mercoledì 22 agosto 2018

Domenica XXI B

Molti discepoli non accettano il discorso del pane di vita perché l'amore è esigente ma Pietro coglie che si tratta di esigenze che procurano una vita bella, feconda e danno gioia profonda  
Nelle scorse domeniche abbiamo meditato il discorso sul "pane di vita", che Gesù pronunciò nella sinagoga di Cafarnao dopo aver sfamato migliaia di persone con cinque pani e due pesci documentando la presenza divina per una fede totale. Oggi, il Vangelo presenta la reazione dei discepoli a quel discorso, una reazione che fu Cristo stesso, consapevolmente, a provocare. Anzitutto, l'evangelista
Giovanni – che era presente insieme agli altri Apostoli – riferisce che "da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con Lui" (Gv 6,66). Perché? Perché non credettero alle parole di Gesù che diceva: Io sono il pane vivo disceso dal cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue vivrà in terno (Gv 6,51.54); veramente parole in questo momento difficilmente accettabili, comprensibili prima dell'Ultima Cena con la mediazione sacramentale. Questa rivelazione – come ho detto – rimaneva per loro incomprensibile, perché la intendevano in senso materiale, mentre in quelle parole era preannunciato l'amore esigente del mistero pasquale di Gesù, in cui Egli avrebbe donato se stesso per la salvezza non solo dell'anima ma anche del corpo, non solo per questo mondo ma anche per cieli nuovi e nuova terra: la nuova presenza e azione nella Sacra Eucaristia.
Vedendo che molti dei suoi discepoli se ne andavano perché non disponibili alle esigenze che procurano una vita bella e buona, feconda dando gioia profonda, Gesù si rivolse agli Apostoli dicendo: "Volete andarvene anche voi?" (Gv 6,67). La conclusione del discorso è deludente, perché molti discepoli non lo accettano e si tirano indietro. Ma c'è anche una bellissima professione di fede da parte di Pietro. Come in altri casi, è Pietro a rispondere a nome dei Dodici: "Signore, da chi andremo? – Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (Gv 6,68-69), il Dio che possiede un volto umano tra noi con una storia di amore cioè una Nuova Alleanza. Su questo passo abbiamo un bellissimo commento di Sant'Agostino, che dice, in una sua predica su Giovanni 6: "Vedete come Pietro, per grazia di Dio, per ispirazione dello Spirito Santo, ha capito? Perché ha capito? Perché ha creduto (anche senza aver immediatamente compreso tutto). Tu hai parole di vita eterna, di vita veramente vita di amore. Tu ci dai la vita eterna offrendoci il tuo corpo (risorto) e il tuo sangue (Te stesso). E noi abbiamo creduto e conosciuto. Abbiamo creduto per poter conoscere; se, infatti, avessimo voluto conoscere tutto prima di credere, non saremmo riusciti né a conoscere né a credere. Che cosa abbiamo creduto e che cosa abbiamo conosciuto? Che tu sei il Cristo Figlio di Dio, cioè che tu sei per tutti la stessa vita veramente vita, la vita eterna , e nella carne e nel sangue ci dai ciò che tu stesso sei, la Verità" (Commento al vangelo di Giovanni, 27,9). Così ha detto sant'Agostino in una predica ai suoi credenti.
Infine, Gesù sapeva che anche tra i dodici Apostoli c'era uno che non voleva credere: Giuda. Anche Giuda avrebbe potuto andarsene, come fecero molti discepoli; anzi, avrebbe forse dovuto andarsene, se fosse stato onesto. Invece rimase con Gesù. Rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro. Perché? Perché Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota per cui la verità si impone non si propone, e voleva un Messia vincente non crocefisso, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese. Il problema è che Giuda non se ne andò, e la sua colpa più grave fu la falsità, che è il marchio del diavolo. Per questo Gesù disse ai Dodici: "Uno di voi è un diavolo!" (Gv 6.70). Preghiamo la Vergine Maria, che ci aiuti a credere in Gesù, come san Pietro, e ad essere sempre sinceri con Lui e con tutti.

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