martedì 30 aprile 2019

Domenica III di Pasqua

"Simone di Giovanni, mi ami (agapao) più di costoro?" "Signore, tu lo sai che ti voglio bene (fileo)". "Pasci le mie pecorelle". Gesù aggiunge: "Seguimi!"
In questa terza domenica del ritmo settimanale della Pasqua la liturgia ci ripropone, come ogni Domenica, l'incontro con il Risorto, nel suo vero corpo. La risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena, come per Lazzaro; è
invece la più grande "mutazione" mai accaduta, il "salto" decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova dello stesso corpo crocefisso, l'ingresso in un ordine decisamente diverso come partecipi con il corpo della stessa vita divina, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi che lo incontriamo ogni Domenica, tutta la famiglia umana, la storia e l'intero universo.
 La liturgia di questa domenica ci propone un bellissimo Vangelo: l'ultimo capitolo di Giovanni, che racconta un'apparizione di Gesù sulla riva del lago di Galilea. Questo Vangelo comprende tre scene: l'incontro con Gesù e la pesca miracolosa; il pasto eucaristico con il Risorto come ogni Domenica; il dialogo tra Gesù e Simon Pietro. 
Su proposta di Pietro gli apostoli erano ritornati al lavoro abituale, e Gesù si manifesta ad essi in modo molto discreto. Non si rivela con tutta la sua gloria di risorto, ma si inserisce nella loro vita quotidiana in modo del tutto naturale. "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Essi rispondono di no. Poi questo personaggio sconosciuto con autorevolezza dà loro un consiglio: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". Essi, pur pescatori provetti, lo fanno, e non possono più tirare su la rete per 144 grossi pesci.
Gesù si manifesta così, con la sua potenza, nella vita degli apostoli. Il discepolo che Gesù amava capisce che si tratta di Gesù risorto e lo dice a Pietro: "E'  il Signore!". Gesù è sempre disponibile a farci ottenere, con la preghiera, ciò che  con le nostre forze umane, specialmente nella carità non riusciamo.
La seconda scena è il pasto eucaristico con il Risorto preparato sul fuoco della sua sofferenza.
Dopo questo pasto Gesù risorto ai rivolge a Simon Pietro. E' una scena commovente segnata dalla differenza tra agapao, l'amore pieno, e filèo, il voler bene semplice, come emerge nella nuova traduzione più conforme all'originale. Pietro, dopo aver giurato amore pieno, "Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai" (Mt 26,33; Mc 14,29); "Darò la mia vita per te!" (Gv 13,37). Pietro era pieno di sicurezza e di fiducia in se stesso, e questa sua presunzione aveva avuto come risultato il suo triplice rinnegamento di Gesù.
Ma oggi egli è stato trasformato dalla sua partecipazione alla passione di Gesù, dal suo rinnegamento, dal pianto del suo pentimento. Ora non risponde con presunzione alla prima domanda di Gesù: "Signore, io ti amo più di costoro". E' diventato più umile; perciò dice: "Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Allora Gesù gli dice: "Pasci i miei agnelli". Gli affida il suo gregge. La responsabilità che il Signore affida a Pietro, ai 366 successori, è basata sul voler bene  di Pietro. Non è possibile essere pastori nella Chiesa, se non c'è almeno un voler bene prioritario verso il Signore.
Gesù ripete la domanda senza insinuare un confronto con gli altri: "Simone di Giovanni, mi ami?". E Pietro conferma la sua risposta messa in risalto nella nuova traduzione italiana: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene".
Poi, per la terza volta Gesù domanda adeguandosi alla situazione di Pietro: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene (fileo)?". Pietro rimane addolorato perché Gesù per la terza volta gli abbia chiesto, e risponde: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". Così, con tre risposte umili e allo stesso tempo generose, Pietro ripara il suo triplice rinnegamento, il sentirsi superiore agli altri nel ruolo ricevuto da Gesù nella Chiesa. Il Signore gli ha offerto la grazia di riparare lo sbaglio che aveva fatto per l'eccessiva fiducia in se stesso sentendosi superiore agli altri.
Ma questa terza volta Gesù risorto gli dice qualcosa di più. Non si accontenta di dirgli: "Pasci le mie pecorelle", ma gli rivela anche la sorte che gli è riservata, il martirio cioè l'espressione più vera della fede nell'esercizio del suo ministero: "In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, tenderai le tue mani, e un altro ci cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi".
E l'evangelista spiega: "Questo gli disse per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio". E' una morte che glorifica Dio, come Gesù con la sua morte ha glorificato il Padre, ed è stato glorificato da lui.
Gesù risorto aggiunge: "Seguimi!". Pietro ha l'onore di poter seguire Gesù, di poter manifestare il suo amore per lui con una generosità basata sulla grazia stessa del Signore. Madre dei successori di Pietro, prega per loro!   

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