sabato 11 settembre 2010

Newman

“Per trenta, quaranta, cinquant’anni ho cercato di contrastare con tutte le mie forze lo spirito del liberalismo nella religione” (Newman)

“Mai la santa Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che  si opponesse (allo spirito del liberalismo nella religione) più di oggi, quando, ahimé! Si tratta ormai di un errore che si estende come trappola mortale su tutta la terra; e nella presente occasione, così grande per me, quando è naturale che io estenda lo sguardo a tutto il mondo, alla santa Chiesa e al suo futuro, non sarà spero ritenuto inopportuno che io rinnovi quella condanna che già così spesso ho pronunciato. Il liberalismo in campo religioso è  la dottrina secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella
religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. E’ contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua fantasia. La devozione non si fonda necessariamente sulla fede.
Si possono frequentare le Chiese protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non appartenere a nessuna: Si può fraternizzare e avere pensieri e sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una comune dottrina o sentirne l’esigenza. Poiché dunque la religione è una caratteristica così personale ed una proprietà così privata, si deve assolutamente ignorarla nei rapporti tra le persone. Se anche uno cambiasse religione ogni mattina, a te che cosa dovrebbe importare? Indagare sulla religione di un altro non è meno indiscreto che indagare sulle sue risorse economiche o sulla sua vita familiare. La religione non è affatto un collante della società. Finora il potere civile è stato cristiano. Anche in nazioni separate dalla Chiesa, come nella mia, quand’ero giovane valeva ancora il detto:”Il cristianesimo è la legge del paese”. Ora questa struttura civile della società, che è stata creazione del cristianesimo, sta rigettando il cristianesimo. Il detto, e tanti altri che ne conseguivano,è scomparso o sta scomparendo, e per la fine del secolo, se Dio non interviene, sarà del tutto dimenticato. Finora si pensava che bastasse la religione con le sue sanzioni soprannaturali ad assicurare alla  nostra popolazione la legge e l’ordine; ora filosofi e politici tendono a risolvere questo problema senza l’aiuto del cristianesimo. Al posto dell’autorità e dell’insegnamento della Chiesa, essi sostengono innanzitutto un’educazione totalmente secolarizzata, intesa a far capire ad ogni individuo che essere ordinato, laborioso e sobrio torna a suo personale vantaggio. Poi si forniscono i grandi principi che devono sostituire la religione e che le masse così educate dovrebbero seguire, le verità etiche fondamentali nel loro senso più ampio, la giustizia, la benevolenza, l’onestà, ecc; l’esperienza acquisita; e quelle leggi naturali che esistono e agiscono spontaneamente nella società e nelle cose sociali, sia fisiche che psicologiche, ad esempio, nel governo, nel commercio, nella finanza, nel campo sanitario e nei rapporti tra le Nazioni. Quanto alla religione, essa è un lusso privato, che uno può permettersi, se vuole, ma che ovviamente deve pagare, che non può imporre agli altri né infastidirli praticandola (pubblicamente) lui stesso.
Le caratteristiche generali di questa grande apostasia sono identiche dovunque; ma nei particolari variano a seconda dei paesi. Parlerò del mio paese perché lo conosco meglio. Temo che essa avrà qui un grande seguito, anche se non si può immaginare come finirà. A prima  vista si potrebbe pensare che gli inglesi siano troppo religiosi per un modo di pensare che nel resto del continente europeo appare fondato sull’ateismo (Dio non c’entra nella storia). Occorre ricordare che le sette religiose, comparse in Inghilterra tre secoli fa e oggi così forti, si sono ferocemente opposte all’unione della Chiesa e dello Stato e vorrebbero la scristianizzazione della monarchia e di tutto l’apparato, sostenendo che tale catastrofe renderebbe il cristianesimo più puro e più forte. Il principio del liberalismo, poi, ci è imposto dalle circostanze. Consideriamo le conseguenze di tutte queste sette. Con tutta probabilità esse rappresentano la religione della metà della popolazione; e non dimentichiamo che il nostro governo è una democrazia. E’ come se, in una dozzina di persone prese a caso per la strada e che certamente hanno la loro quota di potere, si trovassero fino a sette religioni diverse. Ora come possono trovare unanimità di azione in campo locale e nazionale quando ciascuna si batte per il riconoscimento della propria denominazione religiosa? Ogni decisione sarebbe bloccata, a meno che l’argomento religioso non venga del tutto ignorato. Non c’è altro da fare. E in terzo luogo, non dimentichiamo che nel pensiero liberale c’è molto di buono e di vero; basta citare, ad esempio, i principi di giustizia, onestà, sobrietà, autocontrollo, benevolenza che, come ho già notato, sono tra i suoi principi più proclamati e costituiscono leggi naturali della società. E’ solo quando ci accorgiamo che questo bell’elenco di principi è inteso a mettere da parte e cancellare completamente la religione, che ci troviamo costretti a condannare il liberalismo. Invero, non c’è mai stato un piano del Nemico così abilmente architettato e con grandi possibilità di riuscita. E, di fatto, esso sta ampiamente raggiungendo i suoi scopi, attirando nei propri ranghi moltissimi uomini capaci, seri ed onesti, anziani stimati, dotati di lunga esperienza, e giovani di belle speranze.
Ecco come stanno le cose in Inghilterra, ed è un bene che tutti ce ne rendiamo conto; ma non si pensi che io ne sia spaventato. Certo ne sono dispiaciuto, perché penso possa nuocere a molte anime, ma non temo affatto che abbia la capacità di impedire la vittoria della Parola di Dio, della santa Chiesa, del nostro Re Onnipotente, il Leone della tribù di Giuda, il Fedele e il verace, e del suo Vicario in terra. Troppe volte ormai il cristianesimo si è trovato  in quello che sembrava essere un pericolo mortale; perché ora dobbiamo spaventarci di fronte a questa nuova prova. Questo è assolutamente certo; ciò che invece è incerto, e in queste grandi sfide solitamente  lo è, e rappresenta solitamente una grande sorpresa per tutti, è il modo in cui di volta in volta la Provvidenza protegge e salva i suoi eletti. A volte il nemico si trasforma in amico, a volte viene spogliato della sua virulenza e aggressività, a volte cade a pezzi da solo, a volte infierisce quanto basta, a nostro vantaggio, poi scompare. Normalmente la Chiesa non deve far altro che continuare a fare ciò che deve fare, nella fiducia e nella pace, stare tranquilla e attendere la salvezza di Dio. “Gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace” (Salmo 37,11) (Newman, Il “biglietto speech” (le parole con cui accolse la nomina a cardinale), 13 maggio 1879).

