mercoledì 23 novembre 2016

Avvento

L’Anno Liturgico è memoria dell’evento storico di Gesù Cristo, della sua attualizzazione sacramentale a cominciare dal Natale e, nella prima parte di Avvento, dell’attesa del suo ritorno con le ultime realtà
Oggi, prima domenica di Avvento, la Chiesa inizia un nuovo Anno liturgico, un nuovo cammino di fede che, da una parte, fa memoria, attualizza sacramentalmente l’evento storico di Gesù Cristo, Dio che ha assunto un volto umano e ci ha
amati sino alla fine ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, e dall’altra, si apre al suo compimento finale, alla realtà escatologica. E proprio di questa duplice prospettiva vive il Tempo di Avvento, guardando e attualizzando sacramentalmente sia la prima venuta del Figlio di Dio, quando nacque dalla Vergine Maria, sia al suo ritorno glorioso, quando verrà “a giudicar i vivi e i orti”, come diciamo nel Credo. Quanto è importante per la fede, la speranza, la carità cioè l’attesa del ritorno glorioso di Cristo e il giudizio finale. E l’attuale silenzio pastorale sulle realtà ultime idolatrando le penultime  è una questione molto seria. La nostra predicazione, il nostro annunzio effettivamente è ampiamente orientato, in modo unilaterale, alla creazione di un mondo migliore che è sempre penultimo, mentre il mondo realmente migliore, in attesa del quale saremmo giudicati  sulla carità, non è più menzionato nemmeno in questa prima parte dell’Avvento con testi biblici forti. Tutti dobbiamo farci un esame di coscienza. Certo, si cerca di venire incontro all’uditorio, di dire loro quello che è nel loro orizzonte. Ma il compito di noi sacerdoti, genitori, educatori alla fede è allo stesso tempo sfondare questo orizzonte, ampliarlo, e di guardare alle cose ultime. I novissimi sono diventati come pane duro per gli uomini di oggi. Appaiono irreali. Vorrebbero al loro posto risposte concrete per l’oggi, soluzioni per le tribolazioni quotidiane. Ma sono risposte che restano a metà se non permettono di presentire e riconoscere che io mi estendo oltre questa vita storica, che c’è il giudizio; e che c’è la grazia, la misericordia, e l’eternità. In questo senso dobbiamo anche trovare parole e modi nuovi, per permettere all’uomo di sfondare il muro del suono del finito. Le cose ultime non sono un miraggio tipo Fata Morgana o utopie in qualche modo inventate, ma colgono esattamente la realtà in tutti gli aspetti. Dobbiamo sempre anche tenere presente che Egli con invincibile certezza, come cantiamo dopo la Consacrazione, ha detto: io tornerò. Questa parola sta sopra tutto. Sacramentalmente il Signore sempre è colui che viene, e che per ciò ci prepariamo sempre anche alla venuta definitiva proprio se andiamo incontro alla sua misericordia, lasciandoci modellare da Lui. Lasciarsi modellare dalla misericordia di Dio come antidoto alla spietatezza di un mondo indifferente a tanti poveri; è questa, per così dire, la preparazione perché egli stesso venga con la sua misericordia.

Vi sarà anche un autentico giudizio universale. Ogni uomo è sottoposto per così dire ad un penultimo giudizio al momento della morte. Il grande scenario dipinto dal Vangelo di Matteo è una similitudine per l’inimmaginabile. Non siamo in grado di immaginarci questo avvenimento inaudito; tutto il cosmo è davanti al Signore, tutta la storia è di fronte a Lui. Deve essere raffigurato in immagini, grazie alle quali ci è possibile immaginarlo. Ma, come sarà da un punto di vista visivo, va al di là della nostra capacità di immaginazione, anche degli artisti. Ma è molto importante la fede che Egli è giudice, che avrà luogo un giudizio vero e proprio, che l’umanità sarà separata e che a quel punto effettivamente vi è la possibilità di essere cacciati via; e che le cose non sono indifferenti. Oggi le persone tendono a dire: “Ma si, in fin dei conti non sarà così terribile. Dio misericordioso in fin dei conti  non può essere così”. No, invece, Egli ci prende sul serio nella nostra responsabilità. E l’esistenza del male è un fatto, che rimane e deve essere condannato. In questi senso, colmi di lieta gratitudine per la bontà, per la misericordia cioè per la certezza del perdono di Dio riconoscendo i propri peccati e lasciandoci riconciliare fino al compimento della vita, dovremmo anche percepire e prendere sul serio – rispetto al nostro programma di vita – il male che abbiamo visto nel nazismo e nel comunismo e che anche oggi vediamo intorno a noi di quella cultura , che nella globalizzazione secolarizzata vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita, nella quale la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale escludendo Dio dalla vita pubblica.     Maria ianua coeli, porta della vita veramente vita, prega per noi.

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