Dai messaggi delle presunte apparizioni della Madre del Lungo Cammino

Sona, 17.09.2022 (Chiesa di San Quirico e Santa Giulitta). Ritiro Consacrati alla Madre del Lungo Cammino Catechesi di don Massimo Malfer, guidata dai messaggi dell'8 settembre, 15 agosto e 29 maggio 2022, e del 25 maggio 2003, 18 dicembre 2005, 26 gennaio 2014 e del 15 agosto 2019. 

(Preghiera introduttiva) 

Qual è l'intento del nostro incontro? Il primo intento è quello di consultarci di quello che è la consacrazione che abbiamo fatto alla Madre del Lungo Cammino. Una consacrazione che, ricordo sempre, coinvolge tutta la vita, che non coinvolge solo alcuni aspetti. La consacrazione alla Madonna è una consacrazione che ci dà la grazia - chiamiamola pure grazia di stato - cioè una grazia per coloro  che sono consacrati, cioè per coloro che hanno vissuto questa consacrazione e la loro preventiva  preparazione e, di conseguenza, con tutto quello che la Madonna vorrà darci per vivere intensamente  due aspetti: 

il primo aspetto, quello interiore, cioè la consacrazione come elemento di devozione profonda a Maria  Santissima. E quindi dell'essere in Lei, di vivere per Lei, ecc.; 

secondariamente l'aspetto della missionarietà. 

Sono tre (potremo dire) i modi per vivere la consacrazione esteriormente: quello della missione,  quello dell'apostolato e quello del discepolato. Sono tre elementi che ricorrono anche nei vari  messaggi della Madre del Lungo Cammino. Quindi, tre aspetti: missione, discepolato e apostolato.  Sono aspetti molto simili ma che hanno aspetti molto diversi l'uno dall'altro. E se voi notate,  specialmente negli ultimi messaggi, questa cosa è chiarita in maniera molto forte. Entro da subito  negli ultimi due messaggi. 

L'ultimo messaggio è quello dell'8 settembre, in cui la Madonna dice: Figli cari, quelli che non  vengono è perché non credono in voi e non credono in Me. 

"Non credono in voi e non credono in Me". Soni due aspetti molto importanti. Non vengono, innanzi  tutto, cioè non vengono a Castel d'Azzano. Potremmo anche chiosare dicendo "non vengono" nel  senso più ampio del termine, cioè, non aderiscono a nulla. Nel senso che: voi siete i consacrati, siete  (come dicevamo) gli apostoli, ecc., però anche tantissime altre persone pur non essendo consacrati  frequentano e vivono intensamente questo carisma. Però c'è da dire che il problema è molto semplice:  "Non credono in voi e non credono in Me". 

Ora, io non voglio fare un discorso troppo lungo sulla differenza tra credere e fede. Lo abbiamo già  fatto tante volte. Però, "non credono", è questo il problema. Cioè, la missionarietà è il modo con cui  noi andiamo a testimoniare una realtà che abbiamo vissuto. Cioè, nessuno dà ciò che non ha! E noi  sappiamo bene che vi è un aspetto molto bello, che riporta San Tommaso d'Aquino, riferito all'aspetto  animistico e alla vita divina, quando dice: amor diffusivum sui (l'amore è diffusivo per se stesso). Cioè, quando uno ha dentro di sé l'amore di Dio non può fare altro che manifestarlo agli altri. 

Questo è un fortissimo esame di coscienza che dobbiamo mettere in atto nella nostra vita. San Tommaso, quando prende in considerazione questo esempio, fa questa bellissima immagine e  dice: quando un bicchiere è pieno, una goccia lo fa traboccare. Ma se il bicchiere non è pieno difficilmente questa goccia traboccherà dal bicchiere. 

Noi siamo portati a fare continuamente ma difficilmente ci fermiamo a riempirci prima di tutto  dell'amore di Dio. Questo è un problema prettamente antropologico, specificatamente per noi  Occidentali, abituati tanto a fare; però, se uno ti dicesse fermati, fai mezza giornata di ritiro, fai mezza  giornata di adorazione… A cosa serve? Non so' che cosa dire, non so' che cosa fare. E invece noi  dovremmo imparare, imparare dalla Madonna soprattutto. Nel Vangelo lo troviamo in maniera molto  chiara quando dice: serbava tutte queste cose nel suo cuore [Lc 2,19;51]. Quel serbare vuol dire,  vuole significare, la presenza di Dio in tutta la sua vita. 

