martedì 27 dicembre 2016

Preghiera 73

Preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione con la certezza di fede che dopo l’incarnazione il maligno non ha più la possibilità di vincere che aveva prima dell’incarnazione      
Madonna della Salute Dossobuono 2 gennaio 2017 18,30 - 20,00
 Canto all’esposizione (140) –
1. Di quale immenso amore Iddio ci ha amati, da darci il Figlio suo i far di noi suoi figli. R) Godiamo ed esultiamo: per noi il Cristo è nato, andiamo al Redentor.
2. Dall’albero di Iesse è germogliato il fiore, s’innalza tra le genti, vessillo di salvezza. R) Godiamo…
3. Il Re dell’universo in un presepe nasce: Colui che
regna in cielo vagisce in una grotta. R) Godiamo…
4. I vigili pastori, dall’Angelo avvertiti, accorron al presepe, adorano il Bambino. R) Godiamo…
5. Il Sole di giustizia s’eleva sopra il mondo: la Luce 6. I Magi dall’oriente, al segno d’una stella raggiungono Betlemme, recano i loro doni. R) Godiamo…
7. Nel Verbo fatto uomo la Trinità lodiamo: al Dio uno e Trino sia lode sempiterna.  R) Godiamo

Nella festa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, dalla sua prima lettera abbiamo ascoltato: ”Carissimi, ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta”.
Siamo ancora nel tempo natalizio e in questa preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione ci aiuta l’entusiasmo di Giovanni  per il mistero dell’Incarnazione, ne mostra tutto il realismo, la profondità e l’efficacia anche contro il nemico numero uno, il tentatore per eccellenza che con proditoria astuzia agisce ancora, il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Ma non ha più la possibilità di vincere che ha avuto prima dell’Incarnazione. Al tempo in cui Giovanni ispirato scrive a un noi, lui e i cristiani, il Natale come tutti i momenti storici dell’Incarnazione, soprattutto la Passione, morte, risurrezione, quindi la nascita si rendevano attuali sacramentalmente e Giovanni può dire con i cristiani ciò che  “noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita”. Ma questo vale anche per noi con la celebrazione eucaristica, il sacramento della riconciliazione, questa sera il sacramentale dell’unzione al termine della preghiera.
Già alle origini del cristianesimo, ai tempi di san Giovanni con la gnosi c’era qualcuno che diceva che era impossibile che il Figlio di Dio prendesse una carne umana, che risorto potesse rendere attuale sacramentalmente attuale il Natale, era solo una conoscenza storica: solo apparenza, solo parola, solo memoria del passato. San Giovanni insiste: non è solo apparenza il Verbo, il Figlio di Dio che nasce bambino, che continua a farsi presente e operante sacramentalmente annunciato dalla  Sua Parola: “Noi (io Giovanni e voi credenti attraverso l’attualizzazione e l’azione sacramentale annunciato dalla Parola) abbiamo veduto, udito, toccato…”. E’ realtà, non illusione, solo conoscenza, memoria del passato: nasce Bambino, nasce anche umanamente il Figlio di Dio, nasce la Madre di Dio, Gesù tentato, crocifisso, morto, sepolto è uomo come noi, ha preso la nostra esistenza per liberarla dalla possibilità di soccombere al Maligno, guarirla, consolarla, risuscitarla, come noi tranne il peccato perdonato dalla sua misericordia. Questo in continuità dinamica o Tradizione  è il realismo eucaristico della sua presenza e della sua azione sacramentale dell’Incarnazione.
