Papa Francesco ha indetto l'Anno di san Giuseppe per ridestare nei fedeli con Patris corde la consapvolezza dell'importanza del patrono per la Chiesa

Benedetto XVI in "Che cos'è il cristianesimo" da pag.178 a pag.183

Santità, la Scrittura non tramanda alcuna parola di san Giuseppe. C'è comunque, secondo Lei, un'affermazione nel Nuovo Testamento che esprime   in modo particolarmente adeguato il carattere del santo?

È vero, non esistono parole di san Giuseppe, all'interno della sua storia, che ci siano tramandate dal Nuovo Testamento. Ma c'è una corrispondenza tra il compito a lui affidato dall'angelo che gli apparve in sogno e l'agire di san Giuseppe, una corrispondenza che lo caratterizza chiaramente. Nell'episodio dell'ordine che riceve in sogno di prendere Maria come sua sposa, la sua risposta è data in una semplice frase: "Egli si alzò e prese il bambino e sua madre" (Mt 2,14). Entrambe le espressioni sono usate ancora una terza volta alla notizia della morte di Erode e della possibilità di un ritorno nella Terra Santa. Seguono, una dopo l'altra, le parole che caratterizzano Giuseppe: "Egli si alzò e prese il bambino e sua madre "(Mt 2,21). L'avvertimento notturno riguardo alla pericolosità di Archelao non riveste la stessa autorità dell'informazione precedente. L'agire di san Giuseppe in risposta dice molto più semplicemente: "Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea" (Mt 2,22). Il medesimo atteggiamento di fondo si manifesta infine, in modo del tutto diverso, nell'episodio dell'adorazione die Magi provenienti dall'Oriente: "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre" (Mt 2,11). San Giuseppe non compare nell'incontro con i Magi e il bambino Gesù. Anche questo silenzioso non voler apparire è caratteristico e mostra molto chiaramente che egli con la formazione della Sacra Famiglia ha preso su di sé un servizio che richiedeva una grande capacità decisionale e organizzativa, insieme tuttavia a una grande capacità di rinuncia. Il suo silenzio è al contempo la sua parola. Esso esprime il "sì" a ciò che egli, legandosi a Maria e a Gesù, ha preso su di sé.

Quali impressioni conserva dai Suoi pellegrinaggi n Terra Santa, che siano particolarmente legate alla vita del Suo patrono?

Devo dire innanzitutto che nelle visite che ho fatto in Terre Santa san Giuseppe non compariva quasi mai. È normale che egli non sia menzionato nei grandi luoghi del ministero pubblico di Gesù in Galilea, specialmente presso il lago di Genesaret e nei suoi dintorni, come anche in Giudea. Sarebbe in contraddizione con il suo atteggiamento fondamentale di silenziosa obbedienza e con il suo stare in secondo piano. Tuttavia, ci si potrebbe aspettare senz'altro una parola su di lui a Nazaret così come a Betlemme. Nazaret, in particolare, rimanda alla sua figura. E un luogo, infatti, che all'infuori del Nuovo Testamento non è menzionato altrove nelle fonti scritte. La totale assenza di testimonianze scritte su Nazaret al di fuori del Nuovo Testamento è talmente impressionante che Pierre Benoit, uno degli esegeti più significativi e a lungo preside dell'Ècole Biblique dei domenicani in Terra Santa, una volta mi disse personalmente come fosse giunto infine alla conclusione che Nazaret non fosse mai esistita. Ma, prima che rendesse pubblica questa presunta acquisizione, giunsero appena in tempo notizie sul successo a Nazaret degli scavi che ci hanno ridonato questo sito. Il capo del gruppo di archeologi francescani da parte sua ha però permesso che, dopo lunghi e vani sforzi di trovare tracce della Nazaret antica, era stato quasi sul punto di abbandonare ogni sforzo. Tanto più felice fu pertanto quando riportò alla luce le prime tracce e infine l'intero sito.

In effetti, per Matteo – che alla base di ogni accadimento nella vita di Gesù pone un passo veterotestamentario per tentare così di dimostrare che veramente Gesù era il Messia preconizzato dall'Antico Testamento -, il fatto che non vi fosse alcuna predizione profetica che in qualche modo avesse parlato di Nazaret rappresentava una difficoltà. Si trattava di una difficoltà di fondo per la legittimazione di Gesù come Messia promesso: Nazaret non recava in sé alcuna promessa (Gv 1,46).E tuttavia Matteo trovò tre strade per legittimare anche come Messia Gesù il Nazareno. La trilogia messianica di Isaia nei capitoli 7,9 e 11 riporta al capitolo 9 la profezia secondo la quale proprio in terra tenebrosa rifulse una luce. Matteo rinviene la terra tenebrosa in galilea semipagana dove Gesù iniziò il suo cammino.

Una seconda legittimazione di Nazaret si ricava, per Matteo, dall'iscrizione sulla croce composta dal pagano Pilato, nella quale egli consapevolmente propone il "titolo" (vale a dire la motivazione giuridica) per la crocifissione di Gesù: "Gesù il Nazareno, re dei Giudei" (Gv 19,19). L'essere stato questo termine tramandato nella duplice forma – Nazareno e Nazireo – certamente rimanda, da un lato, alla totale consacrazione a Dio di Gesù, ma ricorda, dall'altro, l'origine geografica di lui. Così Nazaret, come parte del mistero di Gesù tramite il pagano Pilato, è inscindibilmente legata alla figura stessa di Gesù.

