mercoledì 26 giugno 2019

Domenica XIII

Le letture bibliche della Messa di questa Domenica ci invitano a meditare su un tema affascinante, attuale, che si può riassumere, accogliere con gioia: libertà e sequela di Cristo
L'evangelista Luca narra che Gesù, "mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme" (Lc 9,51). Nell'espressione "decisamente"  possiamo intravvedere la libertà e quindi l'amore di Cristo. Egli infatti sa che a Gerusalemme lo attende la morte di croce, ma in obbedienza
alla volontà del Padre di manifestare la larghezza dell'amore di Dio (non esclude nessuno), la lunghezza (è perseverante e nessuna difficoltà lo vince), l'altezza (si propone un fine altissimo, riportare ogni uomo ad essere, in Cristo, figlio nel Figlio e quindi fratello), la profondità (esso condivide fino in fondo le miserie di ogni uomo), offre se stesso per amore. E' in questa sua obbedienza al Padre che Gesù realizza la propria libertà come consapevole scelta motivata dall'amore. Chi è libero più di Lui che è l'Onnipotente? Egli però non ha vissuto la sua libertà sul piano della prassi come arbitrio erigendo la propria libertà individuale a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. L'ha vissuta non come dominio ma come servizio. In questo modo ha "riempito" di contenuto la libertà. che altrimenti rimarrebbe "vuota" possibilità di fare o di non fare qualche cosa. Come la vita stessa dell'uomo, la libertà, senza della quale non può accadere l'amore, trae senso dall'amore. Chi infatti è più libero? Chi si riserva tutte le possibilità individuali per paura di perderle, oppure chi si spende "decisamente" nel servizio e così si ritrova pieno di vita nel farsi dono com'è il suo essere dono del Donatore divino, per l'amore che ha donato e ricevuto?
L'apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani della Galazia, nell'attuale Turchia, dice: "Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni egli altri" (Gal 5,13). Vivere secondo la carne significa seguire la tendenza egoistica erigendo la libertà individuale, desideri e tendenze a valore fondamentale, culturalmente a pretese politiche. Vivere secondo lo Spirito invece è lasciarsi guidare nelle intenzioni e  nelle opere dall'amore di Dio, che Cristo ci ha donato e ci dona continuamente nella presenza sacramentale della Chiesa. La libertà cristiana è dunque tutt'altro che arbitrarietà, solitudine, trasformando anche l'attrattiva erotica nel tu agapico; è apertura al Tu di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce. Può sembrare un paradosso, ma il culmine della sua libertà il Signore l'ha vissuto sulla croce, vertice dell'amore del Padre. Quando sul Calvario gli gridavano: "Se sei il Figlio di Dio, fa spettacolo, scendi dalla croce!", egli dimostrò la sua libertà di Figlio proprio rimanendo su quel patibolo per compiere fino in fondo la volontà misericordiosa del Padre, non schiavo dell'opinione provocatoria. Con il suo dono sacramentale questa esperienza l'hanno condivisa altri testimoni della verità: uomini e donne che hanno dimostrato di rimanere liberi anche in una cella di prigione e sotto le minacce della tortura. "La verità vi farà liberi". Senza Dio, ritenuto superfluo ed estraneo a livello pubblico, ha luogo una radicale riduzione dell'uomo, considerato un semplice prodotto mitico della natura, come tale senza logos non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura cristiana occidentale, che era un rivendicazione della centralità di ogni persona e della sua libertà, del metodo democratico di amministrare la cosa pubblica. L'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e del positivismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura secolarizzata che pone il mercato al di sopra anche della politica, della democrazia, rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell'umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo mondiale con le altre culture  evitando la guerra, culture nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente contro ogni egemonia ideologica, oltre a non rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione della nostra vita. Perciò questa cultura divenuta egemone in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita, è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno popolare di speranza.
Abbiamo celebrato il Cuore Immacolato di Maria ieri.  Guardiamo a Lei, Umile ancella del Signore, la Vergine modello di persona spirituale, pienamente libera perché immacolata, immune da peccato e tutta santa, dedita al servizio di Dio e del prossimo. Con la sua materna premura ci aiuti nella realtà ontologica del nostro essere dono del Donatore divino a seguire Gesù, per conoscere la verità e vivere la libertà nell'amore. 


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