'SONO RISORTO, E ORA SONO SEMPRE CON TE'

Benedetto XVI in "per Amore" da pagina 87 a pagina 96

Sal 118; Mc 16,1-7

"Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso" (Sal 118,24). Queste luminose parole pasquali, con le quali oggi la Chiesa risponde al lieto annuncio della Risurrezione, sono tratte da una liturgia di ringraziamento antico-testamentari celebrata alla porta del Tempio e tramandataci in un Salmo totalmente illuminato dal Mistero di Cristo. È il Salmo dal quale è tratto anche il Benedictus e l'Osanna; è anche il Salmo della "pietra scartata dai costruttori", che "è divenuta testata d'angolo" (Sal 118,22). La peculiarità di questo Salmo sta però nel fatto che la salvezza di un personaggio sconosciuto, che dalla morte è risalito di nuovo a vita, apre di nuovo le porte della salvezza per il popolo; in questo modo la salvezza di un singolo diventa liturgia di ringraziamento, un nuovo inizio, un nuovo raduno del popolo di Dio a favore di tutti. All'interno dell'Antico Testamento non si trova risposta alla domanda su chi sia questo personaggio. Solamente a partire dal Signore. A partire da Gesù Cristo, l'intero Salmo acquista una sua logica, un suo chiaro senso. È lui, in effetti, che è disceso nella notta della morte, che è stato avvolto e annientato da tutta la tribolazione del peccato e della morte. È lui che, risalendo, ha spalancato le porte della salvezza e ora ci invita a varcare le porte della salvezza e a rendere grazie insieme a lui. È lui, lui stesso in persona, il nuovo giorno che Dio ha creato per noi; per mezzo di lui il giorno di Dio risplende nella notte di questo mondo. Il giorno di Pasqua e ogni domenica è questo giorno che diviene presente, è incontro con il Risorto vivo, che come giorno di Dio viene in mezzo a noi e ci raduna.

Ma vediamo ora come l'Evangelista, il cui annuncio abbiamo appena ascoltato, descrive il sorgere e l'inizio di questo nuovo giorno (Mc 16, i-7). Ci sono le donne che vanno al sepolcro, le uniche che, ben oltre la morte, hanno l'audacia della fedeltà: anime semplici e umili che non hanno un nome da difendere, una carriera cui aspirare, possessi da salvaguardare; e che perciò hanno il coraggio dell'amore per andare ancora una volta da chi è stato oltraggiato e ora è fallito, per prestargli l'ultimo servizio di amore. Nella fretta del giorno di Parasceve, all'approssimarsi del giorno della festa, avevano potuto fare solo le prime e le più necessarie cose della sepoltura, ma non avevano potuto portare a termien i riti che soltanto ora vogliono terminare: i lamenti funebri, che durante la festa non potevano risuonare e che ora, quale accompagnamento d'amore, lo conducono all'ignoto, lo devono proteggere come forza di bontà; e poi l'unzione, che è come un vano gesta d'amore che vorrebbe dare l'immortalità (l'unzione mira infatti a preservare dalla morte, a preservare dalla putrefazione, come se volesse tenere in vita il morto con tutta l'inermità dell'amore, e tuttavia non può). Le donne sono venute dunque per dimostrargli ancora una volta un amore che non svanisce e, d'altra parte, per dargli il saluto di congedo verso la Terra da cui non si torna più, la notte della morte da cui non si torna indietro. 

Ma quando arrivano, scoprono che un Altro, un altro e più forte amore lo ha unto, che per lui si sono avverate le parole del Salmo: "Non lascerò che il mio Santo veda la corruzione" (Sal 16,10). Dato che egli stesso sta nel circuito dell'amore trinitario, era unto con l'amore eterno e perciò non poteva rimanere nella morte. Infatti, esso solo è la potenza che è vita e dà vita per l'eternità. E così per lui si compiono anche le altre parole del Salmo che la Chiesa tuttora pone come antifona d'ingresso della Messa del giorno di Pasqua: Resurrexit, e adhuc tecum sum …Mi risveglio e sono ancora conte [..] pomi su di me la tua mano […] Tu mi scruti e mi conosci" (Sal 139,18b.5.1). Nell'Antico Testamento questa è la preghiera di un orante per metà spaventato e per metà meravigliato, il quale, nel suo confronto con Dio, diviene consapevole che in nessun luogo può sfuggire alla presenza di Dio. Se navigasse fino all'estremità del mare e se riuscisse a scendere negli inferi credendo di essere definitivamente lontano da Dio, tanto più egli sarebbe al cospetto di Dio, il quale tutto abbraccia e dal quale in nessun luogo si può sfuggire.