Serbare, io lo penso come la conseguenza del saluto angelico, quando dice: piena di Grazia [Lc 1,28].  Quel "piena di grazia" vuol dire che è ricolma dell'amore di Dio. E quindi lo serba come qualcosa  che continua fondamentalmente tutta la vita. È il grande mistero della Madonna. Il primo grande mistero della Madonna è proprio questo: è il fatto che la Madonna ha vissuto ogni  istante della sua esistenza alla presenza di Dio. Sempre e comunque alla presenza di Dio. Aveva 

chiara la consapevolezza della presenza di Dio nella sua vita, quando invece la nostra vita passa nella  quasi totale dimenticanza di Dio. Perché quando ci facciamo l'esame di coscienza alla sera e diciamo  quanto io ho pregato?, non è solo la consapevolezza della preghiera, di quanti rosari abbiamo detto,  se siamo andati a messa, se abbiamo fatto una meditazione, ma è quanto nella mia giornata c'è stata  la consapevolezza della presenza di Lui nella mia esistenza. In Maria c'è stata sempre, sempre,  sempre. 

Quindi, la consapevolezza della presenza di Dio è il primo passo. E il "credere" è il riempirsi  dell'amore di Dio per poterlo manifestare agli altri. Questa è la prima grande missione di tutti i  cristiani. Perché noi dobbiamo manifestare le opere di Dio e le opere di Dio quali sono? Non è che  dobbiamo dire tante cose ma dobbiamo prima di tutto riempirci dell'amore di Dio. "Nessuno dà ciò  che non ha". Se non abbiamo niente dentro non possiamo dare. 

E allora, molti non credono in noi forse anche perché non siamo manifestativi dell'amore di Dio.  Perché? Perché dentro abbiamo poco o niente. 

Allora, il primo è perché non credono in voi. Certo, direte, c'è anche la libertà di credere o di non  credere. Ma anche davanti alla presenza stessa del Verbo di Dio ci sono state delle persone che hanno  creduto e delle persone che non hanno creduto. Figuriamoci di fronte a noi che siamo dei poveri  peccatori, che manifestiamo in maniera molto labile la nostra appartenenza a Cristo. 

Quindi, non dobbiamo flagellarci dicendo eh! Ma qua allora non siamo testimoni, non siamo niente  perché… Però dobbiamo fare continuamente la nostra parte. 

Quindi, non credono in voi e non credono in Me. 

Allora, il primo compito del consacrato alla Madre del Lungo Cammino è avere dentro di sé questo  spirito, questo entusiasmo, di manifestare Cristo. Di manifestarlo, di dirlo, con tutto ciò che possiamo  fare. Perché abbiamo degli strumenti, che sono la nostra parola, che sono i nostri occhi, che sono il  nostro fare… Tenendo presente sempre che (poi lo vedremo) c'è anche la grazia di Dio preveniente,  per poter manifestare le opere di Dio. 

Questo è il rischio più grande della nostra vita, che è quello di pensare di fare tutto noi e non quello  di lasciar fare al Signore, attraverso il suo Spirito, che si manifesti attraverso di noi. Per poter arrivare a questo la Madonna ci dice alcune cose. Ci dice: siate forti, coraggiosi, umili,  buoni, caritatevoli. Cinque cose. (Sono le solite cose. Sì, ma sono le solite cose che noi solitamente  non mettiamo in atto). 

Allora, l'essere forti, ricordiamoci che la "fortezza" è un dono dello Spirito Santo. Uno dei più belli esami di coscienza che possiamo fare nella nostra vita è l'esame di coscienza sui  frutti dei doni dello Spirito Santo.1 Perché, se io so' che cosa sono i frutti dei doni dello Spirito Santo,  se sono dei frutti e mancano i frutti, vuol dire che manca anche l'albero e mancano le sue radici che  vanno a pescare quello che è necessario per la mia vita. 

Allora, i primi tre frutti dello Spirito Santo sono amore, pace e gioia. Sarebbe sufficiente fare un  esame di coscienza su queste tre cose qui e dire: ma nella mia vita c'è l'amore?, c'è la pace?, c'è la  gioia?, c'è la benevolenza?, c'è la longanimità?, c'è la castità?... Quando io mi accorgo che di questi  non ce n'è neanche uno, oppure ne mancano alcuni, vuol dire che lo Spirito Santo non lo faccio agire  nella mia vita. Perché l'organismo soprannaturale (in ognuno di noi c'è un organismo soprannaturale,  che è formato dalle virtù teologali – la Fede, la Speranza, la Carità – dalle virtù cardinali2), tutto  questo insieme ci provoca a capire che se c'è qualcosa che non funziona nella mia vita, se mi manca  l'amore, se mi manca la pace, se mi manca la gioia… Un esempio classicissimo, oggi, una delle cose  che mancano è la gioia, la gioia cristiana, quella che San Paolo esprime in maniera bellissima nella  Lettera ai Filippesi, dove parla della gioia. Rallegratevi nel Signore, ve lo ripeto ancora, rallegratevi  nel Signore… (Fil 4,4). Ora, vi pare normale che una persona, un cristiano che è ripieno dello Spirito,  che vive nello Spirito, sia triste? Nel momento in cui mi ritrovo nella mia vita una tristezza dentro,  non ci siamo mica. Nella vita ci possono essere momenti di lutto, per carità, ma guardate la tristezza  potrebbe essere anche un peccato. 

