mercoledì 30 novembre 2016

Avvento II

Gesù non si presenta subito come giudice come prediceva il Battista, ma come un uomo pieno di misericordia divina. Annuncerà anche il giudizio  particolare e universale in vista del quale convertirsi, ma in un secondo momento; il primo momento è l’offerta della misericordia divina

In questo tempo di Avvento la Comunità ecclesiale, mentre si prepara ad attualizzare sacramentalmente nella celebrazione eucaristica del Natale il mistero dell’Incarnazione cioè di Dio che si è fatto e si fa così vicino a noi, è invitata a riscoprire e
approfondire la propria relazione personale con Lui lasciandosi riconciliare nella confessione e in gesti di carità.
La parola Avvento si riferisce alla memoria di Dio che ha assunto un volto umano nel grembo verginale nascendo da Maria. E’ diventato un bambino. In questo modo egli adempie la grande e attesa promessa secondo la quale sarà “Emmanuele, un Dio con noi”. Dio si è fatto così vicino a noi, si è presentato in maniera così dimessa, che ognuno può sentirsi a suo agio con lui. Diventando un bambino, Dio ci propone di dargli del tu. Ha abbandonato ogni lontananza e con la sua misericordia ogni inacessibilità per il limite creaturale, soprattutto  per il peccato, per il male che avviene storicamente. Non è più irragiungibile per nessuno. A meno che persone anche perbene, anche fedeli ai riti religiosi, siano nel fondo del loro cuore orgogliose, piene di superbia, soddisfatte di sé, indifferenti ad aiutare persone che incontrano bisognose cioè prossime, persone che in realtà non sono docili a Dio, ma cercano soltanto  la propria soddisfazione, di portare avanti i propri progetti rendendo idoli i beni penultimi senza attendere quelli ultimi. Giovanni parte dalla critica severa, dal giudizio: “Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?”. Non basta che esse vengano  a farsi battezzare con il battesimo penitenziale di acqua, ma devono “fare frutti degni di penitenza”. Cioè, la conversione non consiste  soltanto in semplici riti religiosi, ma ina una trasformazione profonda della persona nel modo di pensare e di giudicare, di vivere, passando dall’autoreferenza, dall’indocilità a Dio a una sincera obbedienza a Lui in tutte le cose. Gesù non smentisce nulla della profezia di Giovanni, qualificandolo il più grande nato di donna prima di Lui. Ma cambia la modalità mettendo, con la sua venuta di icona della misericordia del Padre, in primo piano il movimento di Dio verso l’umanità, alla quale ciascuno è chiamato a rispondere con l’apertura, l’attesa, la ricerca, l’adesione. E anche storicamente ci sono continuamente nuovi inizi e mai strutture che garantiscono di fronte al rischio della libertà in esseri finiti come di fronte a situazioni di male. E come Dio è sovranamente libero nel rivelarsi e nel donarsi, perché mosso soltanto dall’amore misericordioso che non esclude il giudizio particolare e quello universale, così ogni persona umana è libera, responsabile nel dare, pur doveroso assenso: Dio attende fino al momento terminale della vita una risposta libera cioè di amore, di lasciarsi perdonare. 
In questi giorni di avvento la liturgia ci presenta un modello perfetto di tale risposta la Vergine Maria, che l’8 dicembre contempleremo nel mistero dell’Immacolata Concezione. La vergine è Colei che resta in ascolto, pronta sempre a compiere la volontà del Signore, ed è esempio per il credente che vive nella ricerca di Dio. Alla sua materna intercessione, Vergine dell’Avvento, affidiamo il nostro cammino incontro al Signore che viene nel prossimo Natale con la Confessione, la Comunione, le opere di misericordia materiale e spirituale: quello che ci darà quest’anno non ce l’ha mai dato, non ce lo darà mai più. Temo il Signore che passa con la nostra indifferenza!

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