Il ministero del Capo (i papi) e quello del Corpo nell'Ordo episcoporum si compomgono in quella complementarietà che volle il Signore stesso e che sempre fu creduta e vissuta dalla Chiesa

Don Enrico Finotti nel suo libro "IL MUNUS DOCENDI nell'ordinazione episcopale" da pag. 47 a pag. 49 

Infatti non fu indolore la definizione conciliare del primato e dell'infallibilità pontificia. Lo scisma dei Vetero cattolici, pur contenuto numericamente, ne fu infelice esito che ancor oggi perdura. Anche giudizi importanti come quello del cancelliere tedesco Bismark che non contribuirono a intendere rettamente l< dottrina appena definita e imposero delle risposte competenti ed efficaci. Fu appunto la Conferenza dei Vescovi tedeschi che scrissero con intelligenza su tale questione dirimendo in modo inoppugnabile ogni falsa interpretazione. La loro lettera va segnalata perché argomenta con lucida conoscenza e coerenza espositiva. Non è conforme a verità quindi ritenere il Sommo Pontefice sia un "monarca assoluto", in quanto egli è sempre soggetto alle leggi istituzionali della Chiesa, alla Tradizione apostolica e alle definizioni dogmatiche, né sostenere l'assenza nel Vaticano I il senso dell'Episcopato come istituzione di diritto divino ineliminabile, personalmente responsabile e investito di una potenza propria e ordinata. 

La lettera dei vescovi tedeschi assume inoltre un valore universale in quanto lodata e segnalata dallo stesso Pontefice Pio IX come esempio del tutto lodevole per la retta interpretazione della dottrina ecclesiologica definita nel Vaticano I. Il Papa, infatti, afferma:

Voi avete dilatato la gloria della Chiesa, venerabili fratelli, quando vi siete accinti a ristabilire il senso genuino delle definizioni del concilio Vaticano, distorto da una dissertazione ingannevole da una certa lettera circolare. […] Senza dubbio tale è la chiarezza e la solidità della vostra dichiarazione che, dato che non lascia nulla a desiderare, dovrebbe fornire soltanto l'occasione per le Nostre grandissime felicitazioni. […] La vostra dichiarazione riporta la dottrina cattolica autentica e per questo del sacro Concilio  e di questa Santa Sede, difesa con grandissima finezza mediante magnifici e insuperabili motivi di argomentazioni e spiegata così nitidamente da essere  in grado di mostrare a qualsiasi uomo onesto che, nelle definizioni  accusate, non c'è assolutamente nulla che sia nuovo o che cambi qualcosa  nelle vecchie relazioni, e che possa offrire un qualche pretesto per insistere nella persecuzione della Chiesa.

La dottrina, già chiara, è ulteriormente espressa anche dal papa Leone XII:

Sebbene sia somma e piena la potestà di Pietro, non si creda tuttavia che essa sia sola. Infatti colui che pose Pietro a fondamento della Chiesa, "elesse anche dodici […] che nominò apostoli" (Lc 6,13). Come è necessario che l'autorità di Pietro si perpetui nel Romano Pontefice, così i Vescovi, come successori degli apostoli, ne ereditano l'ordinaria potestà, e quindi l'ordine episcopale necessariamente tocca l'intima costituzione della Chiesa. benché essi non abbiano una somma, piena e universale autorità, tuttavia non devono ritenersi come dei semplici "vicari" dei Romani Pontefici, poiché hanno una potestà propria, e con verità si dicono presuli "ordinari" dei popoli che reggono […].

  La precisione e l'esplicitazione della dottrina sull'Episcopato, che si riscontra in queste parole di Leone XIII, dimostrano come il pensiero del Concilio Vaticano I non sia assolutamente estraneo dalle questioni relative alla dottrina sui vescovi, ma si vede chiaramente come la riflessione teologica e magisteriale, che segue all'Assise vaticana, sia caratterizzata da una visione già completa dell'ecclesiologia, considerata in tutte le sue parti. In essa il ministero del Capo e quello del Corpo nell'Ordo episcoporum si intrecciano, senza riduzioni e senza confusioni, ma si compongono in quella complementarietà che volle in Signore stessoe che sempre fu creduta e vissuta dalla Chiesa.

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