Post

La falsità, il marchio del diavolo

Immagine
La falsità, il marchio del diavolo Clicca per acquisti e info “Nelle scorse domeniche abbiamo meditato il discorso sul “pane della vita”, che Gesù pronunciò nella sinagoga di  Cafarnao  dopo aver sfamato migliaia di persone con cinque pani e due pesci . Oggi il Vangelo presenta la reazione dei discepoli a quel discorso, una reazione che fu Cristo stesso, consapevolmente, a provocare. Anzitutto, l’evangelista Giovanni – che era presente insieme agli altri Apostoli – riferisce che “da quel momento  molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui” ( Gv  6,66). Perché? Perché non cedettero alle parole di Gesù che diceva: Io sono il pane vivo disceso dal cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue vivrà in eterno ( Gv 6,51.54); veramente parole in questo momento difficilmente accettabili, comprensibili. Questa rivelazione – come ho detto – rimaneva per loro incomprensibile, perché la intendevano in senso materiale, mentre in quelle...

La croce all'interno della fede‏

“Patì sotto  Ponzio  Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto”: Quale posto ha propriamente la croce all’interno della fede in Gesù in quanto il Cristo, il Messia? “La coscienza cristiana è in genere ancora largamente condizionata da  una grossolana concezione propria della teologia dell’espiazione di Anselmo di Canterbury…Per molti cristiani, specialmente per quelli che conoscono la fede    solo piuttosto da lontano, sembra che la croce debba essere compresa all’interno di un meccanismo di diritto offeso e riparato. Sarebbe la forma in cui la giustizia di Dio, infinitamente lesa, verrebbe nuovamente placata da  una  espiazione infinita. In tal modo la croce appare agli uomini come espressione di un atteggiamento che cerca un esatto conguaglio tra dare e

Individuo e persona

Il cristiano vede in ogni essere umano non un individuo, bensì una persona, sempre fine e mai  riduttivamente  mezzo per altri o per  altro “Se la fede cristiana in Dio è in primo luogo opzione per il primato del  logos , fede nella realtà del senso creativo, che precede e sostiene il mondo, in quanto fede nell’essere persona di tale senso è allo stesso tempo un credere che il pensiero originario, di cui il mondo rappresenta il pensato, non sia una coscienza anonima e neutrale, ma sia  libertà, amore creativo, Persona . Conseguentemente, se la decisione cristiana in favore del logos costituisce un’opzione per un    Senso creativo, realtà personale, rappresenta al contempo una opzione per il primato del particolare sull’universale. Il valore supremo

Il Logos dell'universo è Amore‏

Nell’incontro con la Persona di Gesù Cristo, si fa l’esperienza che il Dio dei filosofi è totalmente altro da come i filosofi l’hanno pensato, senza peraltro cessare di essere ciò che essi hanno  trovato “La fede cristiana, optando decisamente solo per il Dio dei filosofi e dichiarandolo di conseguenza come  il Dio che è possibile pregare e che parla all’uomo, ha attribuito a questo Dio dei filosofi un significato del tutto nuovo, lo ha sottratto alla sfera puramente accademica e lo ha profondamente trasformato . Questo Dio, che prima si presenta come un essere neutro, come il concetto supremo e ultimo, questo Dio inteso come ‘puro essere’ o ‘puro pensare’, che rimane eternamente chiuso  in se

Il Dio di Gesù Cristo

Nell’Anno della fede occorre sviluppare l’orientamento di fondo ponendo al centro la questione di Dio e la questione di  Cristo “In tutto il divenire e il passare, egli “ è” . Questo “è” di Dio, che rimane come colui che è stabile al disopra di ogni    inconsistenza del divenire, ovviamente pronunciato senza alcuna correlazione. Egli, piuttosto, è al contempo colui che si fa garante; egli c’è per noi, e a partire dal suo stare saldo dà stabilità a noi nella nostra instabilità. Il Dio che c’’è’, è al contempo colui che è con noi, non è solo Dio in sé, ma è il nostro Dio, il Dio dei padri… La formula che in ebraico sembra dire misteriosamente solo “io-lui”, è stata tradotta in greco, in maniera certo oggettivamente esatta, con “Io sono” ( egò   eimi ). Con questo semplice “Io sono” il Dio

Dialogo di Dio e dialogo degli uomini tra loro‏

Il dialogo di Dio con l’uomo si svolge unicamente tramite il dialogo degli uomini tra  loro “Il Credo è una formula rimastaci dall’originario dialogo “Credi tu?  – Io credo” . Questo dialogo richiama a sua volta, il “noi crediamo”, in cui l’’io’ dell’affermazione “Io credo” non viene assorbito, ma trova il suo posto. Nella preistoria di questa professione di fede e nella sua forma originaria è quindi presente l’intera forma antropologica della fede. Appare evidente come  le  fede non sia il risultato di una elucubrazione solitaria, in cui l’’io’ escogita per sé qualcosa, pensando la verità da solo, libero e sciolto da qualsiasi vincolo; essa è invece la risultante di un dialogo, l’espressione di un ascoltare, di un accogliere e di un risponde, che mediante la reciprocità di ‘io’ e ‘tu’ inserisce l’uomo nel ‘noi’ della comunità dei credenti. “La fede nasce dall’ascolto”, dice Paolo ( Rm  10,17). Ciò potrebbe apparire come una

Fede e Tradizione

“Credere” in un tempo nel quale al posto del pensiero della ‘tradizione’ o continuità ecclesiale come veicolo della verità di fede che è il sacramento della persona viva di Gesù Cristo, è subentrata l’idea del  ‘ progresso’ o discontinuità del cominciare tutto di nuovo “Al profondo fossato esistente fra ‘visibile’ e ‘invisibile’ viene ad aggiungersi per noi, come aggravante, quello esistente fra ‘ ieri’ e ‘oggi’ . Il paradosso di fondo, già insito sostanzialmente nella fede, viene ulteriormente acuito dal fatto che la fede ci si presenta nelle vesti di un tempo, anzi sembra addirittura incarnare il passato, la forma di vita e di esistenza tipica di un’età remota. Tutti gli ammodernamenti, si chiamino ‘ demitizzazioni’ accademico  – intellettuali o ‘aggiornamenti’ pragmatico – ecclesiali, non cambiano affatto questo stato di cose; viceversa, fatti in tal senso accrescono il sospetto