mercoledì 30 settembre 2009

Il Papa a Praga

Intervista con Benedetto XVI durante il viaggio da Roma a Praga

La Repubblica Ceca si trova non solo geograficamente, ma anche storicamente nel cuore dell’Europa

E quindi la visita pastorale del Papa è significativa per il continente nel suo insieme, nel suo attuale cammino culturale, spirituale ed eventualmente anche politico, per la costruzione dell’Unione Europea.

In tutti i secoli il territorio della Repubblica Ceca è stato luogo di incontro di culture, soprattutto a cominciare dal secolo IX: da una parte, in Moravia, abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio, che da Bisanzio portano cultura la cultura bizantina, ma creano una cultura slava, con i caratteri cirillici e con una liturgia in lingua slava; dall’altra parte, in Boemia, sono le diocesi confinanti di Regensburg e Passau che portano il Vangelo in lingua latina, e nella connessione con la cultura romano latina, si incontrano così le due culture di cui sant’Adalberto, dal 983 Vescovo di Praga, Silvestro II e Ottone III sono in campioni: alla fede non si costringe ma si propone fino al martirio. Certo ogni incontro è difficile,ma anche fecondo. Storicamente si potrebbe facilmente mostrare con questo esempio.

Nel secolo XIII è Carlo IV che crea a Praga la prima università nel Centro Europa. Ogni università, di per sé, è luogo di incontro di culture. In questo caso diventa inoltre un luogo di incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo e nei tempi della Riforma, proprio in questo territorio, gli incontri e gli scontri diventano decisi e forti.

Nel secolo scorso, la Repubblica Ceca ha sofferto sotto una dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma ha anche avuto una resistenza sia cattolica, sia laica di grandissimo livello. Tipici i testi di Vàclav Havel, del cardinale Vlk, di personalità come il cardinale Tomàsek, che realmente hanno dato all’Europa un messaggio di che cosa sia la libertà verso il vero e verso il bene e quindi verso Dio e di come dobbiamo lavorare nella libertà. Da questo incontro di culture nei secoli, e proprio da questa ultima fase di riflessione, non solo, di sofferenza per un concetto nuovo di libertà e di società libera, escano per noi tanti messaggi importanti, che possono e devono essere fecondi oggi e in futuro per la costruzione dell’Europa. Dobbiamo tutti, nell’attuale cammino culturale, essere molto attenti al messaggio di questo paese che si trova non solo geograficamente, ma storicamente nel cuore dell’Europa.

Quale messaggio, in questa nuova fase storica, i popoli dell’Europa centrale ed orientale offrono a vent’anni dalla caduta dei regimi comunisti?

Questi Paesi hanno sofferto particolarmente sotto la dittatura che aveva mobilitato - per un certo tempo –tutte le energie dell’uomo con un grande obiettivo che sembrava meritevole di ogni impegno. Ma nella sofferenza sono maturati concetti di libertà che sono attuali e che adesso devono essere ancora ulteriormente elaborati e realizzati. Importante un testo di Vaclav Havel che dice: “La dittatura è basata sulla menzogna e se la menzogna andasse superata, se nessuno mentisse più e se venisse alla luce la verità, ci sarebbe anche la libertà”. E così ha elaborato questo nesso inscindibile tra verità e libertà, dove libertà non è libertinismo per la menzogna e per il male, arbitrarietà, ma è connessa e condizionata dai grandi valori della verità e dell’amore, della solidarietà e del bene in generale, anzi di ogni uomo. Questi giudizi sulla speranza per un mondo migliore ritenuto falsamente il vero “regno di Dio” da giustificare la dittatura, questi concetti, queste idee maturate proprio nel tempo della dittatura non possono andare persi, buttati nel cestino della storia: dobbiamo continuamente ritornare ad essi! E nella libertà spesso un po’vuota e senza valori, di nuovo riconoscere che libertà e valori, libertà e bene, libertà e amore, libertà e verità, libertà e Dio vanno sempre insieme: altrimenti si distrugge anche la libertà. Questo è il messaggio di diversi paesi reduci dal comunismo, messaggio che spinge a usare con responsabilità la libertà recuperata, messaggio che deve essere attualizzato in questo momento di secolarismo.

Oggi la Repubblica Ceca culturalmente è un Paese molto secolarizzato e nel quale la Chiesa cattolica è una minoranza: come può contribuire effettivamente al bene comune del Paese?