L’affermazione “In principio era il Logos”, con cui inizia il prologo del Vangelo di Giovanni, costituisce la parola conclusiva del concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. Nella stessa linea si è mossa la patristica, come documenta Newman che vi ha trovato anche la ragione della sua conversione al Cattolicesimo. Le sue opere fondamentali sono La Chiesa dei Padri e Gli Ariani del IV secolo. Famosa la frase di Tertulliano “Cristo ha affermato di essere la verità, non la consuetudine”. Sant’Agostino rende ragione della fede come “religione vera”, a differenza delle religioni pagane, ormai prive di verità agli occhi della stessa razionalità precristiana e realizza rispetto ad esse una grande opera di demitizzazione. Un cammino di questo genere era già iniziato nel giudaismo, ma rimaneva la difficoltà del legame speciale tra l’unico Dio creatore universale e il solo popolo giudaico, legame superato dal cristianesimo, nel quale l’unico Dio in Gesù Cristo morto e risorto  si pone come salvatore, senza discriminazioni, di tutti i popoli, di tutti gli uomini, dello stesso cosmo. E questa verità è continua nella vita della Chiesa: si chiama Tradizione. Se consideriamo la serie dei secoli lungo i quali il cattolicesimo si è conservato, la severità delle prove che ha affrontato, i mutamenti improvvisi e prodigiosi che lo hanno colpito sia dall’esterno che nel suo interno, l’incessante attività mentale e i doni di intelligenza dei suoi membri, l’entusiasmo che ha acceso, il furore delle lotte che sono insorte tra i suoi fedeli, la violenza degli assalti di cui ha subito l’urto, le responsabilità sempre crescenti che ha dovuto assumersi…, è del tutto inconcepibile che non sia andato in pezzi e in rovina, se fosse una corruzione del cristianesimo…Se la lunga serie dei suoi sviluppi fosse una sequela di corruzioni, avremmo l’esempio di un errore continuato così nuovo, così inspiegabile, così preternaturale da parere quasi un miracolo e da rivaleggiare con quelle manifestazioni della Potenza divina che costituiscono la prova del cristianesimo. Talvolta guardiamo con stupore e sbigottimento al grado di dolore che il corpo umano riesce a sopportare senza soccombere. Ma a lungo andare tutto questo ha un termine. Le febbri hanno il loro punto critico, dopo il quale viene la morte o la salute. Ma questa corruzione, se è una corruzione, che avrebbe ormai mille anni, non ha mai cessato di svilupparsi, andando vicino alla morte, ma senza mai esserne colpita e i suoi eccessi, invece di indebolirla, l’hanno resa più forte” (Lo sviluppo della dottrina cristiana, pp. 461 – 462, Bologna 1967).
Dialogando con lo spirito del liberalismo ricorda che alla fede Dio, che è Verità e Amore, non può costringere, perché un rapporto costretto non sarebbe più un rapporto di amore cioè vero ed ecco la priorità alla coscienza di ogni persona. Ma la fede, conseguente all’incontro con Gesù Cristo, non è riducibile ad una opinione privata e urge annunciare la verità salvifica di Gesù Cristo alla ragione del nostro tempo.

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