  

1I frutti dei doni dello Spirito Santo sono dodici: amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza,  mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità (CCC n.1832; Gal 5,22-23). 

2 Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza.

La gioia cristiana è chi vive continuamente nell'atteggiamento di ringraziamento al Signore per tutti  i benefici, per tutte le meraviglie, per tutte le grazie che continuamente effonde su di noi. La tristezza è il contrario. Fondamentalmente è negare, più o meno consapevolmente (la  consapevolezza la deciderà il Signore) tutto ciò che il Signore continua ad agire nella mia vita, nella  vita degli altri. 

Solo pensare alla salvezza, pensare alla bellezza dell'incontro con Cristo, pensare alla bellezza di  poter celebrare la Santa Messa, di accostarci ai Sacramenti, di vivere il sacramento del Perdono…  Ma se queste cose non ci muovono, non solo emotivamente ma proprio profondamenti, vuol dire che  ci manca la gioia cristiana. Siamo dei "musonati" davanti al Signore. E allora, quando io mi accorgo  che mi manca la gioia del riconoscere quanto Dio continuamente elargisce nella mia vita, nel mondo,  ecc…, perché sicuramente ci sono tanti aspetti negativi (la guerra,…), ci sono tantissimi aspetti  negativi, ma ce ne sono altrettanto positivi. Solo il fatto di sapere che il Signore è morto per noi e che  ci aspetta, ci attende, questo non è una gioia? È una cosa straordinaria! Se non ci colpisce questo, se  non ci colpisce ogni volta che celebriamo la Santa Messa, che cosa ci dovrebbe colpire, al mondo?  Cosa c'è di più grande della Salvezza? Niente! Perché le gioie del mondo sono sempre gioie che  durano ma che poi svaniscono. 

Sant'Ignazio di Loyola, questo santo molto particolare che era un capitano di ventura, quindi un uomo  di spada, un mercenario di allora, durante l'assedio di Pamplona, in Spagna, viene ferito gravemente  ad una gamba. Durante la lunga convalescenza presso un convento-ospedale (siamo agli inizi del  Cinquecento) […] gli si presenta l'occasione di leggere dei libri sulla vita di alcuni martiri e santi,  che gli provocano una sorta di rivoluzione interiore. Tant'è che nel suo diario scrive: quando io  leggevo libri "frivoli" subito venivo preso dall'emozione o dall'entusiasmo suscitati dai racconti e  dalle narrazioni ma, in poco tempo, tutte queste emozioni svanivano. Mentre, diceva, quando  prendevo in mano i libri dei santi c'era una gioia dentro di me grandissima che permaneva per tutta  la mia giornata. E lì comincia la sua conversione, per poi diventare sacerdote e fondatore la  Compagnia di Gesù (i Gesuiti). 

Allora, la gioia è proprio questa. È una gioia permanente, che permane. Quando a me manca la gioia  devo subito accorgermene. Essa è un termometro immediato, perché io devo vivere di questa gioia,  anche in mezzo alle difficoltà della vita, perché la gioia è un organismo soprannaturale: essa è la  conseguenza immediata della Speranza, della virtù teologale della Speranza, che ha come punto  immediato la Gioia. Perché? Perché la speranza è la certezza della vita eterna, dello stare con Dio. Se  dimentico queste cose dimentico ciò che sono e ciò che dovrò essere. 

Quindi capite che i frutti dello Spirito Santo sono importanti perché sono un vero e proprio esame di  coscienza sulla mia vita e su quello che mi manca. 

Quindi, la Fortezza, dono dello Spirito Santo, che ha come conseguenza tutto il resto. Il Coraggio, che non è solo il coraggio come virtù umana, ma il coraggio di dire quello che siamo e  quella che è la verità. 

Oggi, quello che manca in questo mondo è la verità. Siamo immersi nella bugia, nella falsità. E,  ricordiamo sempre che Gesù, quando definisce il diavolo, lo definisce assassino e bugiardo. Un mio insegnante di morale diceva che la bugia è uno dei peccati più gravi perché è assecondare il  Maligno. Anche una bugia di poco conto. Noi siamo cristiani, siamo nella Verità. Il coraggio della  verità. 

Certo, si dirà modus in rebus [esiste una misura nelle cose], sicuramente bisogna essere cauti, attenti,  ma la verità prima di tutto. E la verità non è un discorso, una parola, la Verità è Cristo. La Verità non è un concetto, la Verità è una Persona, che è Gesù Cristo. 

L'Umiltà. Qui dobbiamo andare alla scuola della Madonna, di Maria. L'umiltà che non vuol dire  essere remissivi con la realtà e con le situazioni. L'umiltà è riconoscere quanto Dio è grande in noi e  che quel bene che facciamo è Lui che con la sua grazia agisce in noi, se noi ci apriamo alla sua grazia.  L'umiltà! L'umiltà della Madonna. 

