martedì 3 settembre 2019

Prospettiva antropocentrica e anticristiana

 Siamo di fronte al paradigma di un "nuovo umanesimo antropocentrico" in alternativa all'"umanesimo cristiano teocentrico"

"Molto spesso – Giuseppe Conte nel suo discorso al Quirinale il 29 agosto 2019 -, negli interventi pubblici sin qui pronunciati, ho evocato la formula di un 'nuovo umanesimo'. Non ho mai pensato che fosse l'orizzonte ideale per un intero Paese'. E in quello stesso discorso ha parlato di valori
comuni, definendoli non negoziabili, tra cui 'il primato di ogni persona', 'il lavoro come supremo valore sociale', 'l'uguaglianza nelle sue varie declinazioni, formale e sostanziale', 'il rispetto delle istituzioni', 'il principio di laicità". 
E quale laicità? Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la vita, in un articolo su LaVerità del 3 settembre 2019: "Conte è un uomo troppo intelligente e colto per non sapere di cosa stia parlando, e per ignorare quale sia l'umanesimo cui lui fa riferimento. Possiamo affermare che proprio su questo punto ha gettato la maschera mostrando la sua ormai organica appartenenza – quanto meno culturale – all'élite dell'europeismo massonico. Ricordo che ai tempi in cui si stava redigendo la Costituzione europea, Giovanni Paolo II incaricò un politico italiano di consegnare una sua lettera personale all'allora presidente della Convenzione che stava lavorando al testo costituzionale, Valerie Giscard D'Estaing, per supplicarlo di inserire nel preambolo dell'importante documento il riferimento alle radici giudaico-cristiane dell'Europa (l'umanesimo teocentrico della distinzione ontologica tra creatura e creatore, nel Dio incarnato  morto e risorto la redenzione anche del corpo per un suo al di là della morte con l'anima). Quando il politico italiano incontrò il presidente e gli anticipò il contenuto della lettera che stava per consegnargli, quest'ultimo, con l'insolenza tipica dei francesi e dei massoni, gli rispose così: 'Guardi, se questo è il contenuto della lettera, può fare ameno di darmela. Anzi, è bene che la tenga in tasca e non me la consegni affatto'. La lettera rimase nella tasca del politico italiano e il riferimento delle radici giudaico-cristiane sparì dalla bozza della Costituzione. Interessante di come venne sostituito quel riferimento nella prima versione del preambolo: 'Consapevoli che l'Europa è un continente portatore di civiltà; che i suoi abitanti, giunti in ondate successive fin dagli albori dell'umanità, vi hanno progressivamente sviluppato valori che sono alla base dell'umanesimo: uguaglianza degli esseri umani, libertà, rispetto alla ragione; […]'".
   Non l'umanesimo cristiano teocentrico, cristocentrico" ma "l'umanesimo antropocentrico" iniziato culturalmente con il soggettivismo di Cartesio, il volontarismo moralistico di Kant, soprattutto l'idealismo tedesco della centralità dell'io collettivo su ogni io individuale, con la priorità del tempo sullo spazio dell'essere. E' la cultura che oggi predomina in Europa, in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è storicamente esperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura, dal nuovo umanesimo e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenire superfluo ed estraneo nel nuovo umanesimo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell'uomo, considerato nella nuova antropologia un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza anche parlando di valori comuni non negoziabili per scelte positivistiche, politiche. In questo paradigma secolare l'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per sé stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con l'umanesimo cristiano ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell'umanità.
"Non quindi – Amato – il cristianesimo ma l'umanesimo. Giovanni Paolo II, che era un tipo alquanto suscettibile, non prese bene lo sgarro all'Angelus del 20 giugno 2004, urbi et orbi, gridò: non si tagliano le radici dalle quali si è cresciuti! Per comprendere meglio la natura di quell'umanesimo, di quella nuova antropologia considerata vera radice della nuova Europa, è sufficiente leggere un documento coevo molto interessante. Si tratta dell'Allocuzione, non a caso intitolata Per un nuovo umanesimo, tenuta il 6 aprile 2002 dall'illustrissimo e venerabilissimo fratello Fabio Venzi, in occasione della sua nomina a Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia.
Ma che cos'è, in realtà, questo nuovo umanesimo?
