XXVI Domenica

 

Il ricco impersona l'uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando a soddisfare sé stesso senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta. Il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto la provvidenza di Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto "Dio lo aiuta". Chi è dimenticato da tutti, Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, è prezioso a quelli del Signore. E Maria nel Magnificat proclama: il Signore "ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi, (che non fanno del bene), a mani vuote (Lc 1,53). Il racconto mostra come l'iniquità terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro è accolto nel "seno di Abramo", cioè nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce eternamente "all'inferno tra i tormenti". Si tratta di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui è durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla. Questa parabola si presta anche ad una lettura in chiave di Dottrina sociale cristiana. Rimane memorabile quella fornita da Paolo VI nell'Enciclica Populorum progressio. Parlando della lotta contro la fame, egli scrisse: "Si tratta di costruire un mondo in cui ogni umo possa vivere una vita pienamente umana … dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco" (n. 47). A causare le numerose situazioni di miseria sono – ricorda l'Enciclica – da una parte "le servitù che vengono dagli uomini" e dall'altra "una natura non sufficientemente padroneggiata". Purtroppo certe popolazioni soffrono entrambi questi fattori sommati. Non possiamo dimenticare, soprattutto oggi, giorno di elezioni politiche, tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti, le guerre per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realtà di disagio ambientale già pesanti. L'appello cui allora diede voce Paolo VI: "I popoli della fame, miliardi, interpellano in maniera drammatica i popoli dell'opulenza" (Populorun progressio, 3), conserva oggi tutta la sua urgenza ricordando che il Signore ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi egoisti a mani vuote. Non possiamo dire di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesù nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dei morti tornasse ad ammonirlo. La Vergine Maria proclama che il Signore "ha ricolmato, come Lazzaro, di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi, come il ricco epulone senza nome, a mani vuote (Lc 1,53), ci aiuti ad approfittare del tempo presente per ascoltare e mettere in pratica pubblicamente la parola di Dio. Ci ottenga, nel lasciare la celebrazione eucaristica di diventare più attenti ai fratelli in necessità, per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi, a diffondere la logica e lo stile dell'autentica solidarietà per giungere con Lazzaro eternamente in Paradiso e non eternamente all'inferno.  

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