La Bontà, l'essere buoni. Altro frutto dei doni dello Spirito Santo. Buoni, questo termine così usurato oggi. Bisogna essere buoni. Ma non il buonismo fine a se stesso. Ma la bontà che è frutto dei doni  dello Spirito. 

E, per ultimo, Caritatevoli. Cioè la carità in noi, che vuol dire amore: Deus Caritas est.

Se mancano questi aspetti noi non possiamo dare niente a nessuno. Siamo sterili. È vero che il Signore  con una mascella d'asino può sicuramente distruggere un esercito. Noi siamo un po' più di una  mascella d'asino però, senza questo, non possiamo fare niente. 

E conclude il messaggio dell'8 settembre dicendo: Una cosa vi chiedo: ma soprattutto donatemi il  vostro cuore. 

Il cuore non è solo un qualcosa di emotivo, come molto spesso oggi si sente da molte parti:  l'importante è avere Gesù nel cuore; l'importante è sentirsi; l'importante è che io mi senta bene con  me stesso. No, nulla di queste cose. Qui si parla del cuore che si collega con il Cuore di Cristo e con  il Cuore Immacolato di Maria. Questi due aspetti fondamentali. 

Il cuore, in altri termini, è l'anima, è l'io, è la parte più profonda di noi stessi: è dove Dio parla alla  nostra vita; dove c'è questo incontro stupendo tra noi e Dio. È il donare il cuore, cioè è donare tutta  la nostra vita. E la consacrazione è stata un donare il cuore a Maria perché lo possa trasformare,  sempre se noi lo vorremmo. 

In quello del 15 agosto dice la Madonna: Cari figli, i vostri incontri di preghiera sono tra cielo e  terra. Bellissimo! Perché la preghiera unisce il cielo e la terra. (Bisognerebbe fare un discorso molto  lungo su che cos'è la preghiera ma non abbiamo il tempo). La preghiera, prima di tutto, come  dicevamo prima, è questo "stare alla presenza di Dio". È la più grande preghiera di tutta la nostra vita.  La Madonna ha pregato per tutta la vita, perché è stata nella presenza di Dio per tutta la vita. Una  preghiera che si dilata nella nostra esistenza, dove niente sfugge a questa presenza. 

Ecco cosa vuol dire "preghiera tra cielo e terra". Perché la preghiera unisce la volontà di Dio all'uomo,  che la accoglie attraverso la sua libertà. 

La preghiera è la cosa più bella di questo mondo perché – ricordiamolo sempre – Dio non ha bisogno  della nostra preghiera: siamo noi che abbiamo bisogno della preghiera a Dio. Il termine "preghiera" si è un po' "usurato" come termine, perché quando noi diciamo "dobbiamo  pregare", la prima cosa che ci viene in mente è quella di parlare con delle formule. Queste sono  necessarie per poter aiutarci a concentrarci, a capire, ad andare a fondo del mistero, perché la nostra  mente, altrimenti, andrebbe di qua e di là e pregheremo chissà chi e chissà come. (Una volta una signora mi ha portato una preghiera che aveva fatto sotto ispirazione. Ho letto questa  preghiera, abbastanza lunga, e dico: ma questa preghiera non è mica ispirata. Perché? Dico: tutta  bella, amore, pace, gioia,… ma mancava Gesù, mancava la Madonna, mancava tutto. Cioè, bisogna  stare attenti perché… 

Io sono continuamente rimproverato perché do molto in ritardo i messaggi, ma questo perché li leggo,  li riguardo, li guardo, li riguardo, riguardo la punteggiatura ecc…, proprio perché bisogna essere  molto attenti. Guardate che il diavolo dice novantanove cose giuste e una sbagliata. Quindi bisogna  stare molto attenti). 

La preghiera non è tanto quello di dire ma mettersi in comunicazione, è la comunicazione con Dio, è  il dialogo con Dio, che si codifica in maniera bellissima…. Magari telefono a una persona: come và?  Bene, bene. E tua moglie come sta? Ah! Oggi neanche una parola. Perché? Ah! Non lo so'; questa  mattina ho visto che non era giornata giusta. 

Ma, che cos'è che "non è giornata giusta?" Non gli ha detto niente, non gli ha detto neanche una  parola. Però quando è scesa dal letto aveva gli occhi torbidi e allora: giornata niente da fare. E allora,  uno intelligente dice: lascia lì e verifichiamo domani. 

Perché può succedere questa cosa? Perché c'è una conoscenza profonda della persona, in positivo. Io  la conosco a tal punto quella persona che quando mette il piede dentro la porta so già com'è andata  la giornata, che cos'ha fatto, che cosa non ha fatto, ecc. perché è vent'anni che siamo assieme,  cinquant'anni che siamo assieme. E quindi, ogni atteggiamento, dal più piccolo al più grande, da  come mette giù la forchetta e da come prende in mano il bicchiere io so già tutto di quella persona.  Perché non diciamo di farlo con il Signore questo? Questa è preghiera! La preghiera è proprio questo:  l'immettersi nella volontà di Dio a tal punto che la mia volontà è la volontà di Dio. 

