Domenica 16°

 

Le parabole evangeliche sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunciare i misteri del Regno dei cieli. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. Egli ci mostra il Dio che continuamente agisce, che entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano. Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c'è, niente può essere buono. È una priorità decisiva per tutto perché ogni bene viene da Lui. Regno dei cieli significa, appunto, signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà dev'essere assunta dal nostro libero-arbitrio come il criterio-guida della nostra esistenza.

Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il Regno dei cieli cioè la Signoria di Dio in noi. Il "cielo" non va inteso soltanto nel senso dell'altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell'interiorità di ogni uomo. E Gesù paragona il Regno dei cieli cioè l'interiorità, la coscienza di ogni uomo ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un'insopprimibile forza vitale di bene. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, "mentre tutti dormivano" è intervenuto "il suo nemico", che ha seminato e semina l'erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta fin dal giorno del Battesimo di acqua, di lacrime della Confessione, continuando ad alimentare la fede nel Signore con la carità, impedendo così al male di mettere radici soffocanti. Non è stato certo il padrone a seminare la zizzania nel proprio campo. E i servi allora dicono al padrone: "Vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania?"

Quando ci accorgiamo che qualcosa non va bene, il nostro istinto naturale, spontaneo è quello di trovare subito un rimedio. Questo sembra una cosa molto logica.

Ma il padrone nella parabola risponde ai servi di non raccogliere la zizzania, e motiva così la sua risposta: "Perché non succeda che cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano". Il rischio da evitare è che, volendo togliere il male, si nuoccia anche al bene, volendo punire i cattivi definendoli dalle loro azioni negative, si danneggino tutti.

Afferma il padrone: "Lasciate che l'uno e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. Questo non va anticipato prima della morte, perché questa anticipazione sarebbe un grave rischio sia definendo buona o cattiva una persona perché nessuno è talmente buono da non rischiare e nessuno è talmente cattivo da non poter essere ricreato.

Alla fine, quando Gesù rientra in casa, i discepoli nell'intimità gli chiedono la spiegazione di questa parabola che sconbussola il loro modo di pensare. E Gesù dice: "Colui che semina il buon grano è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che la semina è il diavolo. E la mietitura rappresenta la fine del mondo con il giudizio, e i mietitori sono gli angeli".

Dovremmo riflettere sulla risposta del padrone poiché nessuno è talmente zizzania da non poter diventare buon grano e nessuno è talmente buon grano da non poter diventare zizzania.

E Dio è paziente, non interviene in maniera eccezionale in ogni momento senza passare attraverso il libero arbitrio. Lascia a ciascuno possibilità reali di decisione in un senso o nell'altro. Rispetta quella libertà umana senza la quale non c'è possibilità di amare, pur nel rischio. Ma quando vediamo il male dilagare nel mondo, allora chiediamo un intervento immediato, straordinario di Dio, per evitare le conseguenze negative di esso. Dio però non è di questo parere. Egli per la possibilità dell'amore rispetta la libertà umana e lascia a ciascuno il libero-arbitrio cioè la possibilità di agire in un senso o nell'alto.

motivazione di questo: quando si tratta di uomini che crescono, c'è sempre la possibilità di una conversione, di un cambiamento radicale di orientamento fino al momento terminale di questa vita. Il malvagio può diventare buono. Dio infatti afferma: "Io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva" (Ez 233,11).

Dio dà a ciascuno fino al momento terminale la possibilità di cambiare la propria vita in meglio. Quando vediamo chi fa azioni cattive, dobbiamo con Dio, sperare nella loro conversione e non definirli cattivi ma nemmeno buoni: ecco il comando non definite, non giudicate le persone! Spesso una conversione viene solo alla fine, ma è una vittoria del bene, che tutti dobbiamo aspettare e desiderare. Con il Salmo 85 preghiamo: "Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi giunge a invocarti" (v.5). Se dunque siamo figli di un Padre così grande e buono, cerchiamo di assomigliare a Lui! Era questo lo scopo che Gesù si prefiggeva con la sua predicazione; diceva infatti a chi lo ascoltava: "siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48). Rivolgiamoci con fiducia a Maria, che giovedì abbiamo invocato con il titolo di vergine Santissima del Monte Carmelo, perché ci aiuti a seguire fedelmente Gesù, e così vivere da veri figli di Dio.

