giovedì 10 settembre 2009

Per un vero rinnovamento: l'esempio di san Pier Damiani

Per il rinnovamento della Chiesa occorre essere liberi da ogni compromesso con il male

“La comunione con Cristo crea unità d’amore tra i cristiani. Nella lettera 28, che è un geniale trattato di ecclesiologia, Pier Damiani sviluppa una profonda teologia della Chiesa come comunione. “La Chiesa di Cristo – egli scrive – è unita dal vincolo della carità a tal punto che, come una in più membri, così è tutta intera misticamente in ogni singolo membro; cosicché l’intera Chiesa universale si denomina giustamente unica Sposa di Cristo al singolare, e ciascuna anima eletta, per il mistero sacramentale, viene considerata pienamente Chiesa”. E’ importante questo: non solo che l’intera Chiesa universale sia unita, ma in ognuno di noi dovrebbe essere presente la Chiesa nella sua totalità. Così il servizio del singolo diventa “espressione dell’universalità” (Ep 28, 9-23). Tuttavia l’immagine ideale della “santa Chiesa” illustrata da Pier Damiani non corrisponde – lo sapeva bene – alla realtà del suo tempo. Per questo non teme di denunziare lo stato di corruzione esistente nei monasteri e tra il clero, a motivo, soprattutto, della prassi del conferimento, da parte delle Autorità laiche, dell’investitura degli uffici ecclesiastici: diversi vescovi e abati si comportavano da governatori dei propri sudditi più che pastori d’anime. Non di rado la loro vita morale lasciva molto a desiderare. Per questo, con grande dolore e tristezza, nel 10057 Pier Damiani lascia il monastero e accetta, pur con difficoltà, la nomina a Cardinale Vescovo di Ostia. Entrando così pienamente in collaborazione con i Papi nella non facile impresa della riforma della Chiesa. Ha visto che non era sufficiente contemplare e ha dovuto rinunciare alla bellezza della contemplazione per portare il proprio aiuto all’opera di rinnovamento della Chiesa. Ha rinunciato così alla bellezza dell’eremo e con coraggio ha intrapreso viaggi e missioni” (Benedetto XVI, Udienza Generale, 9 settembre 2009).

Benedetto XVI, come per la riflessione teologica così per la catechesi, si rifà alla concretezza della testimonianza di alcune grandi figure della vita della Chiesa fin dalle sue origini. Una delle personalità del secolo XI è san Pier Damiani, monaco, amante della solitudine e, insieme, intrepido uomo di Chiesa, impegnato in prima persona nell’opera di riforma avviata dai Papi del tempo.

E’ una grande grazia che nella vita della Chiesa il Signore abbia suscitato una personalità così esuberante, ricca e complessa, come quella di san Pier Damiani e non è comune trovare opere di teologia e spiritualità così acute e vive come quella dell’eremita di Fonte Avellana. Fu monaco fino in fondo, con forme di austerità, che oggi potrebbero sembrarci perfino eccessive. In tal modo, però, egli ha fatto della vita monastica una testimonianza eloquente anche per l’oggi secolarizzato del primato di Dio e un richiamo per tutti a camminare verso la santità, liberi da ogni compromesso con il male. Egli si consumò, con lucida coerenza e grande severità, per la riforma della Chiesa del suo tempo. Donò tutte le sue energie spirituali e fisiche a Cristo e alla Chiesa, restando però sempre, come amava definirsi, Pietro, ultimo servo dei monaci.

Fu anche un fine teologo: la metodologia della sua riflessione sui diversi temi dottrinali, attuale anche per noi, lo porta sempre a conclusioni importanti di fede vissuta della fede professata e celebrata, pregata. Così, ad esempio, espone con chiarezza e vivacità la dottrina trinitaria, e contemplando la vita intima di Dio e il dialogo d’amore ineffabile tra le tre divine Persone, egli ne trae conclusioni ascetiche per la vita della comunità e per gli stessi rapporti tra cristiani latini e greci, divisi su questo tema. Pure la meditazione sulla figura di Cristo ha riflessi pratici significativi di fede vissuta, essendo tutta la Scrittura centrata su di Lui. Lo stesso “popolo dei giudei – annota Pier Damiani -, attraverso le pagine della Sacra Scrittura, ha come portato Cristo sulle spalle “ (Sermo XLVI, 15). Cristo udito nella nostra lingua e quindi oggi Parola di quel Dio che possiede un volto umano, traspare nella fede vissuta ed è percepito nel nostro cuore, nella nostra anima, nel nostro io. Troviamo qui un forte richiamo anche per noi a non lasciarci assorbire totalmente dalle attività, dai problemi e dalle preoccupazioni di ogni girono, dimenticandoci che Gesù Cristo presente risorto è veramente il centro della nostra vita.

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