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Magnificat). Quel "grandi cose ha fatto in me  l'Onnipotente" è proprio questo. È quando la nostra volontà collima con la volontà di Dio. È quello  che diciamo nel Padre nostro, fiat voluntas tua. Cosa vuol dire fiat voluntas tua se non quello di  immettersi nella volontà di Dio, e dire a Dio: io voglio fare solo ed esclusivamente la Tua volontà.

Più bella di questa preghiera qua non ce n'è. Voglio fare solo la Tua volontà, anche quando mi costa,  anche quando devo andare contro tutto, contro tutti, ecc. 

Certo che per poter arrivare lì ci deve essere questa confidenza di cui dicevamo prima, con l'immagine  dei due coniugi, ma con questa consapevolezza: conosco a tal punto la volontà di Dio che la metto in  atto perché con Dio c'è una confidenza tale. 

Una delle immagini più belle sotto questo profilo (è una questione mia personale, non è scritto da  nessuna parte) è la quarta stazione della via crucis, quando Gesù incontra sua Madre. Il Vangelo non dice una parola, dice solo che Gesù incontra sua Madre. Non si dicono niente, si  guardano e basta. In quello sguardo c'è tutto: Maria conosce la volontà di Dio, umanamente ha il  cuore lacerato dalla spada che le era stato profetizzato nel Tempio di Gerusalemme, però ha la  chiarezza che quello che sta per accadere è la volontà di Dio per la salvezza degli uomini. È una cosa  impressionante! Vedere il proprio figlio in quelle condizione, che sale il Calvario con la certezza  matematica che sta morendo, però con la consapevolezza che Dio sa fare cose straordinarie anche il  quel contesto. Questo è l'immettersi nella volontà di Dio. 

La Madonna ce lo insegna in maniera impressionante. Non comincia a gridare, a ribellarsi: perché?!  Non devi fare queste cose… Come avrebbe detto qualcuno molto in altro, che la Madonna sotto la  croce si è arrabbiata con Dio perché… ecc. ecc. No! 

La Madonna era talmente nella grazia di Dio, cioè nella volontà di Dio, che pur nella difficoltà umana  di accogliere questo, si è donata completamente anche a questo. Guardate che siamo in un abisso di  volontà. Noi dobbiamo imparare queste cose qua. Mettersi alla scuola di Maria è proprio imparare  queste cose qui. 

Donare il cuore è proprio questo, è donare totalmente noi perché vogliamo rimanere sempre in questa  volontà. È la domanda più grande, più bella, della nostra vita; è la preghiera più vera della nostra  esistenza: la preghiera di dire Signore io voglio fare solo la tua volontà. Perché, come dico spesso,  quando saremo davanti a Dio, non è che Dio apre il libro e dice: quel giorno là hai fatto questo, non  hai fatto questo… Probabilmente ci sarà anche questo (non so come sarà il giudizio di Dio) ma,  secondo me, il giudizio di Dio è semplicemente questo: ma tu hai fatto la Mia volontà? Sai il motivo  per cui Io ti ho creato qui e ora? Perché tu dovevi fare questo, questo, questo… L'immagine del corpo  di San Paolo: come il corpo pur essendo uno ha molte membra… (1Cor. 12,12-14). Seguo banalmente  questa immagine: se io ti creo per farti mano perché devo prendere e tu invece di farti mano vuoi farti  gamba o non fai la mano, questo corpo è mutilato perché manca la mano. Non è messo in condizioni  tali da poter fare tutto, perché gli manca una mano. Quando saremo davanti a Dio, secondo me, il  Signore ci chiederà: ma tu hai fatto la volontà di Dio? 

Ripeto, sono solo immagini ma che aiutano a concettualizzare. 

Dio ci fa vedere quello che ha pensato per noi, come fossimo in una sala cinematografica con due  schermi, uno di fronte all'altro. Questo è l'immagine che Dio aveva di noi: di qua quello che abbiamo  fatto noi, con la nostra libertà, con il nostro libero arbitrio… Guardate che la misericordia di Dio è  questa. Perché senza la misericordia di Dio, poveri noi. Una misericordi che guarda alle nostre  miserie, che guarda a tutto quanto e dice riprovare, riprovare tentativamente ogni giorno e dire:  Signore è vero, sono andato dalla parte opposta invece di andare dalla parte giusta. La misericordia  di Dio.  

E allora, questa dimensione del compiere la volontà di Dio è la dimensione più importante. Hai fatto  questo, si, però quello che conta è che tu abbia compiuto ma Mia volontà. Quello che diciamo nel  Padre nostro. È la domanda più bella, che è la seconda parola che troviamo in bocca alla Madonna:  Sia fatta la tua volontà. 