Normalmente nella storia sono le minoranze creative che determinano il futuro della storia (nella storia della salvezza Dio raggiunge la moltitudine attraverso i pochi, anzi tutti attraverso uno, Cristo). In questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, che non si possono impunemente per l’oggi e per il futuro gettare nel cestino della storia delle idee: se il percorso attuale della cultura europea vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni a – storiche e a ciò che al momento convince e – preoccupata della sua laicità negativa in rapporto alla ricerca del vero, del bene, di Dio e sulle utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole, più pura, ma si scompone e si frantuma. Ciò che la Chiesa tramanda dinamicamente è una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di liberà e di pace. Così, può contribuire in diversi settori. Il primo è proprio il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti. Ambedue hanno bisogno criticamente dell’altro: l’agnostico non può essere contento di non sapere se Dio e quindi la ricerca del vero, del bene, del senso completo della vita esiste o no, ma deve ridestare la ricerca e valutare criticamente la grande eredità delle luci sorte lungo la storia della fede; il cattolico non può accontentarsi di avere fede, ma deve pensarla, argomentarla, rendere ragione cioè essere continuamente alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri imparare Dio cioè il vero, il bene, il senso della vita in modo più profondo, più personale. Questo è il primo livello: il grande dialogo intellettuale, etico e umano. Poi, nel settore educativo, la Chiesa ha molto da fare e da dare, per quanto riguarda la formazione: in Italia ormai tutti parlano di emergenza educativa. Ed è un problema ormai comune a tutto l’Occidente che nel tempo moderno ha sviluppato la speranza dell’instaurazione di un mondo perfetto, grazie alle conoscenze della scienza e di una politica scientificamente fondata. Se molto si è ottenuto, a livello di formazione etico morale siamo all’emergenza: qui la Chiesa deve di nuovo attualizzare, aprire per il futuro la sua grande eredità. Un terzo settore oltre che l’amicizia dell’intelligenza è la “Caritas”. La Chiesa, fin dalle origini della evangelizzazione, ha avuto questo come segno della sua identità: quello di venire in aiuto ai poveri, di essere strumento della carità. La Caritas nella Repubblica Ceca fa moltissimo nelle diverse comunità, nelle situazioni di bisogno, e offre molto anche all’umanità sofferente nei diversi continenti, dando così un esempio di responsabilità per gli altri, di solidarietà internazionale, che è anche condizione della pace.

Con l’Enciclica “Caritas in veritate”, che ha avuto un’ampia eco nel mondo, la crisi mondiale recente diventa una di quelle circostanze con cui Dio rende l’umanità più disponibile all’evangelizzazione cioè a riflettere sull’importanza dei valori spirituali e morali per fronteggiare i grandi problemi anche economico – finanziari del futuro. La Chiesa continuerà ad offrire orientamenti superando quel cristianesimo moderno che, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era concentrato soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza., restringendo l’orizzonte della sua speranza e non riconoscendo sufficientemente la grandezza del suo compito.

“Sono molto contento – ha affermato il Papa – per questa grande discussione. Era proprio questo lo scopo: incentivare e motivare una discussione su questi problemi, non lasciare andare le cose come sono, ma trovare nuovi modelli per una economia responsabile, sia nei singoli Paesi, sia per la totalità dell’umanità unificata. Mi sembra realmente visibile, oggi, che l’etica non è qualcosa di esteriore all’economia, la quale come una tecnica potrebbe funzionare da sé, ma è principio interiore, vitale dell’economia, la quale non funziona se non si tiene conto dei valori umani della solidarietà, delle responsabilità reciproche e se non integra l’etica nella costruzione dell’economia stessa: è la grande sfida di questo momento. Spero, con l’Enciclica, di aver contribuito a questa sfida”.

Il dibattito in corso è incoraggiante ma occorre continuare a rispondere alle sfide del momento e ad aiutare affinché il senso della responsabilità sia più forte della volontà del profitto, la responsabilità nei riguardi degli altri sia più forte dell’egoismo: in questo senso può accadere un’economia umana anche nel futuro.

Santità, nel corso dell’estate vi è stato il piccolo incidente al polso, ha potuto riprendere la sua attività e lavorare alla seconda parte del suo libro su Gesù, come desiderava?

“Non è ancora pienamente superato, ma vedete che la mano destra è in funzione e l’essenziale posso farlo: posso mangiare e, soprattutto, posso scrivere. Il mio pensiero si sviluppa soprattutto scrivendo; così per me è stata veramente una pena, una scuola di pazienza, non poter scrivere per sei settimane. Tuttavia, ho potuto lavorare, leggere, fare altre cose e sono andato anche un po’ avanti con il libro. Ma ho ancora molto da fare. Penso che, con la bibliografia e tutto quello che segue ancora, “Deo adiuvante”, potrebbe essere terminato nella prossima primavera. Ma questa è una speranza!”. E’ una piccola speranza, ma noi abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio, non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine: ogni singolo e l’umanità nel suo insieme.

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