E San Giovanni ne mostra pure la profondità. Questo Gesù non è semplicemente un uomo, ma è la manifestazione di una realtà che libera dal maligno, che guarisce, che consola che non possiamo nemmeno  concettualizzare completamente: è una individualità umana ed insieme, incarnato, è la persona divina del Verbo della vita, dice Giovanni, con una parola greca (“logos”) che esprime una realtà spirituale. Ed è la vita stessa nella sua realtà più profonda, originaria, è “la vita eterna che era presso il Padre e si è resa vicina a noi”, bambino come tutti i bambini: questo mistero della vita che così si rende percepibile a noi, questo mistero che non abbiamo mai finito di considerare, la vita veramente vita che era presso il Padre data a noi, data a me. Si tratta di un grande mistero, certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova nella risurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della  speranza data a noi come virtù teologale dallo Spirito Santo. Ma la cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore può essere accostato e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima unione con Dio, che è l’Amore in persona davvero più forte dell’odio satanico  e della morte. Il Logos, il Figlio era una cosa sola con la Vita veramente vita, indistruttibile e pertanto, incarnato, poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte: in concreto nell’Ultima Cena egli ha anticipato e  accettato per amore la propria morte in croce, l’apparente vittoria di Satana, trasformandola così nel dono di sé che continua nel Sacrificio della Messa, quel dono cui partecipare almeno la Domenica che ci dà vita, ci libera, ci guarisce e ci salva togliendoci ogni paura: quando dopo il Padre Nostro il sacerdote continua “Liberaci…” è preghiera di liberazione, ma occorre saperlo e pensarci perché Lui possa operare. La sua risurrezione è stata dunque come un’esplosione di luce natalizia, un’esplosione pasquale dell’amore che scioglie il condizionamento del Maligno, le catene del peccato e della morte. Egli ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà che nella fede, nella speranza, nella carità, virtù teologali infuse dallo Spirito Santo, stiamo vivendo, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo sempre sotto attacco del Maligno con proditoria astuzia, lo trasforma , lo attira a sé, avviando continuamente nuovi inizi dopo momenti  drammatici, come ci assicura l’Apocalisse.
143 – 1. Dio si è fatto come noi per farci come lui. R) Vieni, Gesù, resta con noi! Resta con noi!
2. Viene dal grembo d’una donna, la Vergine Maria. R) Vieni…
3. Tutta la storia lo aspettava: il nostro Salvatore. R) Vieni …
4. Egli era un uomo come noi e ci ha chiamato amici. R) Vieni …
5. Egli ci ha dato la sua vita, insieme a questo pane. R) Vieni …
6. Noi, che soprattutto a Natale, mangiamo questo pane. R) Vieni…
7. Noi, che crediamo nel suo amore, nel suo perdono, vedremo la sua gloria. R) Vieni…
8. Vieni, Signore, in mezzo a noi: resta con noi per sempre. R) Vieni …
E un altro nome di questo Verbo, di questo Logos è quello di Figlio, il Figlio che riceve con lo Spirito la vita dal Padre, ma che pure, con il Padre e attraverso lo Spirito, comunica la vita e ci fa figli nel Figlio e quindi liberi, uguali, fratelli, con la possibilità di non soccombere al  Maligno e di esserne liberati, senza più alcuna paura se non quella di poter far a meno del Donatore divino del nostro e altrui essere dono, come di tutto il mondo che ci circonda, non pregando continuamente oltre che lavorando.
San Giovanni ci fa capire quante profondità ci sono nella persona divinamente umana del Figlio incarnato, quindi di figli del Figlio con il dono del suo Spirito, ci dice questa unione con il Padre, questa comunione …E l’Incarnazione ha proprio lo scopo di farci partecipare a questa comunione divina straordinaria; perché siamo “in comunione col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo”, nessun peccato è imperdonabile, nessun male storico provocato dal Maligno facendo soccombere l’uomo è irrimediabile: l’Incarnazione per la comunione. Anche questa è la meraviglia, la buona notizia, il Vangelo da rendere coscienti tutti: tanto la carne cioè l’essere spirito corporeo finito e con il libero arbitrio è motivo di divisione! Con la carne siamo temporalmente in un certo luogo e non altrove, provare una gioia intensa in una relazione ma non in continuità passando dalla gioia alla sofferenza, possiamo raggiungere le persone care anche con il pensiero, ma la carne ci impedisce di essere in diretta comunione con loro. E per i beni materiali valutati come idoli, quante liti, discussioni, divisioni, drammi che avviano la sofferenza infernale!
