Il Covid colpise Trump e ci impegna di più nella preghiera perché non faccia deragliare le elezioni Usa

Donald Trump e la first lady Melania sono positivi al Covid-19. Un giorno dopo l'esito del test sappiamo anche che il presidente degli Usa è stato portato in ospedale. Non è dato sapere come stia realmente il presidente. Che succederà adesso a un mese dalle elezioni? Dopo aver deviato tutto il dibattito, il virus originario della Cina ora rischia di far deragliare la democrazia americana

Stefano Magni n "La Nuova Bussola Quotidiana" 3 0ttobre 2020

Donald Trump e la first lady Melania sono positivi al Covid-19. Un giorno dopo l'esito del test, sappiamo anche che il presidente degli Usa è stato portato in ospedale. Non è dato sapere come stia realmente il presidente. Che succederà adesso, a un mese dalle elezioni? Dopo aver deviato tutto il dibattito, il virus originario della Cina ora rischia di far deragliare la democrazia americana


Donald Trump con la sua mascherina

Donald Trump e la first lady Melania sono positivi al Covid-19. Questa è l'unica cosa che sappiamo di certo. Un giorno dopo l'esito del test, sappiamo anche che il presidente degli Stati Uniti è stato portato in ospedale per cure. Non è dato sapere come stia realmente il presidente. Che succederà adesso, a un mese dalle elezioni?


Innanzi tutto la Casa Bianca, ieri, ha escluso che si stia prendendo in considerazione la successione del potere dal presidente al suo vice Mike Pence. Questa è infatti la procedura stabilita dalla Costituzione in caso di morte del presidente o anche di una sua temporanea disabilità incapacitante. Pur ricorrere all'esempio di morte del presidente, come nei casi di Franklin Delano Roosevelt (morte naturale) o di John Fitzgerald Kennedy (assassinato), Ronald Reagan cedette i poteri a George Bush durante un'operazione chirurgica in anestesia generale e George W. Bush li cedette per poche ore a Dick Cheney durante un esame medico sotto sedazione. E' dunque possibile che, nel caso la condizione di Trump dovesse aggravarsi e perdesse coscienza, potrebbe passare il suo potere presidenziale a Mike Pence. Anche se la Casa Bianca per ora lo esclude, non è un'ipotesi peregrina. E se non dovesse essere Trump a decidere in prima persona per il passaggio di consegne, la legge prevede che questo possa essere deciso anche dal vicepresidente stesso in accordo con il Governo federale.


Il problema non è tanto quello della successione, quanto quello dell'elezione. A solo un mese dal voto, cosa potrebbe succedere se Trump dovesse disgraziatamente morire, o essere totalmente incapacitato? Rinviare le elezioni è complicatissimo. La legge secondo cui il voto per la scelta del presidente e del Congresso si deve tenere il primo martedì di novembre risale al 1845 e non è mai cambiata. Per decidere un rinvio storico, che mai è avvenuto, nemmeno in tempo di guerra, le due camere del Congresso devono votare una nuova legge in tempo record. Considerando che la Camera è a maggioranza democratica e il Senato repubblicana, non dovrebbero esserci i numeri. Anche in caso di rinvio, il mandato di Trump scade il 20 gennaio 2021, entro cui si deve eleggere un successore. Il mandato non può essere prolungato oltre il termine di 4 anni: è legge costituzionale, per essere modificata occorre la maggioranza qualificata al Congresso e l'approvazione dei tre quarti degli Stati. Mancano sia i numeri che i tempi necessari per un cambiamento così radicale.


Il candidato presidenziale può essere sostituito in corsa? Sul piano formale la soluzione è apparentemente semplice: il Comitato Nazionale Repubblicano può eleggere un nuovo candidato alla presidenza, che potrebbe essere chiunque, non solo il vicepresidente Pence. Il problema è però legale, perché gli americani hanno già iniziato a votare, per posta o anche alle urne dove è stato indetto il voto anticipato. Chi ha votato Trump e si ritrova poi con un altro candidato, vedrà il proprio voto annullato? Non esistono precedenti. E il voto è per la persona, non per il partito di appartenenza, dunque in caso di sostituzione di Trump all'ultimo minuto si aprirebbe una diatriba legale di difficilissima soluzione. Il Partito Repubblicano, almeno per ora, appare determinato a mantenere Trump come suo candidato in qualsiasi circostanza.


Anche escludendo i casi più estremi (morte o disabilità incapacitante del presidente), come cambierebbe la campagna elettorale, d'ora in avanti? I comizi dal vivo, a partire da quello in Florida previsto per ieri, sono al momento saltati. Il prossimo dibattito televisivo sarà il 15 ottobre e per quella data, considerando che la quarantena dura 10 giorni, Trump potrebbe anche essersi rimesso in forma. Altrimenti si dovrà decidere se annullare il dibattito (come, per altro, i Democratici già chiedevano di fare, per altri motivi), oppure tenerlo virtualmente, a seconda della salute di Trump.


Chi si avvantaggia da questa situazione? Gli scenari possibili sono solo due, vittoria democratica o repubblicana. Le condizioni per una vittoria democratica sono: Trump muore o resta incapacitato e scoppia il caos per la sua successione (sia alla presidenza che alla candidatura), Trump perde lucidità o sparisce dalla scena pubblica per troppo tempo, la narrazione elettorale sfrutta l'atteggiamento "spavaldo" del presidente, accusato di negazionismo del Covid-19 e la sua repulsione per l'uso della mascherina, per ribaltarglielo contro. In questi casi, il Covid del presidente può trasformarsi in un assist per la vittoria di Joe Biden. Le condizioni, invece, per una vittoria repubblicana sono: una rapida guarigione di Trump, un atteggiamento troppo scorretto degli ambienti liberal e dei loro media (ostentare soddisfazione per la malattia del presidente), la narrazione elettorale sfrutta il mito dell'invincibilità del presidente, che dopo aver sconfitto la malattia si appresta a battere gli avversari. In queste condizioni, il virus può addirittura permettere a Trump di rimontare e vincere.


Sicuramente mai elezioni sono state così tanto condizionate da un evento esterno alla dinamica elettorale. Solo le due guerre mondiali avevano cambiato così tanto i termini dello scontro politico in America. Prima dello scorso marzo la campagna era cosa già fatta: Trump avrebbe dovuto semplicemente difendere i suoi risultati economici brillanti e i successi in politica estera, Biden avrebbe dovuto sfidarlo sulle sue anomalie politiche e caratteriali. Lo scoppio dell'epidemia negli Usa ha cambiato tutto. E adesso, dal momento che il virus ha colpito il presidente stesso, si entra in un territorio sconosciuto e mai mappato.

Stefano Magni

 

 

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