sabato 15 agosto 2009

Maria, madre dei sacerdoti

Peculiare rapporto di maternità tra Maria e i presbiteri

“Nel contesto dell’Anno Sacerdotale vorrei parlare del nesso tra la Madonna e il sacerdozio. E’ un nesso profondamente radicato nel mistero dell’Incarnazione. Quando Dio decise di farsi uomo nel suo Figlio, aveva bisogno del “sì” libero di una sua creatura. Dio non agisce contro la nostra libertà. E succede una cosa veramente straordinaria: Dio si fa dipendente dalla libertà, dal “sì” di una creatura; aspetta questo “sì”. San Bernardo di Chiaravalle, in una delle sue omelie, ha spiegato in modo drammatico questo momento decisivo della storia universale, dove il cielo, la terra e Dio stesso aspettano cosa dirà questa creatura.

Il “sì” di Maria è quindi la porta attraverso la quale Dio è potuto entrare nel mondo, farsi uomo. Così Maria è realmente e profondamente coinvolta nel mistero dell’Incarnazione, della nostra salvezza. E l’Incarnazione, il farsi uomo del fIglio, era dall’inizio finalizzata al dono di sé; al donarsi con molto amore nella Croce, per farsi pane (eucaristia) per la vita del mondo. Così sacrificio, sacerdozio e Incarnazione vanno insieme e Maria sta al centro di questo mistero” (Benedetto XVI, Udienza Generale, 12 agosto 2009).

Gesù, prima di morire, vede sotto la Croce la Madre; e vede il figlio diletto e questo figli diletto certamente è una persona, un individuo molto importante, ma è di più: è un esempio, una prefigurazione di tutti i discepoli amati, di tutte le persone chiamate dal Signore per essere “discepolo amato” e, di conseguenza, in modo particolare anche dei sacerdoti. Gesù dice a Maria: “Madre ecco tuo figlio” (Gv 19,26). E’ una specie di testamento: affida sua Madre alla cura del figlio, del discepolo. Ma dice anche al discepolo: “Ecco tua madre” (Gv 19,27). Giovanni prese Maria nell’intimo della sua vita, del suo essere, nella profondità del suo essere. Prendere con sé Maria, significa introdurla nel dinamismo dell’intera propria esistenza – non è una cosa esteriore – e in tutto ciò che costituisce l’orizzonte del proprio apostolato. Da qui si comprende come il peculiare rapporto di maternità esistente tra Maria e i presbiteri costituisca la fonte primaria, il motivo fondamentale della predilezione che nutre per ciascuno di loro. Maria li predilige infatti per due ragioni:

- perché sono più simili a Gesù, amore supremo del suo cuore,

- perché anch’essi, come Lei, sono impegnati nella missione di proclamare, testimoniare e dare Cristo al mondo. Per la propria identificazione e conformazione sacramentale a Gesù, Figlio di Dio e figlio di Maria, ogni sacerdote può e deve sentirsi veramente figlio prediletto di questa altissima e umilissima Madre.

Il Concilio Vaticano II invitai sacerdoti a guardare a Maria come al modello perfetto della propria esistenza, invocandola “Madre del sommo ed eterno Sacerdote, Regina degli Apostoli. Ausilio dei presbiteri nel loro ministero”. E i presbiteri – prosegue il Concilio – “devono quindi venerarla ed amarla con devozione e culto filiale” (PO 18). Il Santo Curato d’Ars amava ripetere: “Gesù Cristo, dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire la sua Santa Madre”. Questo vale per ogni cristiano, per tutti noi, ma in modo speciale per i sacerdoti.

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