giovedì 27 agosto 2009

Chi è Chiesa?

Ma chi è Chiesa?

“La Chiesa non è soltanto il piccolo gruppo degli attivisti che si trovano insieme in un certo luogo per dare avvio ad una vita comunitaria. La Chiesa non è nemmeno semplicemente la grande schiera di coloro che alla domenica si radunano insieme per celebrare l’Eucaristia.

E infine, la Chiesa è anche di più che il Papa, vescovi e preti, di coloro che sono investiti del ministero sacramentale. Tutti costoro che abbiamo nominato fanno parte della Chiesa, ma il raggio della compagnia in cui entriamo mediante la fede, va più in là, va persino al di là della morte.

Di essa fan parte tutti i Santi, a partire da Abele e da Abramo e da tutti i testimoni della speranza di cui racconta l’Antico Testamento, passando attraverso Maria, la Madre del Signore, e i suoi apostoli, attraverso Thomas Becket e Tommaso Moro, per giungere fino a Massimiliano Kolbe, a Edih Stein, a Piergiorgo Frassati. Di essa fan parte tutti gli sconosciuti e i non nominati, la cui fede nessuno conobbe tranne Dio; di essa fanno parte gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi, il cui cuore si protende sperando e amando Cristo, “l’autore e perfezionatore della fede”, come lo chiama la lettera agli Ebrei” (12,2) (Ratzinger Benedetto XVI, Meeting 1990).

Con l’appartenenza a vissuti fraterni di comunione ecclesiale autorevolmente guidata, anche piccoli di numero, veniamo a far parte di una grande famiglia nel tempo e nello spazio e tutto passa attraverso il perdono del Padre in Cristo nello Spirito Santo e la sua realizzazione attraverso la via della penitenza e della sequela ed è in primo luogo il centro del tutto personale di ogni rinnovamento. Ma proprio perché il perdono concerne ogni persona nel suo nucleo più intimo, esso è in grado di accogliere in unità, ed è il centro del rinnovamento della comunità. Se infatti vengono tolte da me la polvere e la sporcizia, che rendono irriconoscibile in me l’immagine della relazione trinitaria, allora in tal modo divengo davvero anche simile all’altro, il quale è anche lui immagine di Dio, e soprattutto io divengo simile a Cristo, che è l’immagine di Dio senza limite alcuno, il modello secondo il quale noi tutti siamo stati creati. Io vengo strappato dal mio isolamento e sono accolto in una nuova comunità – soggetto; il mio “io” è inserito nell’”io” di Cristo e così unito a quello di tutti i miei fratelli. Solamente a partire da questa profondità di rinnovamento e di relazione del singolo nasce la Chiesa, accade quella comunità fraterna concreta che unisce e sostiene in vita e in morte. Solo quando prendiamo coscienza di tutto ciò, vediamo la Chiesa nel suo giusto ordine di grandezza.

Non solo le maggioranze occasionali che si formano qui o là nella Chiesa a decidere il suo e il nostro cammino. Essi, i Santi, sono la vera, determinante maggioranza secondo la quale noi ci orientiamo. Ad essadi umanità, che non ci abbandonano nel dolore e nella solitudine, anzi anche nell’ora della morte camminano al nostro fianco. ci atteniamo! Essi traducono il divino nell’umano anche quando è provato, l’eterno nel tempo. Essi sono i nostri veri maestri

Qui noi tocchiamo qualcosa di molto importante. Una visione del mondo che non può dare un senso anche al dolore e renderlo prezioso non serve a niente. Essa fallisce proprio là dove fa la sua comparsa la questione centrale dell’esistenza. Coloro che sul dolore non hanno nient’altro da dire se non che si deve combatterlo, ci ingannano. Certamente bisogna fare di tutto per alleviare il dolore di tanti innocenti e per limitare la sofferenza. Ma una vita umana senza dolore non c’è, e chi non è capace di accettare il dolore attraverso una fraternità, si sottrae a quelle purificazioni che solo fanno diventare maturi. Nella comunione ecclesiale con Cristo il dolore diventa pieno di significato, non solo per me stesso, come processo di purificazione, ma anche al di là di me stesso esso è utile per il tutto. E la vita veramente vita da risorti con il Risorto va al di là della nostra esistenza biologica. Dove non c’è più motivo per cui vale la pena morire, là anche la vita non val più la pena.

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