Le parabole evangeliche sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunciare i misteri del Regno dei cieli. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. Egli ci mostra il Dio che continuamente agisce, che entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano. Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c'è, niente può essere buono. È una priorità decisiva per tutto perché ogni bene viene da Lui. Regno dei cieli significa, appunto, signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà dev'essere assunta dal nostro libero-arbitrio come il criterio-guida della nostra esistenza.

Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il Regno dei cieli cioè la Signoria di Dio in noi. Il "cielo" non va inteso soltanto nel senso dell'altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell'interiorità di ogni uomo. E Gesù paragona il Regno dei cieli cioè l'interiorità, la coscienza di ogni uomo ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un'insopprimibile forza vitale di bene. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, "mentre tutti dormivano" è intervenuto "il suo nemico", che ha seminato e semina l'erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta fin dal giorno del Battesimo di acqua, di lacrime della Confessione, continuando ad alimentare la fede nel Signore con la carità, impedendo così al male di mettere radici soffocanti. Non è stato certo il padrone a seminare la zizzania nel proprio campo. E i servi allora dicono al padrone: "Vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania?"

Quando ci accorgiamo che qualcosa non va bene, il nostro istinto naturale, spontaneo è quello di trovare subito un rimedio. Questo sembra una cosa molto logica.

Ma il padrone nella parabola risponde ai servi di non raccogliere la zizzania, e motiva così la sua risposta: "Perché non succeda che cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano". Il rischio da evitare è che, volendo togliere il male, si nuoccia anche al bene, volendo punire i cattivi definendoli dalle loro azioni negative, si danneggino tutti.

Afferma il padrone: "Lasciate che l'uno e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. Questo non va anticipato prima della morte, perché questa anticipazione sarebbe un grave rischio sia definendo buona o cattiva una persona perché nessuno è talmente buono da non rischiare e nessuno è talmente cattivo da non poter essere ricreato.

Alla fine, quando Gesù rientra in casa, i discepoli nell'intimità gli chiedono la spiegazione di questa parabola che sconbussola il loro modo di pensare. E Gesù dice: "Colui che semina il buon grano è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che la semina è il diavolo. E la mietitura rappresenta la fine del mondo con il giudizio, e i mietitori sono gli angeli".

Dovremmo riflettere sulla risposta del padrone poiché nessuno è talmente zizzania da non poter diventare buon grano e nessuno è talmente buon grano da non poter diventare zizzania.

E Dio è paziente, non interviene in maniera eccezionale in ogni momento senza passare attraverso il libero arbitrio. Lascia a ciascuno possibilità reali di decisione in un senso o nell'altro. Rispetta quella libertà umana senza la quale non c'è possibilità di amare, pur nel rischio. Ma quando vediamo il male dilagare nel mondo, allora chiediamo un intervento immediato, straordinario di Dio, per evitare le conseguenze negative di esso. Dio però non è di questo parere. Egli per la possibilità dell'amore rispetta la libertà umana e lascia a ciascuno il libero-arbitrio cioè la possibilità di agire in un senso o nell'alto.

motivazione di questo: quando si tratta di uomini che crescono, c'è sempre la possibilità di una conversione, di un cambiamento radicale di orientamento fino al momento terminale di questa vita. Il malvagio può diventare buono. Dio infatti afferma: "Io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva" (Ez 233,11).

Dio dà a ciascuno fino al momento terminale la possibilità di cambiare la propria vita in meglio. Quando vediamo chi fa azioni cattive, dobbiamo con Dio, sperare nella loro conversione e non definirli cattivi ma nemmeno buoni: ecco il comando non definite, non giudicate le persone! Spesso una conversione viene solo alla fine, ma è una vittoria del bene, che tutti dobbiamo aspettare e desiderare. Con il Salmo 85 preghiamo: "Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi giunge a invocarti" (v.5). Se dunque siamo figli di un Padre così grande e buono, cerchiamo di assomigliare a Lui! Era questo lo scopo che Gesù si prefiggeva con la sua predicazione; diceva infatti a chi lo ascoltava: "siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48). Rivolgiamoci con fiducia a Maria, che giovedì abbiamo invocato con il titolo di vergine Santissima del Monte Carmelo, perché ci aiuti a seguire fedelmente Gesù, e così vivere da veri figli di Dio.

 

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