lunedì 27 gennaio 2014

La Buona Novella è da comunicare a tutti

La Buona Novella, che Gesù porta, non è riservata a una parte dell’umanità, è da comunicare a tutti. E’ un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare e di chiedere

“Il Vangelo di questa domenica racconta gli inizi della vita pubblica di Gesù nelle città e nei Villaggi della Galilea. La sua missione non parte da Gerusalemme, cioè dal centro
religioso, centro anche sociale e politico, ma parte da una zona periferica, una zona disprezzata dai giudei più osservanti, a motivo della presenza in quella regione di diverse popolazioni straniere; per questo il profeta Isaia la indica come “Galilea delle genti” ( Is8,23).

E’ una terra di frontiera, una zona di transito dove si incontrano persone diverse per razza, cultura e religione. La Galilea assomiglia al mondo di oggi: compresenza di diverse culture, necessità di confronto e necessità di incontro. Anche noi siamo immersi ogni girono in una “Galilea delle genti”, e in questo tipo di contesto possiamo spaventarci e cedere alla tentazione di costruire recinti per essere più sicuri, più protetti.Ma Gesù ci insegna che la Buona Novella, che Lui porta, non è riservata a una parte dell’umanità, è da comunicare a tutti. E’ un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare di chiedere.

Partendo dalla Galilea, Gesù ci insegna che nessuno è escluso dalla salvezza di Dio, anzi, che Dio preferisce partire dalle periferie, dagli ultimi, per raggiungere tutti. Ci insegna un metodo, il suo metodo, che però esprime il contenuto, cioè la misericordia del Padre. “Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata. Uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (Evangeliigaudium, 20).

Gesù comincia la sua missione non solo da un luogo decentrato, ma anche da uomini che si direbbero, così si può dire, “di basso profilo”. Per scegliere i suoi primi apostoli e futuri apostoli, non si rivolge alle scuole degli scribi e dei dottori della Legge, ma alle persone umili e alle persone semplici, che si preparano con impegno alla venuta del Regno di Dio. Gesù va a chiamarli là dove lavorano, sulla riva del lago: sono pescatori. Li chiama, ed essi lo seguono, subito. Lasciano le reti e vanno con Lui: la loro vita diventerà un’avventura straordinaria e affascinante.

Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi! Il Signore passa per le strade della nostra vita quotidiana. Anche oggi in questo momento, qui, il Signore passa per la piazza. Ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il regno di Dio, nelle “Galilee” dei nostri tempi. Ognuno di voi pensi: il Signore passa oggi, il Signore mi guarda, mi sta guardando! Cosa mi dice il Signore? E se qualcuno di voi sente che il Signore gli dice “seguimi” sia coraggioso, vada con il Signore. Il Signore non delude mai. Sentire nel vostro cuore se il Signore vi chiama a seguirlo. Lasciamoci raggiungere dal suo sguardo, dalla sua voce, e seguiamolo! “Perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce” (ibid. 228) (Papa Francesco, Angelus, 26 gennaio 2014).

Il metodo di Dio di partire dalle periferie non é solo metodo ma esprime il contenuto, cioè la misericordia del Padre che non vuole che nessuna periferia, nemmeno quanti non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare di chiedere sia escluso.
Ma per provare la gioia di evangelizzare in modo fecondo partiamo dal nostro io trasformato, purificato, “aperto” mediante l’inserimento in un noi di fraternità ecclesiale diventando così “uno in Cristo” Gal 3,28). “Io, ma non più io”: è la formula dell’esistenza cristiana fondata sul battesimo, la formula della risurrezione dentro il tempo, la formula della “novità cristiana” chiamata  a trasformare il mondo, divenendo per tutti quelli che incontriamo donne e uomini nuovi, veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori a tutti della gioia e della speranza affidabile nel mondo, capace di accompagnare tutti ad affrontare il proprio presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino.
Il Signore passa anche oggi, in concreto, in quella comunità di uomini e di donne entro la quale noi viviamo uniti perché Cristo non può essere diviso in chi è di Paolo, di Apollo, di Cefa, di questo o di quel carisma, movimento, comunità particolare. “C’è anche –Papa Francesco – chi sostiene: “E io sono di Cristo” (1 Cor1,12). Neppure coloro che intendo rifarsi a Cristo possono essere elogiati da Paolo, perché usano il nome dell’unico Salvatore per prendere le distanze da altri fratelli all’interno della comunità. In altre parole, l’esperienza particolare di ciascuno, il riferimento ad alcune persone significative della comunità, diventano il metro di giudizio della fede degli altri”.

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