Ma quello che qui era rimasto per metà oscuro, per metà era timore e per metà gioia, ora è definitivamente compiuto nella grande grazia dell'amore divino. Perché Gesù è stato capace dell'impossibile: egli con il suo amore ha raggiunto tutti i confini della terra. Egli è disceso nel regno della morte. E poiché Egli stesso è il Figlio, insieme a lui è disceso ed è divenuto presente ovunque l'amor di Dio; per questo  proprio nel discendere, e come colui che discende, egli è colui che risorge, che è risorto e che ora può dire: "Resurrexit, et adhuc tecum sum: sono risorto e sono sempre con te, per sempre".

Egli ora pronuncia queste parole del Salmo in una duplice direzione. Da un lato con esse rivolge al Padre: "Sono risorto, tu sei sempre con me, così come io sono sempre con te, e ho portato la natura dell'uomo, l'essere dell'uomo dentro l'amore eterno, cosicché per mezzo di me, esso è sempre con te". Ma quello che è detto al Padre, egli lo dice allo stesso tempo a noi: "Sono risorto e ora sono sempre con te". Lo dice a ognuno di noi. Non c'è nessuna notte nella quale io potrei non esserci. E non c'è alcuno spavento né lontananza di Dio nelle quali io potrei non esserci. Non temere, sono risorto e sono sempre e per sempre con te. Credo che dovremmo far entrare profondamente nel nostro cuore queste grandi parole della liturgia, che Cristo ha tratto dal presagio e dalla speranza dell'Antico Testamento trasformandole nelle sue parole pasquali, e sapereche, in qualsiasi cosa accada, a ognuno di noi personalmente egli dice: "sì, sono risorto e sono sempre con te, dovunque ti portino le tue strade".

Le donne – lo abbiamo ascoltato – non avevano potuto portare a compimento il rito della sepoltura nel girono della Parasceve, alla vigilia del giorno di festa. Altri, invece, volevano che quella cosa fosse chiusa una volta per tutte, che questo Gesù fosse allontanato per sempre e non ritornasse mai più: i suoi nemici! E così, ebrei e pagani insieme, avevano fatto in modo che il masso posto all'ingresso del sepolcro fosse ben fissato e sigillato. Cristo doveva essere esiliato per sempre nel passato per mezzo del masso impenetrabile, così che non potesse ritornare.

E la stessa cosa continua a succedere anche oggi e in ogni tempo. Il marxismo voleva porre contro Cristo il masso del così detto materialismo scientifico e farne il suo sepolcro. Questo masso di apparente scientificità avrebbe dovuto per sempre seppellire lo spirito dispensatore di vita del Risorto, affinché Egli fosse relegato nel passato e non disturbasse il sogno babilonese dell'umanità che si crea da sé. Ma il liberalismo e il materialismo pratico del mondo occidentale in fondo fanno la stessa cosa. Con ogni specie di pseduo-dimostrazione scientifica, con le leggi della natura ch non potrebbero assolutamente qualcosa di simile, come si dice, anch'essi volevano appore il sigillo: che non si sposti questo masso, che non ci sia via d'uscita da questo masso, in modo che Cristo sia definitivamente esiliato dalla nostra conoscenza, rinchiuso nel passato per non "illuminarci" più. Ma la forza di Dio è più potente di tutti i massi del mondo. Lo Spirito di Dio h rotolato via il masso di tutte queste potenze. Cristo è risorto e il masso è diventato la porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e attraverso la quale volgiamo lo sguardo a lui; è divenuta la porta presso la quale noi possiamo celebrare una vera "liturgia della porta", liturgia di ringraziamento e di gioia. Ma la porta della Risurrezione, è realtà presente nell'Eucaristia, in essa la morte di Cristo e la sua Risurrezione (la fede di Maria e di Giovanni presso la Croce) continuano a esserci in questo mondo, aprono a Dio. Perché quello che è accaduto una volta, vale per sempre. Il muro della morte e le potenze della morte sono infranti. Cristo entra, e nella Santa Comunione noi possiamo entrare con lui nel suo mondo, nel mondo dell'amore eterno che ha vinto la morte.

Lo Spirito datore di vita ce lo mostra continuamente anche in modo evidente che egli è più forte di tutte le potenze di questo mondo. C'era il marxismo con tutto il suo spaventoso potere, con quel potere scientificamente escogitato per sorvegliare le persone e impedire loror qualsiasi movimento spirituale proprio,; con tutta la forza del suo potente arsenale militare, delle sue divisioni, della sua polizia, del suo potere economico e politico mondiale, che era come un masso che nulla avrebbe potuto smuovere. Ma Cristo l'ha ribaltato. Ledivisioni di Dio, vale a dire l'invisibile schiera di quelli che amano e soffrono a motivo della propria fede è stata più forte delel divisioni militari con tutti i terribili armamenti di questo mondo. Sì, Cristo  ce lo ha mostrato nuovamente: "Sono risorto, e sono più forte di tutte le potenze di questo mondo! Nessun masso, da qualunque parte provenga e per quanto possa essere sigillato con forza può resistermi".

