mercoledì 29 novembre 2017

Vivere come Cristo ha vissuto

Pasqua e Pentecoste stanno in continuità dinamica con il Sinai, con i Dieci Comandamenti

Una catechista che da anni insegna si sente rimproverare dal parroco perché ha fatto imparare i Dieci Comandamenti e quindi deforma la coscienza morale dei ragazzi perché la morale cristiana è puntare a vivere come Cristo ha vissuto e non secondo la Legge, a comandi e divieti. Traggo da Spirito
e libertà in Fede, Ragione, Verità e Amore di Joseph Ratzinger pp. 309-312
 Forse può sorprenderci che a Pentecoste la Chiesa proponga una lettura che parla del Sinai e della discesa di Dio con segni che hanno causato spavento e paura (Es 19,3 sgg). Sul Sinai venne comunicata la Legge di Dio, il contenuto del patto stretto tra Dio e Israele. Ciò che sentiamo al riguardo è che il racconto del Sinai è proprio in contrapposizione con il significato della Pentecoste.
Il Sinai ci fa pensare alla Legge, a comandi e divieti, a ciò che costringe l’uomo e gli rende difficile il cammino. La Pentecoste significa invece la festa dello Spirito che libera e dà libertà e un orizzonte più ampio. Negli anni giovanili, Karl Rahner ha detto che la Pentecoste ha rimosso gli steccati con cui i troppo zelanti tentarono di recintare la parola di Dio; nel frattempo, gli steccati dovevano essere rimossi. Lo Spirito di Dio deve continuamente liberarci dalle recinzioni poste alla sua opera.
Ma è proprio con la lettura del racconto del Sinai che la Chiesa vuole farci riflettere, penetrare più a fondo la specificità della Pentecoste. Dovremmo innanzitutto pensare che con la Pasqua e la Pentecoste la Chiesa concepisce qualcosa di veramente nuovo. Ma queste feste invero stanno in continuità dinamica con la storia di Israele; anzi con la storia dell’umanità, poiché ai primordi dietro queste feste ci sono culti legati alla Natura, alla Creazione: la Pasqua era un festa di popolazioni nomadi, la Pentecoste una festa del raccolto. Da queste sono derivate le feste di Israele: la Pasqua è la festa della fuga, della liberazione dall’Egitto – la rievocazione di quella notte misteriosa in cui Dio intenerì il cuore del faraone, cosicché Israele potesse aprirsi la via; la Pentecoste è la festa della commemorazione degli eventi del Sinai. Così, l’intervallo di cinquanta giorni che congiunge Pasqua e Pentecoste è stato assunto come celebrazione della religione di Israele. Nell’evento del Sinai, Israele non ha visto la revoca della libertà che gli era stata concessa la notte pasquale di Pesah; il Sinai era piuttosto il dono definitivo della libertà, poiché la libertà degli uomini non può consistere nelle libertà che vivono insieme e si accordino reciprocamente. Se ciascuno vuole imporre la propria libertà, se pensa solo a se stesso e alla propria idea di libertà, allora ci distruggiamo vicendevolmente, non esiste più libertà alcuna. La libertà umana può consistere solo nel confluire in tutto della libertà di ciascuno; nel fatto che al nostro vivere nel rispetto comune diamo un ordine e lo osserviamo, un ordine in cui tutti siamo legati gli uni agli altri mantenendo così un giusto ambito di libertà, la giusta condivisione della libertà secondo la verità e la giustizia di Dio: senza la Legge, senza i Comandamenti, senza la verità e la giustizia di Dio non c’è la libertà e quindi l’amore, la gioia.
Ciò che propriamente accadde sul Sinai è innanzitutto la conclusione di un patto, di una Alleanza, di una storia di amore tra Dio e il suo popolo, l’umanità. Patto significa legame. Così l’avvenimento principale del monte Sinai consiste nel fatto che Dio, come è ogni individuo, come persona si rivolge,  parla agli uomini, si dà loro e con ciò stabilisce in questo mondo il potere del Bene cui tendere; il che nello stesso tempo significa che Egli lega a sé gli uomini, i quali, a loro volta legandosi a Lui con i primi tre Comandamenti, entrano nella sua verità, lo conoscono e si accettano l’un l’altro con i sette Comandamenti, e così nasce la vera libertà, la possibilità di essere amati e di amare, di essere