Questo è tutto il retroterra che ci serve per poi diventare gli apostoli, diventare discepoli, diventare  missionari in questo. Perché, 

e qui siamo nel messaggio del 29 maggio, dice la Madonna: Io mi prendo cura di voi, se mi ascoltate  instaureremo un rapporto d'amore per poi condurvi alla santità. Questo è meraviglioso! Se mi ascoltate instaureremo un rapporto di amore – un rapporto di carità – per poi condurvi alla  santità.

Al di là dell'apostolo, del discepolo, della missione, cosa ci sta a monte di tutto? Il Concilio Vaticano  II dice, giustamente, "la vocazione universale alla santità".  

Chi non prende sul serio la santità, ha già perso. Se pensa di vivere così, così (come diceva Totò, ci  sono gli uomini, gli omuncoli, e i quaquaraquà, che sono coloro che non si decidono mai, coloro che  vivono alla giornata, coloro che: va beh, ma si, è lo stesso…). Guardate che anche tanti i cristiani  sono così, non prendono mai sul serio la strada della santità. E io dico sempre con una battuta: però  ricordate che quando andate là, da san Pietro, serve un foglio di carta dove c'è scritto "diploma di  santità". 

Allora, noi siamo a scuola, qui, stiamo cercando di imparare e di vivere la santità, se non ce la  facciamo, per misericordia di Dio, Lui ha pensato anche agli esami di riparazione: il Purgatorio. Però, guardate che gli "esami di riparazione" sono forti. Non bisogna mai desidera di andare in  Purgatorio. Brutta cosa quando uno dice: beh! Almeno in Purgatorio. 

San Tommaso dice che le fiamme del Purgatorio e i dolori del Purgatorio sono uguali a quelle  dell'Inferno. L'unica differenza è la speranza (poiché il Purgatorio è Preparadiso, precisa don Gino). Quindi, augurarsi di andare in Purgatorio… meglio di no. Noi dobbiamo voler andare in Paradiso,  senza pretenderlo, se no sarebbe un peccato. Pretendere di salvarmi senza merito è un peccato grave.3 E allora, il rapporto di amore con Maria, per condurci alla santità! Prendere sul serio la santità. Chi  lo fa? Dobbiamo chiederla la santità. È una preghiera anche questa: Signore, voglio farmi santo.  Dovrebbe essere una preghiera quotidiana, con tutte le implicanze che questo comporta, come diceva  Sant'Agostino. 

Nell'Ufficio delle letture di questa mattina, Sant'Agostino mi ha fatto riflettere moltissimo. Ve lo  leggo: "È detto nella Scrittura: «Il Signore sferza chiunque riconosce come figlio», e tu dici: Forse  per te ci sarà un'eccezione. Ma ricordati bene che se uno è esente dal flagello dei castighi, è escluso  dal numero dei figli. Dunque, dirai, egli sferza proprio ogni figlio? Certo, egli sferza ogni figlio,  come ha colpito perfino il suo Unigenito. Quel Figlio unico, nato dalla sostanza del Padre, era il  Verbo uguale al Padre nella natura divina, colui per il quale sono state fatte tutte le cose. Ebbene  egli non diede mai alcun motivo per essere colpito. Eppure si rivestì del corpo a questo scopo, per  non restare senza flagello. Ora chi sferza l'Unigenito, benché senza peccato, lascerà esente dalla  sofferenza il figlio adottivo e peccatore? […] Quel promettere e prospettare le sofferenze future, è  dare forza a chi è debole. Ma se uno teme troppo e perciò è spaventato, promettigli la misericordia  di Dio. Con ciò non gli assicurerai certo l'immunità dalle tentazioni ma lo convincerai che Dio non  permette che siamo tentati oltre le forze. È come se tu applicassi delle fasce a chi ha subìto una  frattura. Vi sono infatti alcuni che, quando hanno sentito che verranno tribolazioni, si premuniscono  di più e quasi hanno sete di questo calice. Stimano infatti troppo poco per loro la medicina dei fedeli,  e anelano alla gloria dei martiri. C'è, invece, [siamo noi questi] chi al sentir parlare delle prove  inevitabili riservate al cristiano e tali che nessun altro sperimenta se non colui che vuole essere  veramente cristiano, si turba e quando se le vede giungere addosso, si perde d'animo e vacilla. [siamo  noi…] Di': Non aver paura, non ti abbandonerà nelle tentazioni colui nel quale hai creduto. Dio è  fedele e non permette che tu sia tentato oltre le tue forze. Questa è la mia affermazione".4 

Capite quindi che la santità è anche questo, prendere sul serio questo. 

Sempre nel messaggio del 29 maggio si dice: Siate forti nella preghiera, non stancatevi mai di  pregare: se voi vi allontanerete da questa missione (la preghiera è missione) il Maligno penetrerà  nei vostri cuori. 

Vi ricordate il principio di Archimede?5… Allora, in natura il sottovuoto non esiste: dove manca una  cosa subito ne arriva un'altra. Se versate del vino in una bottiglia, entra il vino nella bottiglia ma ne  esce l'aria. Man mano che entra il liquido prende il posto dell'aria. Bene: dove c'è Dio non c'è il  Maligno. 

