Le buone indicazioni di un Vescovo e di un parroco nelle elezioni del 2022

Cristina Siccardi, in "Corrispondenza Romana" -29 settembre 2022

Scegliere chi votare fra i partiti concorrenti alle elezioni politiche del 25 settembre è stato un atto decisamente importante che alcuni hanno paragonato a quello delle elezioni del 1948 e con buone ragioni: all'epoca il pericolo era l'influenza ed una possibile aggressione dell'Unione Sovietica in Italia grazie alla forza del PCI di Palmiro Togliatti; quest'anno il pericolo è nelle leadership dell'Occidente, in particolare di un'Unione europea capeggiata da personalità con ideologie anticristiane e dirette al transumanesimo. La politica non è un'attività ascetica, dunque è imperfetta, anche perché subisce, soprattutto in una Repubblica, mille condizionamenti e mille pressioni. Ma perfetta non è neppure la natura umana, corrotta com'è dal peccato originale. Tuttavia, il cattolico ha sempre la responsabilità di indirizzarsi verso ciò che maggiormente difende i principi del Creatore. In sintesi: «Dio, Patria, Famiglia», via maestra di chi ama e tutela la tradizione e lotta contro la rivoluzione. E poi, una volta, svolto il suo dovere di voto, il credente è tenuto a rendere «a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22, 21).

 

Dalla Conferenza Episcopale italiana, purtroppo, non ci sono stati appelli alla difesa dei «principi non negoziabili», ma un chiaro riferimento a principi del pensiero conformista e dominante. Infatti, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, riunitosi a Matera il 21 settembre scorso, ha approvato il messaggio dal vacuo titolo «Osare la speranza» alla vigilia delle elezioni politiche. Nella «Prospettive» si evidenzia bene il sentimento: «Ripartiamo dai luoghi di vita: qui abbiamo ritrovato il senso della prossimità durante la pandemia. Il Cammino sinodale che le Chiese in Italia stanno vivendo può costituire davvero un'opportunità per far progredire processi di corresponsabilità. È sempre nei luoghi di vita che abbiamo appreso l'arte del dialogo e dell'ascolto, ingredienti indispensabili per ricostruire le condizioni della partecipazione e del confronto. Riscopriamo e riproponiamo i principi della dottrina sociale della Chiesa: dignità delle persone, bene comune, solidarietà e sussidiarietà. Amiamo il nostro Paese. La Chiesa ricorderà sempre questo a tutti e continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l'interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità».

 

In questa tornata elettorale, a differenza del 1948, quando ci fu una mobilitazione straordinaria e massiccia della Chiesa e dei cattolici (all'epoca davvero in tanti!), ci sono state solo rare voci fra i pastori che hanno avuto il coraggio di dare delle corrette indicazioni, lodevoli eccezioni che desideriamo sottolineare. 

 

C'è chi ha invitato a pregare i Santi Patroni dell'Italia, San Francesco e santa Caterina, c'è chi ha lanciato dei messaggi, c'è chi ha parlato dall'ambone, c'è chi ha fatto circolare degli scritti. Due casi sono stati ripresi dai media. Il Vescovo Antonio Suetta della diocesi di Ventimiglia-San Remo, si è particolarmente distinto il 3 settembre scorso, nel giorno della memoria di san Gregorio Magno: «Mi sta a cuore ribadire che il cattolico non può sostenere con il proprio voto – meno ancora con la militanza politica diretta – candidati, partiti, programmi e proposte in contrasto con i cosiddetti e famosi "valori non negoziabili" e i principi fondamentali della dottrina cattolica circa la morale, quali i temi legati alla dignità della persona, alla vita, alla famiglia e alle varie questioni antropologiche». Dunque il Vescovo ha esortato ogni cattolico ad esaminare e valutare programmi e candidati «evitando di avvallare in nome di una generica "complessiva bontà della proposta o della visione politica" posizioni incompatibili con la dottrina cattolica: esigenze etiche irrinunciabili in materia di aborto e di eutanasia, circa i diritti dell'embrione umano, in ambiti riguardanti la famiglia e l'educazione dei minori. Non può e non deve sfuggire come alcuni programmi elettorali proposti per la consultazione del prossimo 25 settembre siano in assoluta contrapposizione con la dottrina cattolica e con la Chiesa per la presenza di punti come, ad esempio, le istanze della ideologia gender, il suicidio assistito o l'eutanasia, il cosiddetto riconoscimento dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne (sotto quest'ultima espressione spesso si intende l'appoggio e la diffusione della pratica dell'aborto e la lotta all'obiezione di coscienza dei medici e degli infermieri)». 