Infine mi verrebbe da pensare che una catechesi su san Giuseppe tenuta in Terra Santa potrebbe richiamare un terzo aspetto che sintetizza e conferisce ulteriore profondità ai due precedenti. In uno dei canti natalizi tedeschi più conosciuti e belli, vediamo Gesù come una rosellina (Roslein) oggi in uso, all'inizio si parla di una "rosa" (Ros), poi, nella seconda strofa, Maria è detta "rosellina" (Roslein) di cui parla Isaia ed è indicata come la Vergine e Madre che ci ha portato il fiorellino. Il testo presenta quindi degli slittamenti che necessitano una spiegazione. La mia personale supposizione è che in origine non si fosse la parola Ros, ma Reis, cioè germoglio; e così giungiamo direttamente alle parole del profeta, che suonano: "Un germoglio spunterà dal tronco di esse" (Is 11,1).

Il tronco di Iesse, il capostipite della dinastia di Davide, la quale aveva ricevuto la promessa di eterna durata, rimanda alla contraddizione, insopportabile per l'isaerelita credente, far promessa e realtà: la dinastia davidica è scomparsa ed è rimasto solo un tronco morto. Ma proprio il tronco morto diviene ora segno di speranza: da esso inaspettatamente sboccia ancora una volta un germoglio. Questo paradosso, nella genealogia di Gesù di Matteo 1,1-17 e Luca 3,23-38, è reso in forma di realtà presente e per l'evangelista reca in sé un tacito rimando alla nascita di Gesù dalla Vergine Maria. Giuseppe non è il vero padre biologico di Gesù, ma lo è legalmente, per la Legge che è costitutiva per Israele. IL mistero del germoglio qui diviene ancora più profondo. Il tronco di Iesse, di suo, non genera più vita; il tronco è veramente morto. E tuttavia esso porta nuova vita nel figlio della Vergine Maria, il cui padre legale è Giuseppe.

Tutto questo riguarda il tema di Nazaret, in quanto la parola Nazaret sembra contenere in sé il termine nezer, naser (germoglio)Il nome di Nazaret potrebbe persino essere tradotto con "villaggio del germoglio". Un ricercatore tedesco che ha trascorso la sua vita in Israele ha addirittura teorizzato che Nazaret sia nata come insediamento di davididi dopo l'esilio babilonese e questo sarebbe stato celatamente indicato nel nome Nazaret. In ogni caso, il mistero di san Giuseppe è in relazione profonda con la località di Nazaret. È lui che, quale germoglio dalla radica di Iesse, esprime la speranza di Israele.

San Giuseppe è tradizionalmente invocato come patrono della buona morte. Come giudica questa consuetudine?

Si può dare per certo che san Giuseppe sia morto durante il tempo della vita nascosta di Gesù. Egli è citato un'ultima vota in Luca 4,22 dopo la prima visita pubblica di Gesù alla sinagoga di Nazaret. La meraviglia per quello che Gesù dice e per come lo dice si tramuta in perplessità nella folla, che si domanda: "Non è il figlio di Giuseppe?". Il fatto che in seguito egli non venga più menzionato, mentre sia sua madre che i suoi "fratelli" chiedono di vedere Gesù, rappresenta un segno certo che egli non era più in vita. Pertanto è ben fondata l'idea per cui san Giuseppe abbia concluso la sua vita terrena nelle mani di Maria. Pregarlo affinché accompagni benevolmente anche noi nell'ultima ora rappresenta perciò una forma di pietà assolutamente fondata.

Ha esperimentato nella sua vita l'intercessione del suo patrono e l'aiuto nel cammino di santità?

Quando percepisco che una preghiera è stata esaudita, non ne riconduco la causa alle singole intercessioni, ma mi sento in debito verso di esse nel loro complesso

Giuseppe viene presentato come "uomo giusto" (Mt 1,19), fedele alla legge, disponibile a compiere la sua volontà. Per questo entra nel mistero dell'Incarnazione dopo che un angelo del Signore, apparsogli in sogno, gli annuncia: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,20-21). Abbandonato il pensiero di ripudiare in segreto Maria, egli la prende con sé, perché ora i suoi occhi vedono in lei l'opera di Dio (Benedetto XVI, Angelus 19 dicembre 2010).

"Lasciamoci "contagiare" dal silenzio di san Giuseppe! Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l'Ascolto della voce di Dio (Angelus 18 dicembre 2005).

"San Giuseppe era giusto, era immerso nella Parola di Dio, scritta, trasmessa nella saggezza del suo popolo, e proprio n questo modo era riparato e chiamato a conoscere il Verbo Incarnato – il Verbo venuto tra noi come uomo, come volto umano di Dio – e predestinato a custodire, a proteggere questo Verbo Incarnato;  questa rimane la sua missione per sempre: custodire la Santa Chiesa e il nostro Signore" (Discorso 19 marzo 2011).

"Giuseppe è, nella storia, l'uomo che ha dato a Dio la più grande prova di fiducia, anche davanti ad un annuncio così stupefacente" (19 marzo 2009).

Papa francesco ha indetto l'Anno di san Giuseppe ricordando ai fedeli l'elevazione di san Giuseppe a patrono della Chiesa universale nel 1870. Quale speranza Lei collega a questo gesto?

Sono particolarmente lieto naturalmente che papa Francesco abbia ridestato nei fedeli la consapevolezza dell'importanza di san Giuseppe; e quindi ho letto con enorme gratitudine e profonda adesione la Lettera apostolica Patris corde che il Santo Padre ha scritto per il 150° anniversario della proclamazione di san Giuseppe a patrono della Chiesa universale. È un testo molto semplice che viene dal cuore e va al cuore, e che proprio per questo molto profondo. Ritengo che questo testo debba essere letto e meditato assiduamente dai fedeli, contribuendo così alla purificazione e all'approfondimento della nostra venerazione dei santi in generale e di san Giuseppe in particolare.

 

 

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