domenica 22 febbraio 2015

Domenica I di Quaresima

Domenica I di Quaresima
Consapevolezza della tentazione del Maligno e del servizio degli Angeli nel cammino battesimale, penitenziale della quaresima verso la Pasqua

Il percorso battesimale, penitenziale della quaresima verso la Pasqua si snoda nei tornanti delle cinque domeniche per lasciarci sempre più assimilare a Lui come figli nel Figlio fin dal Battesimo: la prima domenica con la consapevolezza della tentazione continua del Maligno e del servizio ininterrotto degli Angeli; la seconda la memoria della
trasfigurazione in Gesù e che può avvenire in noi in preghiera; la terza per ricordare che noi dobbiamo tentare e ritentare l’osservanza della Legge ma con la fede che solo Lui porterà a compimento; la quarta è la domenica quaresimale della gioia come anticipo della speranza affidabile, della meta così grande da giustificare la fatica, la lotta del cammino; la Domenica delle Palme è il grande portale della Settimana santa di passione, morte, risurrezione.
Oggi è la prima domenica di Quaresima, e il Vangelo, con lo stile sobrio e conciso di san Marco che riporta la predicazione di San Pietro, ci introduce nel clima di questo tempo liturgico: “Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. (Mc 1,12). In Terra Santa, ad ovest del fiume Giordano e dell’oasi di Gerico, si trova il deserto di Giuda, che per valli pietrose, superando un dislivello di circa mille metri, sale fino a Gerusalemme. Dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, Gesù si addentrò in quella solitudine condotto dallo stesso Spirito Santo, che si era posato su di Lui consacrandolo e rivelandolo quale Figlio di Dio Padre nello Spirito Santo. Nel deserto, luogo della prova, come mostra l’esperienza del popolo di Israele, appare con viva drammaticità la realtà dello svuotamento di Cristo, che si è spogliato della forma di Dio (Fil 2,6-7). Lui, che non ha peccato e non può peccare, si sottomette alla prova e perciò può compatire la nostra infermità (Eb 4,15). Si lascia tentare da Satana, l’avversario, che  dal principio e fin sul Calvario si è opposto al disegno salvifico dell’incarnazione  di Dio in favore degli uomini. Leggendo il Vangelo di Marco si ha l’impressione che la missione di Gesù sia un continuo confronto, una lotta con Satana che continua ad essere presente nel tempo della Chiesa, in noi per cui la vita cristiana è una milizia che richiede forza e coraggio. Ma è una lotta bellissima perché quando Il Signore vince in ogni passo, attraverso ogni tentazione della nostra vita, ci dà gioia, felicità grande.
Quasi di sfuggita, nella brevità del racconto, di fronte a questa figura oscura e tenebrosa che osa tentare perfino il Signore, appaiono gli angeli, figure luminose e misteriose. Gli angeli, dice il vangelo, “servivano” Gesù (Mc 1,13); essi sono il contrappunto di Satana. “Angelo” vuol dire “inviato”. In tutto l’Antico Testamento troviamo queste figure, che nel nome di Dio aiutano e guidano gli uomini. Basta ricordare il Libro di Tobia, in cui compare la figura dell’angelo Raffaele, che assiste il protagonista in tante vicissitudini. La presenza rassicurante dell’Angelo del Signore accompagna  il popolo d’Israele in tutte le sue vicende buone e cattive. Quello che cantiamo al Santo è la visione degli angeli che scendevano e salivano nella scala di Giacobbe e il testo è del profeta Isaia dei Serafini davanti a Dio che in ogni Messa cantano con noi. Alle soglie del Nuovo Testamento, Gabriele è inviato ad annunciare a Zaccaria e a Maria i lieti eventi che sono all’inizio della nostra salvezza; e un angelo, del quale non si conosce il nome, avverte Giuseppe, orientandolo in quel momento di incertezza. Un coro di angeli reca ai pastori la buona notizia della nascita del Salvatore; come pure saranno gli angeli ad annunciare alle donne la notizia gioiosa della sua risurrezione. Alla fine dei tempi, gli angeli accompagneranno Gesù nella sua venuta nella gloria (Mt 25,31). Gli angeli servono Gesù, che è certamente superiore ad essi, e questa sua dignità viene qui, nel Vangelo, proclamata in modo chiaro, seppure discreto. Infatti anche nella situazione di estrema povertà e umiltà, quando è tentato da Satana, Egli rimane il Figlio di Dio, il Dio che possiede un volto umano, il Messia, il Signore cioè il datore di ogni bene per noi.
Toglieremo una parte del Vangelo, se lasciassimo da parte gli angeli buoni a difesa di fronte al Male di quelli cattivi, angeli buoni i quali annunciano la sua presenza fra di noi e ne sono un segno. Si tratta, con l’invocazione della preghiera, di permettere a loro di agire. Invochiamoli spesso, perché ci sostengono nella lotta, nel lasciarci a assimilare a Gesù fino a identificarci con Lui. Domandiamo loro di vegliare, oggi, su Papa Francesco e sui suoi collaboratori della Curia Romana che in questo pomeriggio, come ogni anno, iniziano la settimana di Esercizi spirituali. Maria, Madonna, Regina degli Angeli, prega sul nostro cammino quaresimale.


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