  

3 La presunzione di salvarsi senza merito è uno dei sette peccati contro lo Spirito Santo. Gli altri sei sono: disperazione  della salvezza; impugnare la verità conosciuta; invidia della grazia altrui; ostinazione nei peccati; impenitenza finale. 4 Dal "Discorso sui pastori" di sant'Agostino, vescovo (46,11-12). 

5Il principio di Archimede, spiega perché alcuni corpi affondino mentre altri no, affermando che «ogni corpo immerso  in un fluido subisce una forza diretta dal basso verso l'alto di intensità equiparabile alla forza-peso del fluido spostato.»

Se non vi allontanerete da questa missione, che è la preghiera, il Maligno non penetrerà nei vostri  cuori. Semplice! È la preghiera, cioè la presenza di Lui. 

Il 25 maggio 2003, dice la Madonna: Pregate, figli cari, per chi non prega, per chi non vuole  sacrificarsi, offrite i vostri dolori per la gioia del Cielo. E poi conclude: Figli cari, voi che credete,  voi che tanto amate, voi che tanto pregate, siete apostoli d'amore e con il vostro amore dovrete  saziare chi muore di fame, chi muore di sete, sete di verità. 

Guardate che è una missione impressionante: apostoli per saziare chi muore di fame, dar da bere a chi muore di sete. A primo acchito vien da dire che tutti gli uomini hanno fame e sete di Dio, come  dice la Sacra Scrittura. Però poi conclude: Vivete in grazia, figli cari, non agite mai con frode verso  Dio mangiando il Suo Corpo, bevendo il Suo Sangue perché, figli cari, se siete in peccato mortale, mangiate e bevete la vostra condanna. Quindi c'è un nesso immediato non solo con chi ha fame e  sete di Dio ma con chi ha fame e sete dell'Eucarestia. Che deve essere messa al primo posto, per un  motivo semplicissimo. 

Faccio un brevissimo ragionamento logico, sillogistico, apologetico (se volete). Se noi diciamo di essere di Cristo, che cosa vuol dire? Vuol dire che noi apparteniamo a Cristo, essere  di Cristo. E Lui che cosa fa? Lui è morto e risorto per noi. 

Come possiamo noi arrivare alla certezza che è Lui, che è Cristo? L'unico modo sarebbe quello di  rivivere in noi, personalmente, ciò che ha vissuto Cristo. Cioè, la sua passione, morte e resurrezione,  perché è l'evento pasquale che è il centro di tutta la nostra fede. Ergo, dunque, come possiamo noi  arrivare a fare esperienza della Sua passione, morte e resurrezione? La Messa! 

La Messa è la ripresentazione sacramentale del mistero della passione, morte e resurrezione di Cristo.  Quindi, io nella Messa ho la certezza che posso rivivere in me quello che è il mistero dell'unico e  solo sacrificio accaduto a Gerusalemme duemila anni orsono, ripresentato sull'altare oggi. L'unico e solo sacrificio, l'unico. 

Io non poso non vivere questa dimensione di fede – con tutto quello che ho detto fino adesso – se non  attraverso la dimensione primariamente eucaristica. Il resto viene tutto dopo, perché da lì è la fonte.  Come dice il Concilio, culmen et fons totius vitae cristiane. Parte tutto da lì. Se è vero che la nostra fede si fonda nel mistero pasquale, è vero anche che l'Eucarestia è la  ripresentazione sacramentale del mistero pasquale. Questa è la via ordinaria per vivere l'esperienza e  attingere la grazia infinita che duemila anni fa è accaduta sul Calvario e che oggi ancora accade sugli  altari delle nostre chiese. 

Quindi, il mistero pasquale è il mistero con cui noi possiamo attingere, con la certezza anche, visto  che siamo in un contesto mariano, che ogni volta che si celebra la Messa c'è anche la Madonna. Dove  c'è Cristo c'è Maria. E Maria era presente nel cenacolo, era presente nella Passione, era presente nella  Resurrezione, presente nella Sua Ascensione. Era presente anche la Madonna. 

(Don Gino sottolinea: … Oggi, anche a livello ecclesiale noi siamo colpiti proprio su questo discorso,  che Lui è morto e risorto ed è presente [nell'Eucarestia] e senza di Lui non possiamo fare niente. E dirlo non è offendere chi non ci crede ma è aiutare chi non ci crede a credere… E la Madonna,  nonostante tutte queste miserie ci rafforza a parlare. Don Massimo ha parlato dei messaggi. Guardate  che leggere i messaggi superficialmente è un sacrilegio: i messaggi sono soprannaturali, non sono  semplicemente delle opinioni… Pregare vuol dire consapevolezza della continua presenza di Lui  [nell'Eucarestia], essere santi vuol dire pregare così [con questa consapevolezza], e la Madonna nei  messaggi ce lo richiama: non ascoltano voi perché non ascoltano me. Ma io ho detto: non ascoltano  voi perché siamo anche noi che non siamo come dobbiamo essere, come Lei che ha ascoltato. E  quindi, l'umiltà…). Riprende don Massimo. 