felici. Solo se c’è equilibrio tra le libertà – e solo Dio nostro Creatore può darcelo – viviamo insieme liberamente, nell’amore. L’anarchia cioè il fare della libertà individuale il valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare, non è la più alta forma di libertà e quindi di amore, ma la sua distruzione. L’equilibrio  tra le libertà è vera libertà, perciò il Sinai è stato la vera e completa liberazione di Israele. Quanto più gli uomini se ne allontanano, regredendo nell’arbitrio individualista, tanto meno sono liberi. Il legame con Dio secondo i primi tre Comandamenti ha per conseguenza anche il giusto coordinamento reciproco secondo i sette Comandamenti, perciò gli israeliti hanno concepito la Legge come un dono di Dio, mediante il quale Egli mostra loro come si vive con rettitudine – come si fa a essere insieme un uomo, una comunità e un popolo. Israele fu grato per il dono della Legge. Pieno di orgoglio esso ha detto: ci sono molte nazioni, ma nessuna è così vicina a Dio come la nostra – nessuna a cui Dio abbia mostrato come si può e si deve vivere rettamente, con amore.
Solo se vediamo e comprendiamo questo retroscena veterotestamentario possiamo comprendere rettamente anche la Pentecoste cristiana. Come solo il patto cioè  storia di amore o Antica alleanza del Sinai fondò davvero il popolo di Israele, così la Pentecoste o nuova storia di amore, Nuova Alleanza è il fondamento della Chiesa. Lo Spirito santo riunisce gli uomini che si erano allontanati cosicché essi possano ora vivere insieme rettamente, assistere l’un l’altro ad essere, grazie a Dio, uno per l’altro.  La nuova Legge è lo Spirito santo stesso. Non abbiamo più i 365 divieti e le 248 prescrizioni che i dotti di Israele trassero dai cinque libri di Mosè, dal Pentateuco. Lo Spirito santo, lo Spirito di Gesù, è la nostra “Legge”, che dice coerentemente solo questo: vivere come Cristo ha vissuto. E’ la comunione con Cristo che ci è stata concessa dallo Spirito santo a darci la libertà delle dieci parole del Sinai, a darci unità, apertura e grandezza. Solo da essa e per essa la Chiesa sempre risorge. Non possiamo costruire chiese tramite i nostri decreti, consigli e discussioni, vediamo tutti che ciò non basta. La Chiesa può sorgere solo se siamo stati toccati da Dio, se Egli ci apre il suo cuore, se ci mostra la sua volontà, se ci dona la sua vita. Solo allora la Chiesa sorge e diventa il luogo del nostro vivere con rettitudine fedeli alle dieci parole fino allo iota; solo allora si fa protezione contro il male e campo di forza per il bene nel mondo.
Nel Vangelo di Giovanni si trova un’immagine dello Spirito Santo notevole e inusuale (“Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi d’acqua viva scorreranno dal suo seno” Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato”( Gv 7,37-39). La storia della Pentecoste ci ha abituati a rappresentare lo Spirito santo con due elementi, il vento (la tempesta) e il fuoco; ma anche l’acqua è immagine dello Spirito santo. A un popolo che viveva in una zona desertica, sotto un clima in cui la pioggia è un dono raro, era molto più chiaro che a noi, che godiamo di ricche precipitazioni, che dono sia l’acqua, ed essa era invocata come un dono senza cui non c’è vita. Per la terra il sole è una condizione della vita, l’aria è la seconda, ma a esse deve aggiungersi l’acqua affinché ci sia vita. Con quel clima per il popolo di Israele l’acqua, la fonte vitale, il pozzo che dà acqua buona, è diventata la rappresentazione antonomastica della forza della vita, perciò Gesù può paragonare lo Spirito santo con l’acqua che porta la vita e  rende fertile  il deserto più profondo. L’uomo colmo dello Spirito del Risorto che procede dal Padre è per così dire un pozzo, un’oasi sgorgante acqua cioè amore, intono a cui cresce la vita.
Tutti conosciamo, credo, uomini che sono come sorgenti d’acqua cioè amore; ne conosciamo altri che sono come paludi, che effondono insalubre foschia; uomini in cui non c’è vera vita, non c’è libertà, non c’è amore.

Nessun commento:

Posta un commento