Domenica IV durante l'anno

Parola e azione nella predicazione di Gesù fin dall'inizio. Il Signore alterna il discorso a beneficio degli ascoltatori, procedendo dai prodigi alle parole e passando di nuovo dall'insegnamento della sua dottrina ai miracoli. Anche nelle apparizioni della Madonna riconosciute o presunte il suo messaggio è unito a segni straordinari


Il Vangelo di questa domenica (Mc 1, 21-28) ci presenta Gesù che, in giorno di sabato, inizia la sua predicazione nella sinagoga di Cafarnao, la piccola città sul lago di Galilea dove abitavano Pietro e suo fratello Andrea. Al suo insegnamento, che suscita la meraviglia della gente, segue sempre un'opera cioè la liberazione di "un uomo posseduto da uno spirito impuro" (v. 23), che riconosce in Gesù il "santo di Dio", cioè il Messia. Non sappiamo esattamente in che modo si manifestasse questo spirito che possedeva un uomo, ma in questa circostanza si manifesta con grida: "Che centri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio". Come esorcista per tanti anni esperienze analoghe le ho esperimentate. Questo spirito immondo conosce la potenza di Gesù, la sente e ne proclama anche l'azione divina cioè la santità; dice: "Sei venuto a rovinarci!". L'azione demonica è presente e operante nel mondo anche oggi e Gesù è venuto e sacramentalmente viene a liberare gli uomini dall'influsso degli spiriti cattivi, per dare loro la vera libertà dei figli di Dio senza della quale è impossibile amare ed essere felici anche nelle difficoltà e sofferenze da sposi, da genitori, da cittadini.

Gesù sgrida questo spirito immondo, dicendogli: "Taci! Esci da quell'uomo". Queste sue parole, che ho ripetuto tante volte agendo in persona di Cristo da esorcista per tanti anni, bastano per ottenere la sua vittoria sullo spirito immondo, che esce da quell'uomo posseduto straziandolo e gridando forte.

Questo fatto nella sua prima predicazione impressiona molto i presenti: tutti sono presi da timore e si chiedono: "Che è mai questo? Una dottrina nuova e insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!". E in tutti i tre anni con la sua predicazione non dice soltanto parole ma unite all'azione. In poco tempo di parola e azione la sua fama si diffonde in tutta la regione, che Egli percorre annunciando l'azione di Dio cioè il suo Regno e guarendo gli ammalati di ogni genere: parola e azione sarà sempre la sua predicazione. San Giovanni Crisostomo fa osservare come il Signore "alterni il discorso a un'azione di beneficio degli ascoltatori, procedendo dai prodigi alle parole e passando di nuovo dall'insegnamento della sua dottrina ai miracoli".

La parola che Gesù, l'"Amato", rivolge agli uomini apre immediatamente l'accesso al volere del Padre, l'"Amante", e alla verità di sé stessi cioè lo Spirito Santo, "l'Amore": ecco Dio Trinità. Non così, invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni. Inoltre, all'efficacia della parola, Gesù univa quella dei segni di liberazione da ogni tipo di male. Sant'Atanasio osserva che "comandare ai demoni e scacciarli non è opera umana ma divina che Lui continua attraverso la nostra preghiera nel Padre nostro: liberaci dal Male, cioè dal Maligno; infatti, il Signore "allontanava dagli uomini tutte le malattie e ogni infermità non attraverso la scienza medica ma con la preghiera. Chi, vedendo il suo potere …Avrebbe ancora dubitato che Egli fosse il Figlio, la Sapienza e la Potenza di Dio? L'autorità divina non è una forza della natura, della medicina. È il potere dell'amore di Dio che crea l'universo e, incarnandosi nel Figlio di Dio che risorto è sacramentalmente presente e operante attraverso il suo corpo che è la Chiesa, scendendo nella nostra umanità, risana continuamente il mondo corrotto dal peccato. Vorrei riportare una lunga citazione del cardinale Muller: "Ciò che ci distingue da chi non crede è la convinzione che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio. Anche nella più grande disgrazia, Giobbe, colpito da un eccesso di sofferenza, non cedette mai alla tentazione di abbandonare la speranza in Dio come gli suggeriva la moglie, magari rimproverandolo e maledicendolo. E così facendo, si è rivelato un "uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male" (Gb 1,8).

