Il Vangelo non ammette neutralità

Dialogare? Costruire ponti? Non è possibile perché, come dice il Vangelo, o si è con Cristo, anche inconsapevolmente, o si è contro di Lui. San Giovanni Bosco disse: "L'unica vera lotta nella storia è quella pro o contro la Chiesa". Mentre San Giovanni Paolo II chiarì: "Ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il bene e il male …non solo 'di fronte', ma necessariamente 'in mezzo' …tutti siamo coinvolti…con l'ineludibile responsabilità di scegliere"


Roberto Marchesini, su La Nuova Bussola Quotidiana, ha fatto un articolo chiedendosi quanto è possibile continuare con l'atteggiamento ecclesiastico con due slogan pastorali post-conciliari: "Cercare ciò che unisce e non ciò che divide" e "costruire ponti e non muri". Questo orizzonte pastorale ha i suoi vantaggi ritenendo che anche il Mondo moderno non sia solo ostile ai cattolici; che gran parte della cultura contemporanea sia neutrale, rispetto l Vangelo. E quindi ci sia la possibilità se non di evangelizzare almeno di dialogare, divenuta la prima preoccupazione.

Ma ormai questo atteggiamento pastorale di dialogo manifesta tutti i suoi limiti di fronte alla lapidaria affermazione evangelica: "Chi non è con me è contro di me" (Mt 12,30; Lc 11,23).

Marchesini riporta alcune osservazioni di amici facendo notare che nel Vangelo di Marco la frase era diversa: "Chi non è contro di noi è per noi" (Mc 9,40). C'è dunque chi non è contro di noi, quindi la neutralità del Vangelo è possibile. Non solo: San Paolo afferma che possiamo trovare qualcosa di buono dappertutto: "Vagliate tutto e tenete ciò che è buono" (1 Ts 5,21). Se, però, l'annuncio è testimoniato nell'orizzonte della verità cioè della realtà che non è solo naturale ma congiuntamente soprannaturale come la risurrezione, non può semplicemente costruire ponti su chi non si apre alla vita eterna cioè la necessità di accogliere o rifiutare con la presenza del Risorto la speranza della risurrezione. Chi rifiuta Cristo non può essere o rimanere neutrale: è contro di Lui perché è la realtà per tutti che esige di prendere posizione, non ammette neutralità. Pastoralmente il saper attendere attraverso un cammino in cui collaborano annuncio, azione dello Spirito e libero arbitrio è fondamentale. Ricordo al funerale del parroco con il quale fui curato mi incontrarono due allora fidanzati e in quel momento sposi e genitori: "Grazie don Gino. Ti ricordi quella Pentecoste del 1965, quell'omelia dove ricordavi che l'incarnazione del Dio Figlio, l'Amato del Dio Padre, l'Amante nel Dio Spirito, l'Amore. Ti avevamo preso in giro come un sognatore. Oggi ti ringraziamo perché in quell'orizzonte abbiamo celebrato il matrimonio con il miracolo di tre figli e di una unione splendida, con una vita di preghiera e di amore eccezionale". Eravamo nel 1985, con il ricordo di un brutto momento da curato, con due fidanzati totalmente indifferenti all'annuncio di Cristo, della Trinità, che capeggiavano chi, pur partecipando alla vita parrocchiale, ne irridevano catechesi, vita sacramentale, amore e vita cristiana. E oggi sono tra i migliori! Saper attendere con nel cuore, come sacerdote la certezza di San Giovanni Bosco:" L'unica vera lotta nella storia è quella pro o contro la Chiesa di Cristo, il Risorto presente tra noi e per noi". Ci permette di capire la storia dell'umanità, soprattutto degli ultimi cinquecento anni di modernità, quindi dell'attuale modernità.

San Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae, ci ha dato una lettura meta-storica del conflitto tra la luce di Cristo e le tenebre. Nei brani che seguono, il papa polacco sottolinea le implicazioni per la difesa della vita di questo scontro: "Questo orizoznte di luci e ombre deve renderci tutti pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il amle e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita". Ci troviamo non solo "di fronte", ma necessariamente "in mezzo" a tale conflitto: tuti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di fronte ad un annuncio chiaro di scegliere incondizionatamente a favore della vita (§ 28). […] Nelle prime ore del pomeriggio del venerdì santo, "il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra …. Il velo del tempio di squarciò nel mezzo" (Lc 23,44.45). È il simbolo di un grande sconvolgimento cosmico e di una immane lotta tra le forze del bene e le forze del male, tra la vita e la morte. Noi pure, oggi (un oggi con le incertezze della pandemia!) ci troviamo nel mezzo di una lotta drammatica tra la "cultura della morte" e 2la cultura della vita". Ma da questa oscurità lo splendore della Croce non viene sommerso; essa, anzi, si staglia ancora più nitida e luminosa con la risurrezione e si rivela come il centro, il senso e il fine di tutta la storia e di ogni vita umana (§ 50). È … Maria aiuta così la Chiesa a prendere coscienza che la vita è sempre al centro di una grande lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre (§ 104)". San Giovanni Paolo II scrive di una immane lotta tra le forze del bene e le forse del male, tra la luce e le tenebre; e della "ineludibile responsabilità di schierarsi dalla parte del bene e della luce. Non è il momento del dialogo! Chi non prende posizione, semplicemente, permette che il male accada e si diffonda; quindi, nuovamente, chi non è per Cristo, per la presenza ecclesiale del Risorto, per la speranza della risurrezione non solo è contro di Lui ma nella disperazione!

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