E' molto semplice: siamo ancora una volta di fronte alla prospettiva antropocentrica e anticristiana che considera l'uomo, idealisticamente l'io collettivo come misura di tutte le cose cioè Dio. Secondo questi 'nuovi umanisti', la ragione, invece di essere considerata come lo strumento con cui l'uomo si apre ragionevolmente alla realtà fino al suo ultimo orizzonte di mistero (il rapporto ontologico fra Creatore, storicamente Redentore e creatura), viene concepita ideologicamente come misura di tutto, come garanzia ultima dell'esistenza stessa del reale, come gabbia dal nulla al nulla entro cui ridurre l'inesauribile natura della realtà. Ma l'esito di questa prospettiva è disastroso: l'uomo nell'io collettivo si erige a misura di tutte le cose, pretende, in ultima analisi, di ridurre tutte le cose alla misura delle sue capacità e del suo potere su di esse. Per i nuovi umanisti, infatti, lo Stato moderno (oggi, dopo il dissolversi nel 1989 dell'io collettivista marxista-leninista, è egemone l'io liberista mondialista) è l'incarnazione del potere autoreferenziale dell'io divino: una realtà che si presenta come assoluta e che conferisce, essa, dignità all'uomo. Cadono nello stesso errore condannato dalla preposizione del Sillabo di Pio IX: " Lo Stato (oggi il Mondialismo), come quello che è origine e fonte di tutti i diritti, gode un certo suo diritto del tutto illimitato". Per questo inquieta – sempre Amato – un personaggio come Conte, quando parla di valori e di nuovo umanesimo, nuova antropologia.
"Mai – sempre Amato – come in questi ultimi tempi sto rivalutando le parole profetiche di quello che considero il mio maestro Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e liberazione, il cui giudizio acuto sulla realtà ci manca terribilmente.
Giussani aveva già affrontato decenni fa il tema del cosi detto nuovo umanesimo, nuova antropologia, avvertendone il tratto anticristiano e totalitario e denunciandolo con queste parole: 'Il laicismo propone un nuovo umanesimo, una nuova antropologia, vuole elidere il cristianesimo richiamando la parola 'valori'. Il potere, attraverso la sottolineatura di valori da lui stabiliti, pretende dalla gente ubbidienza secondo il suo disegno. Ma senza il senso del   mistero (il senso religioso nel rapporto tra Creatore e creatura, storicamente tra Creatore che ha assunto un volto umano in Gesù e che morto e risorto alla destra del Padre nello Spirito Santo si fa presente e agisce sacramentalmente attraverso il suo corpo visibile, la Chiesa), l'affermazione di un valore anche non negoziabile come criterio unico genera ' violenza', 'omologazione' e 'moralismo'.
Si può anche essere devoti di Padre Pio, ma la concezione dell'uomo come centro e misura di tutte le cose rende Dio, il rapporto con Lui una realtà inutile, in quanto, pur se professato, il rapporto tra Lui è concepito nell'attuale paradigma di secolarizzazione con astrazione, come un fattore non decisivo nella determinazione dello svolgersi concreto della vita. Anche il devozionismo, non la devozione, si può ridurre all'ateismo pratico se prevale l'idea denunciata dal teologo Cornelio Fabro, per cui 'Dio se c'è, non centra'. Vale per i nuovi umanisti ciò che ancora una volta spiegava bene Giussani, ossia che per loro a livello privato e pubblico 'Dio non c'entra con l'uomo concreto, con i suoi interessi, i suoi problemi, ambito in cui l'uomo è misura di sé stesso', signore di sé stesso, sorgente e dell'immaginazione e del progetto e dell'energia concreta per la sua realizzazione, ivi compresa la direttiva etica implicata'. Nell'ambito dei problemi umani dunque Dio – se c'è-è come se non fosse, (la settimana passa anche se non fossi andato a Messa. Si realizza così la divisione tra un sacro e un profano, invocata sia dai  nuovi umanisti come dai nuovi neo-modernisti nel principio di una certa laicità francese dello Stato.
Se chiedessimo oggi a Giussani – sempre Amato – di spiegarci quali sono i 'valori comuni' invocati da Giuseppe Conte – in compagnia di qualche alto prelato -, e cosa sia questo nuovo umanesimo, questa nuova antropologia antropocentrica, il fondatore di CL ci risponderebbe con le stesse parole che si possono gustare a pagina 32 dell'ottimo volume intitolato L'io, il Potere, le Opere: Contributo da un'esperienza: 'IO vorrei spiegare questo nuovo umanesimo, che è lo sforzo supremo operato dalla cultura dominante (atea nel senso pratico del termine) per eludere ed elidere il cristianesimo ( con la collaborazione di tanti cattolici di ogni ordine e tipo), richiamando una parola importante: la parola valori. Si dice, si può anche sentire qualche alta personalità ecclesiastica affermare che scopo della Chiesa è aiutare la società civile a individuare una piattaforma di 'valori comuni'. Ma i valori comuni anche i pagani li possono sostenere. Non può essere specifico del cristianesimo. Cosa è un valore comune? E' ciò per cui vale la pena vivere'.
