Una sola unione matrimoniale

Non esistono coniugi veri di seconda unione, ma solo di prima unione

“Mentre la Chiesa paragona la vita umana con la vita della Santissima Trinità – prima unità di vita nella pluralità delle persone – e non si stanca di insegnare che la famiglia ha il proprio fondamento nel matrimonio e nel piano di Dio, la coscienza diffusa nel mondo secolarizzato vive nell’incertezza più profonda a tale riguardo, soprattutto da quando le società occidentali hanno legalizzato il divorzio.

L’unico fondamento riconosciuto sembra essere il sentimento, o la soggettività individuale, che si esprime nella volontà di convivere. In questa situazione, diminuisce il numero dei matrimoni, poiché nessuno impegna la propria vita con una premessa tanto fragile e incostante, crescono le unioni di fatto e aumentano i divorzi. In questa fragilità si consuma il dramma di tanti bambini privati del sostegno dei genitori, vittime del malessere e dell’abbandono, e si diffonde il disordine sociale.

La Chiesa non può restare indifferente di fronte alla separazione dei coniugi e al divorzio, di fronte alla rovina delle famiglie e alle conseguenze che il divorzio provoca sui figli. Questi, per essere istruiti ed educati, hanno bisogno di punti di riferimento estremamente precisi e concreti, vale a dire di genitori determinati e certi che, in modo diverso, concorrono alla loro educazione. Ora è questo principio che la pratica del divorzio sta minando e compromettendo con la cosiddetta famiglia allargata e mutevole, che moltiplica i “padri” e le “madri” e fa sì che oggi la maggior parte di coloro che si sentono “orfani” non siano figli senza genitori, ma figli che ne hanno troppi. Questa situazione, con le inevitabili interferenze e l’incrociarsi di rapporti, non può non generare conflitti e confusioni interne, contribuendo a creare e imprimere nei figli una tipologia alterata di famiglia, assimilabile in un certo senso alla stessa convivenza a causa della sua precarietà.

E’ ferma convinzione della Chiesa che i problemi che oggi i genitori incontrano e che debilitano la loro unione, hanno la loro vera soluzione in un ritorno alla solidità della famiglia cristiana, ambito di mutua fiducia, di dono reciproco, di rispetto della libertà e di educazione alla vita sociale. E’ importante ricordare che, “l’amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l’unità e l’indissolubilità della comunità di persone che ingloba tutta la loro vita” (CCC n. 1644). In effetti, Gesù ha detto chiaramente: “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10,9), ed ha aggiunto: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,11-12).

Con tutta la comprensione che la Chiesa può provare dinnanzi a simili situazioni, non esistono coniugi di seconda unione, ma solo di prima unione; l’altra è una situazione irregolare e pericolosa, che è necessario risolvere, nella fedeltà a Cristo, trovando con l’aiuto di un sacerdote, un cammino possibile per salvare quanti in essa si trovano” (Benedetto XVI, Ai Vescovi della Conferenza episcopale del Brasile (Nordeste I e Nordeste 4), 25 settembre 2009).

I figli per essere istruiti ed educati hanno bisogno di punti di riferimento estremamente precisi e certi con le virtù della Santa Famiglia: la preghiera, pietra d’angolo di ogni focolare domestico fedele alla propria identità e alla propria missione; la laboriosità, asse di ogni matrimonio maturo e responsabile; il silenzio, fondamento di ogni attività libera ed efficace. In tal modo sacerdoti e centri di pastorale accompagnano le famiglie, affinché non siano illuse e sedotte da certi stili di vita relativistici, che le produzioni cinematografiche e televisive e altri mezzi di informazione promuovono. Quanto efficaci sono le testimonianze di quelle famiglie che traggono la loro energia dalla fonte continua del sacramento del matrimonio; con esse diviene possibile superare la prova anche dura che può presentarsi, saper perdonare un’offesa e passar sopra a tanti limiti e debolezze, accogliere un figlio che soffre o diversamente abile, illuminare la vita dell’altro, anche se debole e disabile, mediante la bellezza dell’amore. E’ solo a partire dal sostegno anche pubblico di tali famiglie che si può ristabilire il tessuto della società

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