giovedì 23 novembre 2017

Gesù Cristo Re dell'Universo

Missione della Chiesa è annunciare e testimoniare Cristo, perché l’uomo, ogni uomo possa realizzare la sua vocazione regale cioè di amore
Celebriamo oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo. Fin dall’annuncio della sua nascita, il Figlio unigenito del Padre, assumendo un volto umano nascendo dalla Vergine Maria, viene definito “re”, nel senso messianico, cioè erede del trono di Davide, secondo le promesse dei profeti, per un
regno che non avrà fine (Lc 1,32-33). Questa regalità rimase del tutto nascosta fino ai suoi trent’anni, trascorsi in un’esistenza ordinaria a Nazareth. Poi, durante la vita pubblica, Gesù inaugurò il nuovo Regno, che “non è di questo mondo” (Gv 18,36) e accade già in questo mondo là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto. E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi la garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita che è “veramente” vita. Sappiamo dai Vangeli che Gesù rifiutò il titolo di re cioè di messia quando esso era inteso in senso politico, alla stregua dei “capi delle nazioni” (Mt 20,24). Invece, durante la sua passione, egli rivendicò una sua singolare regalità davanti a Pilato, il quale lo interrogò esplicitamente: “Tu sei re?”, e Gesù rispose: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18,37). Pilato, l’autorità pubblica, lo riconoscerà con la scritta sulla croce. La regalità di Cristo, infatti, è rivelazione e attuazione di quella di Dio Padre. Il quale governa non costringendo ma attirando liberamente tutti e tutto con amore misericordioso e giustizia. Il Padre ha affidato al Figlio che ha assunto un volto umano la missione di dare agli uomini la vita veramente vita amandoli fino al supremo sacrificio, e nello stesso tempo gli ha conferito il potere di giudicarli, dal momento che si è fatto Figlio dell’uomo, in tutto simile a noi rivelandoci sia chi è Dio e chi è ogni uomo (Gv 5,21-22.26.27).
Il Vangelo odierno insiste proprio sulla regalità universale di Cristo giudice, con la stupenda parabola del giudizio finale, che san Matteo ha collocato immediatamente prima del racconto della Passione (25,31-46). Le immagini sono semplici, il linguaggio è popolare, ma il messaggio è estremamente importante: è la verità sul nostro destino ultimo, sul senso di ogni vita e dell’umano, e sul criterio con cui saremo valutati. “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35) e così via. Chi non conosce questa pagina? Fa addirittura parte della nostra civiltà. Ha segnato la storia dei popoli che accogliendo pienamente la fede, vivendola e pensandola insieme è divenuta cultura cristiana in dialogo con tutte le culture: la gerarchia di valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e sociali. In effetti, il regno di Cristo non è di questo mondo, ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella storia e diviene dramma l’attuale frattura secolare fra Vangelo e cultura. Se accogliamo da Cristo l’amore per chi ci è prossimo nel bisogno, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se invece di persone con lo sguardo di amore verso il bene comune erigiamo, sul piano della prassi sociale, la libertà individuale a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare vanno in rovina tutte le relazioni in una solitudine infernale.
Il regno di Dio non è un al di là immaginario, posto in un futuro che non arriva mai, non è questione di onori e apparenze, ma, come scrive san Paolo, è “giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17), Spirito Santo che nella comunità trinitaria di Dio è Amore. Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più “piccoli” possano accedere al banchetto da lui preparato per tutti. Nel suo regno eterno fuori del tempo e dello spazio, Dio accoglie non solo chi riesce ma quanti tentano e ritentano giorno per giorno di mettere in pratica la sua Parola. Per questo  la Vergine Maria, la più umile di tutte le creature, è la più grande ai suoi occhi e siede Regina alla destra di Cristo Re. Alla sua celeste intercessione vogliamo affidarci ancora una volta con fiducia filiale, per poter realizzare la nostra missione regale cioè di amore nel mondo.  

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