Vale davvero la pena vivere -sempre Amato – per i valori invocati dal nuovo umanista Giuseppe Conte, ovvero per 'il lavoro come supremo valore sociale', per 'l'uguaglianza nelle sue varie declinazioni', per il ' rispetto delle istituzioni', per il 'principio di laicità' dove a livello pubblico Dio non ha senso, per ' il primato della persona' inteso nell'accezione prometeico-umanistica del 'faber est suae quisque fortunae'. Ovvero dell'uomo artefice del proprio destino finendo nella polvere?
Duemila anni di cristianesimo, di antropologia cristiana – conclude Amato – ci hanno rivelato qual è il vero significato ultimo dell'esistenza umana per cui davvero, vale la pena, in fondo, vivere".
Solo l'amore e l'obbedienza a nostro Signore Gesù Cristo possono indicarci la vera e perenne antropologia.
Non si tratta di costringere nessuno ma in una vera laicità non ideologica poter proporre in privato e in pubblico "come comprendere in modo nuovo e in profondità – dal testo di Benedetto XVI dell'11 aprile 2019 - cosa il Signore abbia voluto e voglia da noi".   
"In primo luogo – Benedetto XVI – direi che, se volessimo veramente sintetizzare al massimo il contenuto antropologico della fede fondata nella Bibbia (dalla coscienza di tutti la consapevolezza del proprio e altrui essere dono di un Donatore divino o senso religioso, ma la fede, il suo contenuto antropologico viene alla coscienza dall'esterno, dall'"ex auditu"), potremmo dire: il Signore ha iniziato con noi una storia di amore e vuole riassumere in essa l'intera creazione (ontologicamente distinta dal Creatore). L'antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell'amore a Dio. E' redento, si realizza antropologicamente, chi si affida all'amore di Dio fino al perdono. Il nostro non essere redenti poggia sull'incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uomini.
Il primo e fondamentale dono che la fede ci offre consiste nella certezza che Dio esiste. Un mondo senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso. Infatti, da dove proviene tutto quello che è, da dove proviene l'essere dono di ogni uomo? In ogni caso sarebbe privo di un fondamento spirituale. In qualche modo ci sarebbe e basta, e sarebbe privo di qualsiasi fine e di qualsiasi senso. Non vi sarebbero più criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ciò che è più forte. Il potere diviene allora l'unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste. Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, solo se sono volute e pensate – solo se c'è un Dio creatore che è buono e vuole il bene anche la vita di ogni uomo può avere un senso.
Che Dio ci sia come creatore e misura di tutte le cose, è innanzitutto una esigenza originaria. Ma un Dio che non si manifestasse affatto, che non si facesse conoscere, resterebbe un'ipotesi e perciò non potrebbe determinare la forma della nostra vita, l'antropologia. Affinché Dio sia realmente Dio nella creazione consapevole, dobbiamo attendere che egli si manifesti in una qualche forma. Egli lo ha fatto in molti modi, e in modo decisivo nella chiamata che fu rivolta ad Abramo 'e Dio disse' e diede all'uomo quell'orientamento, nella ricerca di Dio, che supera ogni attesa: Dio assume un volto umano, diviene creatura egli stesso, parla a noi come uomo: questa l'antropologia cristiana.
Così finalmente la frase 'Dio è' diviene davvero una lieta notizia, proprio perché è più che conoscenza, perché genera amore ed è amore. Rendere gli uomini consapevoli di questo dato storico, rappresenta il primo e fondamentale compito che il Signore ci assegna.
Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo criterio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della 'morte di Dio'. Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché viene meno il criterio che ci indica la direzione insegandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell'umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisamente percepibile che è addirittura divenuto ovvio quel che è male che distrugge l'uomo…Il motivo sta nell'assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio, perché è un discorso che non sembra avere utilità pratica. Dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale, in Germania avevamo adottato la nostra Costituzione dichirandoci esplicitamente responsabili avanti a Dio come criterio guida. Mezzo secolo dopo non era più possibile, nella Costituzione europea, assumere la responsabilità di fronte a Dio come criterio di misura. Dio viene visto come affare di partito di un piccolo gruppo e non può essere assunto come criterio di misura della comunità nel suo complesso. In questa decisione si rispecchia la situazione dell'Occidente, nel quale Dio è divenuto fatto privato di una minoranza. 
Dio è divenuto uomo per noi, per tutti. La creatura uomo gli sta talmente a cuore che egli si è unito a essa entrando concretamente nella storia. Parla con noi, vive con noi, soffre con noi e per noi ha preso su di sé la morte vincendola per tutti: l'unico che ha vinto la morte dandoci un al di là anche del corpo.
Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale dell'umanesimo, la celebrazione della Santa Eucaristia. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell'esistenza della Chiesa questo sacramento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione".
                                                                                                                                   

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