda che Dio si rivela non a quanti sono pervasi da sufficienza e leggerezza, vivendo fuori di sé, ma a chi è consapevole di essere povero e umile davanti a Lui. Nel brano del Vangelo odierno, Gesù viene interpellato circa alcuni fatti luttuosi avvenuti: l’uccisione, all’interno del tempio, di alcuni Galilei per ordine di Ponzio Pilato e il crollo di una torre su alcuni passanti (Lc 13,1-5). Di fronte alla facile conclusione di considerare il male accaduto come effetto della punizione divina, Gesù restituisce la vera immagine di Dio, che è buono e non può voler il male, da Lui viene solo il bene, e mettendo in guardia dal pensare che le sventure siano l’effetto immediato delle colpe personali di chi le subisce, afferma: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito una tale sorte? No, ma se non vi convertite, (se non cambiate mentalità nel modo di pensare Dio), perirete tutti allo stesso modo” ((Lc 13,2-3). Gesù invita a fare una lettura diversa di quei fatti, collocandoli nella prospettiva quaresimale della conversione: le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di pover vivere senza Dio cioè non anteponendolo a tutti e tutto, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore nella preghiera di ogni giorno, l’impegno continuo di cambiare la vita. Anche di fronte al peccato cioè al no buttato in faccia a Lui, Dio si rivela pieno di misericordia, non guarda quante volte cadiamo e non manca di richiamare i peccatori a tentare, ritentare di evitare il male, a lasciarci riconciliare, a crescere nel suo amore e ad aiutare, con le opere di misericordia corporali e spirituali, concretamente il prossimo in necessità, per vivere la gioia del donarsi e non rischiare di andare incontro alla morte eterna perché io, Gesù Cristo, avevo fame e non…ero ammalto e non …avevo bisogno di essere illuminato e non …Ma la possibilità di conversione quaresimale esige che impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede in Dio, animati dal santo timore di Dio che non è la paura ma la conseguenza della consapevolezza di tutto il suo amore. In presenza di sofferenze e lutti, saggezza di fede è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana, la propria storia con gli occhi di Dio, del Crocefisso, il quale, volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati, che siamo provati dal dolore per condurci a un bene più grande. Non c’è amore senza sofferenza. Cari amici, Preghiamo Maria Santissima, che ci accompagna nel cammino quaresimale di conversione, affinché aiuti ogni cristiano a ritornare al Signore con tutto il cuore. Sostenga la nostra decisione ferma di rinunciare ad ogni male e di accettare con fede la volontà di Dio nella nostra vita.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'atto di dolore perfetto nel tempo della pandemia

Nata per il paradiso. La straordinaria vita di Laura Degan giunta in cielo a sette anni dopo cinque di tumore

La Dad è un rischio. Per i ricoveri di adolescenti boom