Il Papa e i vaccini

Il Papa intervistato al TG5

Riccardo Cascioli in "La Nuova Bussola" 12 Gennaio 2021

«Eticamente tutti devono prendere il vaccino, non è una opzione - mi sembra non mi sembra… -, è una opzione etica. (…) Oggi si deve prendere il vaccino». Non sorprende che queste parole forti di papa Francesco, riferite al vaccino anti-Covid e contenute in una lunga intervista trasmessa dal TG5 domenica 10 gennaio, abbiano fatto il giro del mondo. Parole senza appello e tanto per non lasciare spazio ad ambiguità il Papa si è riferito a quanti avanzano dubbi sulla vaccinazione anti-Covid accusandoli di «negazionismo suicida».

Eppure non può non stupire che a pronunciare queste parole sia lo stesso papa Francesco che appena il 17 dicembre scorso ha «esaminato e approvato la pubblicazione» della "Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell'uso di alcuni vaccini anti-Covid-19" (poi pubblicata il 21 dicembre) in cui si afferma altrettanto chiaramente che «appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria».


In pratica, tutto il contrario. A quale papa Francesco si deve dunque dare retta? Da un punto di vista puramente magisteriale l'unica cosa che conta è il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF); quello che il Papa dice in una intervista alla fin fine sono sue opinioni, che possono piacere o meno, su cui si può essere d'accordo o meno, ma appunto sono opinioni e valgono come tali. In realtà però, mentre nessuno ricorda già più la Nota della CDF, tutto il mondo ora sa che il capo della Chiesa cattolica considera moralmente obbligatoria per tutti la vaccinazione anti-Covid. E a fare scuola, a fare mentalità, è l'intervista, non il magistero. Anche perché anche una semplice opinione, se detta dal Papa a tutto il mondo, acquista necessariamente una forza tutta sua.


Resta il fatto, per chi voglia confrontarsi con la realtà, che il Papa oggi dice una cosa e domani il suo contrario. Chi voglia prenderlo sul serio non può non sentirsi disorientato e perfino frustrato. Anche perché non si tratta certamente di un episodio isolato. La storia delle indicazioni opposte date in questi anni è lunghissima, e non per niente molto spesso i cattolici si dividono fra di loro citando Papa Francesco chi per un giudizio e chi per il giudizio opposto. Pensiamo, tanto per fare l'esempio più noto, come si è combattuto attorno all'interpretazione da dare ad Amoris Laetitia senza che mai venisse da lui una parola chiarificatrice, pure di fronte a domande precise.


Ma senza neanche scomodare il passato, basta rimanere nella stessa intervista al TG5: ancora una volta ha pronunciato parole dure contro l'aborto, ha spiegato come non sia una questione religiosa ma umana; parole forti, senza appello, anche coraggiose dette in tv in prima serata. A onor del vero lo ha fatto diverse volte in questi anni, poi però quando il dibattito si accende, diventa di stretta attualità – vedi la recente approvazione dell'aborto nella sua Argentina – si eclissa, evita di entrare in argomento. Oppure appoggia apertamente politici ultra-abortisti, come Hillary Clinton e Joe Biden, e definisce Emma Bonino, il simbolo della legalizzazione dell'aborto in Italia, «tra i grandi dell'Italia di oggi». O anche si circonda in Vaticano di consiglieri che della promozione dell'aborto hanno fatto una bandiera, vedi Jeffrey Sachs.


Cosa deve dunque pensare un semplice fedele davanti a queste evidenti contraddizioni? Difficile rifuggire dalla sensazione di trovarsi davanti a una vera e propria "strategia della confusione". Sensazione avvalorata dal fatto che la confusione non riguarda soltanto la sistematica violazione del principio di non contraddizione. C'è anche confusione di argomenti, si confonde spesso la scienza con la fede.


Torniamo ancora ai vaccini: ha detto il Papa, che «se i medici dicono che è una cosa che può andare bene perché non prenderla?». Già, ma le cose non sono così pacifiche: ci sono molti medici e scienziati convinti della necessità di vaccinarsi, ma ci sono anche molti medici e scienziati che invece nutrono perplessità, ci sono domande importanti ancora senza risposta. Pur tralasciando le questioni morali legate all'origine dei vaccini, di certo non sappiamo ancora il livello di efficacia e sicurezza dei vaccini autorizzati; chi si inocula ora il vaccino deve essere consapevole che è parte di un esperimento. C'è chi giudica più che accettabile il rischio a fronte del beneficio promesso, ma c'è chi ritiene esattamente il contrario o ha comunque dei dubbi, altrettanto legittimamente. Chi stabilisce che è etico dare credito a certi medici e negazionista ad altri medici? Non si può parlare del vaccino come della Terra promessa, non può essere materia di fede; non è il vaccino che ci libererà, neanche dalla malattia in questo caso.


È la stessa confusione creata sul tema dei cambiamenti climatici: una ipotesi scientifica, quella del riscaldamento globale antropico (cioè causato dall'uomo) è stata trasformata in magistero, nell'enciclica Laudato Si'. «La scienza dice…», e scatta il dogma, è indiscutibile. Invece gli scienziati sono divisi e comunque una ipotesi scientifica che oggi appare confermata, domani potrebbe essere superata da altre scoperte e altri studi. Non si possono trasformare ipotesi scientifiche in articoli di fede. Si pensava che la questione fosse superata dal caso Galileo e invece la confusione si ripropone.


In ogni caso nel cattolicesimo la fede presuppone e valorizza la ragione: un conto è richiamare alla necessità di tutelare la propria vita e quella degli altri, altra cosa è identificare questo principio in un particolare vaccino o in una scelta di per sé opinabile. Nessuna demonizzazione dei vaccini, ma la decisione deve essere consapevole e libera. Come riteneva papa Francesco appena due settimane fa.

Riccardo Cascioli

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