Domenica 14°

Prima dei miracoli, del suo insegnamento Pietro e gli apostoli hanno colto chi era veramente Gesù, Cristo cioè Messia, Figlio di Dio, da come pregava nelle notti: Tutto dal Padre con lo Spirito Santo, il Logos cioè la ragione di tutto il creato, di ciò che esiste, il fine, lo scopo di tutti e di tutto


  • Oggi il Vangelo con cui il crocefisso risorto, in questo momento attraverso la Parola, ci fa penetrare nell'animo di Gesù che come uomo si rivelava a Pietro e  agli Apostoli nelle notti di Preghiera: tutto dal Padre con lo Spirito Santo, Figlio del Dio vivente cioè Dio con noi e quindi Logos, senso del creato, di noi creature, di ciascuno di noi divenuti attraverso lo Spirito Santo personalmente figli del Padre in Lui Figlio e quindi fratelli fin dal Battesimo. Ci riferisce di una notte di preghiera, di cui Matteo era stato testimone: una preghiera di lode, di ringraziamento, che ci fa scoprire i suoi sentimenti più profondi di Persona divina in un volto umano. Il sentimento più profondo del Figlio, del Logos del Padre nello Spirito santo è quello della gratitudine intensa di chi tutto riceve dalla relazione filiale e domanda a noi, figli nel Figlio per opera dello Spirito Santo fin dal Battesimo, di pregare così anche oggi nel Padre nostro della celebrazione eucaristica, uno dei momenti più efficaci per assimilarci a Lui e aprirci reciprocamente sempre più concretamente alla fraternità.
  • L'occasione in cui avviene la gratitudine di Gesù è una circostanza nella quale noi non penseremo certamente di rendere grazie: un insuccesso nel suo ministero. Gesù ha predicato in modo stupendo, umanamente da Dio, ma la sua predicazione non è stata accolta da chi aveva tutta la preparazione per accoglierla cioè dai sapienti e dagli intelligenti, gente per bene, che in linea di massima è nella condizione migliore per apprezzare la Verità cioè Lui. I sapienti e gli intelligenti dovrebbero scoprire con più facilità le cose belle, buone, giuste e profonde che Gesù dice. Egli predica il regno di Dio cui ogni uomo fin dall'inizio tende, ne rivela i misteri per mezzo di parabole. Le parabole sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunziare i misteri del Regno dei cieli a tutti. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore "vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. "Egli ci mostra … il Dio che agisce, che entra in continuità nella nostra vita e ci vuole prendere per mano": è la descrizione che Benedetto XVI fa in Gesù di Nazaret. Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato del Padre di fronte a tutti e a tutto per essere liberi e poter amare ed essere amati e quindi essere già felici in tutte le tribolazioni, perfino nel morire: dove il rimando a Lui non c'è, niente può essere buono cioè accostato liberamente, amato, accolto con gioia anche nelle tribolazioni. È una priorità decisiva per tutto frutto della preghiera quotidiana, continua. Regno dei cieli significa appunto libertà, possibilità di amare ed essere amati, felicità nelle tribolazioni che segnano la vita cioè signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà deve essere cercata e assunta come criterio-guida della nostra esistenza.
  • Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il regno dei cieli. Il "cielo" non va inteso soltanto nel senso dell'altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell'interiorità di ogni uomo, corpo e anima – spirito. Gesù paragona il Regno dei cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi viene seminato in continuità qualcosa di piccolo e nascosto, che tuttavia, possiede un'insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la tensione verso la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13-24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, "mentre dormivano" è intervenuto "il suo nemico", che ha seminato l'erba cattiva. Nemico di Dio e quindi dell'uomo è il Maligno presente nella storia fino alla fine con il libero arbitrio. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire, attraverso la preghiera e il lavoro, la grazia filiale e fraterna ricevuta dal giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male del Maligno di mettere radici. Sant'Agostino, commentando questa parabola, osserva che "molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano" e aggiunge: "se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento". È sessant'anni che sono prete e quanti senza un'obbedienza immeditata da giovani mi vengono a testimoniare che il seme ha portato frutto. Sono costretto a chiedere perdono nel non aver saputo attendere con fiducia.

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