E così, noi cristiani interpretiamo la pandemia di Covid-19 come una prova da accettare nella fede nella suprema giustizia divina e da superare nella fede in Cristo crocifisso e risorto. Osserviamo, a livello di legge naturale di causa-effetto, le misure adottate per prevenire il contagio e per proteggerci, per quanto è possibile alla scienza medica, dalle malattie con l'aiuto della medicina e dell'igiene. Ma nella nostra fede soprannaturale sappiamo anche che qui, sulla terra, non abbiamo un posto permanente. La salute, la ricchezza, una lunga vita, sono solo beni relativi che non potranno mai soddisfare il nostro desiderio di una vita eterna in Dio e di ricongiungerci con i nostri cari. Con la morte non è affatto "tutto finito", come direbbero i pagani, o i cristiani che hanno rinunciato alla fede cristiana al massimo come una mera tradizione, un'abitudine oramai privata della sua essenza.

Con la trasformazione del nostro corpo, la morte è il passaggio nel tempo verso l'eternità. "Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo" (2 Tm 1,10). E così il nostro Padre della Chiesa africano ci esorta anche oggi: "Se crediamo in Cristo, dobbiamo avere fiducia nelle sue parole e nelle sue promesse: destinati a non morire in eterno poiché l'anima non muore con il corpo e andiamo verso Cristo, insieme al quale risorti vivremo e regneremo nella gioia e nella sicurezza" (De mortalitate, 21).

Nei tempi di crisi – sia nella nostra vita personale che in quella pubblica- i ministri della Parola divina e i pastori della Chiesa dovrebbero confortare i fedeli con le consolazioni di Dio, rafforzandoli con la benedizione dello Spirito santo. Non possiamo, come i pagani, riporre tutte le nostre speranze in un vaccino che non sarà mai una "medicina per l'immortalità" in grado di garantirci una vita senza sofferenza. Il rimedio contro la morte è Cristo, che si offre a noi nei sacramenti – e soprattutto nell'Eucaristia non vista solo alla televisione – come cibo per la vita eterna. Ed è per questo che è così importante cercare rifugio nell'intercessione per i nostri fratelli e nell'adorazione di Dio. Ora è il momento di spalancare le porte delle chiese! La via che conduce a Cristo nel santissimo Sacramento non deve essere impedita a nessuno. Soprattutto ora, non dobbiamo lasciare che i malati muoiano da soli senza le consolazioni dei santi sacramenti; soprattutto ora, i sacerdoti del Signore devono essere vicini ai fedeli, anche attraverso finestra. Chi per paura, in questo momento di crisi, nega ai fedeli l'acceso ai sacramenti, nonostante le opportune misure di protezione, ha dimenticato che il Figlio di Dio stesso, che continua ad agire nella persona del sacerdote, non ha evitato le nostre sofferenze le malattie, la mortalità della nostra carne, per acquistare la vita eterna per noi attraverso la sua morte. solo Dio, nella sua grazia, ci dà la forza di superare questa prova di resistere alla tentazione del diavolo che porta all'incredulità, all'indifferenza e alla mondanità del cuore.

Martedì prossimo 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione del Signore al tempio, Giornata Mondiale della Vita Consacrata richiamata dalla seconda lettura di san Paolo. Invochiamo con fiducia Maria Santissima, affinché guidi i nostri cuori nella castità verginale o matrimoniale, che libera e guarisce la nostra umanità, ricolmandola di ogni grazia e benevolenza, con la potenza dell'amore. 


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