Il 18 dicembre 2005 dice: Siate miei apostoli di pace e di amore; siate segno per coloro che non  credono in Dio e sono lontani dal suo amore. Vivete e testimoniate con umiltà i miei messaggi. Qui  c'è la sintesi di tutto quello che abbiamo detto.

Lo ripeto perché è molto importante. Siate miei apostoli (apostoli vuol dire mandati) di pace e di  amore; siate segno per coloro che non credono in Dio e sono lontani dal suo amore. Vivete e  testimoniate con umiltà i miei messaggi. 

Vivete e testimoniate. Bisogna viverli e poi testimoniarli. 

Ultimo segno. Dice in merito alla santità il 26 gennaio 2014: Io vi amo figli cari, un amore molto  potente: la santità è alla portata di tutti. Io offro a tutte le anime le virtù: poche le accettano, molti le rifiutano e il mio cuore è ulcerato. 

Le virtù, che sono le grazie prevenienti da Dio, che sono le virtù infuse, la Fede, la Speranza, la Carità,  che si chiamano virtù Teologali, le virtù cardinali, i doni dello Spirito Santo.6Il Signore ricolma di  grazie e di virtù. Però, dice la Madonna, pochi le accettano, molti le rifiutano e il mio cuore è ulcerato. Ci vuole anche la disponibilità per poter accettare questo. Questa libertà della nostra vita che accoglie  la grazia. 

La grazia, ad esempio, nella Messa ha un valore infinito ma quanti di noi accolgono questo. Il Beato Clemente Marchisio, fondatore delle Figlie di San Giuseppe (dette le "suore particolari",  perché facevano le particole) diceva: guardate che ci sono i miracoli di Dio ma ci sono (tra virgolette)  anche i miracoli del diavolo (il diavolo non può fare miracoli). Il più grande "miracolo" del diavolo  sapete qual è? È quello del cristiano che entra in chiesa, vive la Santa Messa, e ne esce come è entrato.  Dice il Beato Marchisio: È un "miracolo" (al contrario) questo qua. Perché, dice, è impossibile entrare  in un fuoco così grande, in un amore così grande, in una potenza così grande, com'è l'Eucarestia, e  uscirne illesi. È un "miracolo" (al contrario però) perché è impossibile! E come se tu entrassi in un  fuoco e non ti succede niente. (Questo apre al discorso della preparazione, della consapevolezza dell'Eucarestia… che non possiamo fare qui). 

Quindi, Il Signore, come dice la Madonna qui, continua a donarci grazie su grazie, è che noi molto  spesso non le accettiamo. 

Concludo. 

Promettetemi, figli cari, che voi mi sarete sempre vicini, anche con la recita del santo Rosario ma  tutto questo non basta: ci vogliono opere di carità, di amore, di giustizia, di perdono, di sacrificio,  se volete arrivare con me nel luogo più felice (messaggio del 15 agosto 2019). Questa è la carità cristiana, quella del concetto – parafrasando quello che diceva don Gino – di  consapevolezza dell'essere viatori, cioè di "coloro che sono in via". (Concetto moto importante,  negato dalla Teologia della Liberazione e dalla teologia successiva). Ma il concetto di "viatore" è il  concetto di chi, guardando a Maria, guardando a Gesù, si accorge che noi siamo in via verso Loro.  Questa è la gioia cristiana. Che se compiamo le opere di Dio ecco che noi siamo sulla strada per poter  arrivare alla pienezza di questa vita eterna. Chiaramente la fede è questa. 

Poi, il Signore può scrivere diritto sulle righe storte, però è vero anche che noi abbiamo questa grazia  di avere incontrato la Madonna sulla nostra strada, che ci parla. E guardate che questo, da una parte  è un dono, dall'altra è una responsabilità; perché ci ha preso e ci ha detto: guarda che io, con te, voglio  instaurare un'amicizia speciale; per dirti delle cose importanti; per farti santo in maniera speciale.  Vuoi farlo? Io ti do tutto ciò che è necessario. 

Devi costruire una buona casa? Io di do tutto: ti do la malta, ti do i mattoni, ti do tutto. Vuoi costruirla?  Ti do anche il progetto. 

Coraggio, e comincia a costruire. 

Ascolta il progetto divino su di te e costruirai quella casa necessaria per vivere veramente bene qui e  prepararsi per l'aldilà. Ecco la missione dell'apostolo, la missione del discepolo. Noi dobbiamo fare questa cosa qua, con l'attenzione primaria a riempirci prima noi per dopo darlo  agli altri. Non pensare solo di fare ma anche, prima di tutto, vivere intensamente la nostra vita  spirituale. 

  

6 Sono sette: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio.


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