 

Nel documento si afferma che la situazione potrebbe apparire complicata da decifrare, in realtà è «molto semplice da comprendere da comprendere in una prospettiva capace di sollevarsi un poco dai giochi di convenienze e di equilibri determinati da una sorta di sistema sovranazionale aggressivo e resistente, desideroso di imporsi sempre di più e di inibire il dissenso». Essenziale il richiamo poi alla tensione cristiana verso la costruzione del governo sociale: «La fede cattolica è sempre stata capace di generare civiltà e deve continuare a farlo; non si deve limitare ad elemento funzionale della cultura politica secolare, ma al contrario dev'essere determinante per fondare una visione propria e alternativa. Il cattolico deve diffidare da sospette e parziali convergenze con la fede su alcuni presunti valori umani: potrebbe essere un abbaglio derivante da un adulterato umanesimo miope, privo di trascendenza e debolmente fondato sotto il profilo antropologico». 

 

La chiusa della lettera è un capolavoro di sapienza tratta dalle Sacre Scritture: «Ai credenti impegnati in politica dico che il cattolico crede nel valore della testimonianza e, più ancora, nella divina Provvidenza, capace di far fruttificare il seme più piccolo e indifeso. Non dimentichiamo che una grande fortuna nasce da pochi spiccioli, una valanga talvolta da modeste quantità di neve e che, sempre nella storia, i grandi e duraturi cambiamenti di civiltà sono stati preparati e prodotti non dall'impiego di ingenti risorse, ma dal coraggio tenace di uomini onesti e liberi. Nel libro del Siracide è scritto così: "Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te"», come è sempre avvenuto per gli Apostoli, i Santi predicatori ed evangelizzatori, in quanto, laddove c'è la volontà missionaria (carattere precipuo del sacerdozio conscio della propria identità cristica) di seminare in maniera autentica la Verità di Cristo, la Grazia irrompe in terra con la sua forza benefica.

 

Indirizzare al buon voto possibile è un dovere che i pastori del gregge sono tenuti a compiere, ma nei nostri tempi la "religione liberale" privatizza ciò che non dovrebbe e rende pubblico ciò che è scandaloso. Ecco perché monsignor Antonio Suetta ha introdotto il suo scritto in questi termini: «Cari Fedeli, ben consapevole che un intervento sulla questione elettorale susciterà inesorabilmente qualche critica e polemica, soprattutto da parte di chi – anche nella Chiesa – ritiene che l'argomento non debba essere neppure sfiorato dalla sollecitudine pastorale, mancherei ad un richiamo della mia coscienza se non lo facessi. E così, eccomi qui!». La Fede non è una questione privata, ma una questione pubblica, altrimenti salterebbe un elemento fondamentale dell'essere cattolico: la testimonianza.

 

La testimonianza l'ha scelta anche il parroco di Sona, in provincia di Verona, don Giorgio Zampini ha diffuso un libretto di otto pagine dove fra l'altro si afferma: «Qui occorre scegliere partiti che condividano la nostra esperienza religiosa. Devono anche rispettare il crocifisso come segno religioso e culturale. Occorre scegliere un partito che non sia fra quelli che promuovano il ddl Zan, un decreto liberticida», inoltre, «In occasione del prossimo diritto e dovere di recarsi alle urne e nella confusione che regna sovrana in questi tempi abbiamo riflettuto e ritenuto indispensabile non lasciare senza consiglio chi a noi si è rivolto, imbarazzato per quanto si dovrà compiere domenica 25 settembre» e  «diventa importante cercare almeno quei partiti che difendono la vita, che sono contro la violenza ai bambini, che non aprano all'utero in affitto, che non approvino legalizzazioni di droghe leggere e quindi la coltivazione della cannabis con la scusa di far del male alla mafia: occorre scegliere partiti che difendano la sacralità della famiglia, cellula fondamentale della società». Perciò no il voto a quei partiti che mettono sullo stesso piano la famiglia naturale «ad altri tipi di famiglie, chiamando le unioni civili matrimoni e attualmente matrimoni egualitari quelli che dovrebbero nascere da 'diritti civili' circa i matrimoni che poi sono unioni civili fra persone dello stesso sesso». La vita va difesa dal suo nascere al suo morire ed occorre evitare la tratta di «nuovi schiavi favorendo l'immigrazione di massa».

 

Considerate queste due pubbliche direttive, lo scenario complessivo è stato squallido e pare che «i sommi sacerdoti» contemporanei seguano l'orientamento degli antichi farisei del Tempio di Gerusalemme: si compiacciono di se stessi e si relazionano con i nemici dei principi cristiani, credendo di agire bene, dimenticandosi, chi volontariamente e chi involontariamente, di difendere i pilastri del vivere secondo Cristo e così facendo si adeguano alle "fedi del mondo".

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