Infine c'è un terzo elemento: le donne giungono al sepolcro, lo trovano vuoto, ma non incontrano il Risorto stesso: c'è invece un messaggero, un angelo di Dio che dice loro: "Non è qui. È risorto" (Mt 28,6). Questo angelo è il precursore degli evangelisti, degli apostoli, è il precursore dei sacerdoti e dei vescovi della Chiesa ai quali continua a spettare il compito di stare di fronte al masso ribaltato, comprenderne il significato e annunciare: è risorto, è risorto, e non è qui, nel mondo della morte. Egli vi precede. E chi lo cerca qui, nel mondo della morte, non lo troverà. Chi volesse, per così dire, prenderlo fra le mani, analizzarlo e capirlo con dei documenti, così come cercano di fare alcuni metodi scientifici d'interpretazione della Scrittura, lo esilierebbe appunto nel mondo della morte, lo vorrebbe trovare in ciò che è morto, che si può sezionare, scomporre e analizzare al microscopio. Perché il Signore non è morto ma, come dice Paolo, è "Spirito datore di vita" (1 Cor 15,45). Egli è il Risorto che ha portato la carne fin dentro la potenza del Dio vivente, dello Spirito Santo.

Egli non è cosa morta, ma il vivo movimento della vita, e possiamo incontrarlo solo se ci facciamo guidare e muovere nell'amore da lui. Possiamo incontrarlo solo se lo seguiamo. "Egli non è qui […] egli precede in Galilea" (Mt 28,6-7). Solo nella sequela lo vediamo. Solo nel camminare con lui egli si rende visibile e percepibile a noi.

Gregorio di Nissa lo ha espresso mirabilmente. Egli si riallaccia a quel misterioso passo dell'Antico Testamento dove Mosè dice a Dio: "Vorrei vederti". E Dio gli rispose: "Non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo […]. Vedrai le mie spalle" (Es 33, 20.23). Gregorio di Nissa si chiede che cosa questo significhi e risponde: "Chi segue, vede le spalle di colui che egli segue […]. Seguire Dio anche dove Egli conduce, è vedere Dio". Vedere le spalle di Dio non significa dunque altro che: seguire Cristo. Vediamo il mistero di Dio seguendo Cristo, obbedendo a lui e, obbedendogli, andando dietro a lui e perciò con lui".

Ma dove? In primo luogo: Egli ci precede in Galilea. Dopo i giorni della festa a Gerusalemme e gli ritorna nel suo mondo; questo significa che noi lo seguiamo stando dentro il nostro mondo e rendendogli testimonianza lì. La fede stessa la possiamo preservare solo nel darla agli altri. Solo nel dare la riceviamo. Perché solo così siamo nella sequela.

Ma c'è un'altra indicazione, che Paolo dà nella Lettera ai Colossesi, l'epistola della notte di Pasqua: "Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio" (Col 3,1). Seguire il Risorto significa: ascendere. La sequela di Cristo non è un è programma morale qualsiasi. La sequela di Cristo significa seguire Lui, Risorto, nella comunione di vita del Dio trino. Di questo, però nessun uomo è capace da sé. Perché nessuna forza dei nostri passi o di ali fatte da noi può arrivare fin là. Ma possiamo ascendere partecipando alla vita del corpo vivo di Cristo, la Chiesa, che, quale suo corpo, è sempre nel movimento dell'ascesa. Possiamo ascendere lasciandoci avvolgere e portare dal suo corpo nella comunione dei sacramenti, nella comunione della Santa Eucaristia. Sequela è sopra ogni altra cosa comunione di fede, di vita e di amore con la Chiesa viva, con la presenza del Signore nel Santissimo Sacramento.

Ne consegue allora che noi portiamo questo movimento dentro il quotidiano e in esso coloro che ascendono; che non lasciamo che il nostro sguardo si fissi sulle cose di tutti i giorni, ma usciamo da questa dimensione orizzontale e ci arrischiamo in quella verticale della nuova apertura al Dio vivo, al Risorto; fendendo così sempre di nuovo il mondo, perché sia visibile la porta che egli ha aperto, perché il Cielo illumini la terra. Ed essa sarà vivibile e umana solo diventando più umana, solo nell'aprirsi al divino, alla grazia del Risorto.

"Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci ed esultiamo in esso". Oggi vogliamo ringraziare il Signore per la grazia della sua luce, per il giorno ella sua Risurrezione. E vogliamo pregarlo che la gioia della Risurrezione, la luce di questo nuovo giorno ci accompagni sempre, che impariamo a seguirlo e così diventiamo vedenti Dio. 

 

 

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