Il Figlio di Dio, prendendo la nostra carne ferita dal peccato nel grembo verginale di Maria, ne ha fatto un mezzo di comunione con Dio e fra di noi. Nel Sacrificio della Messa che attualizza sacramentalmente l’Incarnazione dal Natale alla Pasqua, dove la carne di Cristo si è messa al servizio della comunione, facciamo la comunione, cioè riceviamo la comunione con il Padre e quindi la comunione tra di noi. Perché ciò fosse possibile, bisogna che Cristo sacrificasse la sua carne natalizia, la consegnasse liberamente ai nemici per farne un sacrificio perfetto di liberazione, di guarigione, di consolazione. Allora la vita veramente vita, la vita divinamente umana mostrò e mostra continuamente tutta la sua potenza.
E nel Vangelo della festa di san Giovanni il Natale ci porta già a pasqua: “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” nelle risurrezione, la greppia anticipo profetico della Croce, bambino avvolto in fasce anticipo della risurrezione. Questo Vangelo nel tempo natalizio ci porta già a Pasqua, ci mostra lo scopo raggiunto con la creazione ricreata: la vita ha vinto la morte e si è manifestata nel progetto di Dio creatore, ricreatore. E ciò che il discepolo amato vide è questa vittoria della vita rovinata dal Maligno all’origine della prima disgrazia, manifestata nel  sepolcro dalle bende, dal sudario: il corpo di Cristo non è più nel sepolcro, perché la vita veramente vita ha trionfato, come per Maria Assunta e come siamo tutti destinati. Ma Gesù incarnato fin dal Natale con al sua Parola e sacramentalmente è sempre con noi, perché questa vittoria sulla morte provocata dal Maligno facendo soccombere l’uomo nel  peccato fin dall’origine, l’ha riportata per noi come umanità e per ciascuno.
Ma questa sera vorrei farvi rivivere il motto della Chiesa che risale ai primordi, scritto da Paolo, dal carcere, ai cristiani di Filippo tormentati e pieni di paura per l’azione del Maligno: “Rallegratevi! Ve lo ripeto ancora, rallegratevi! Il Signore è vicino!”. Noi in questa sera natalizia, certi dell’attualizzazione sacramentale della memoria del Natale di allora, possiamo avvertire qualcosa della vicinanza del Signore che libera, guarisce, consola convenendo insieme in preghiera. Ciò che Figlio del Padre nello Spirito Santo era fuori del tempo e dello spazio si è fatto bambino, ciò che come risorto, asceso al cielo si è fatto e si fa bambino, ciò che con la sua parola abbiamo udito, ciò che esposto in quella bianca particola vediamo con i nostri occhi della fede, ciò che contempliamo e ciò che con il sacramentale dell’unzione ci tocca, il Verbo della vita, poiché con l’incarnazione si fa visibile fin dal grembo verginale di Maria, noi reciprocamente ce lo annunciamo, con l’impegno di testimoniarlo ai nostri cari, alle persone per le quali siamo convenuti in preghiera perché siano in comunione con Lui, liberi, senza paura.
Dio si fa vicino come agnello e non come leone, o come lupo, o come toro. Gli uomini lo avevano atteso così anche nell’Antica Alleanza, anche con Giovanni Battista: come forza primordiale che scardina le strutture di questo mondo creandone di completamente nuove, che arreca, come si esprimo parecchie espressioni dell’Antico Testamento, il giorno della vendetta di Dio. Ma in Gesù, nel Verbo che assume un volto di bambino, che si lascia uccidere in croce con una Nuova Alleanza, una nuova storia di amore, che è veramente, corporalmente, sostanzialmente davanti a noi come particola. Non ci raggiunge nell’immagine di animali grandi e potenti, immagine dei poteri e delle forze di questo mondo. Dio viene come agnello nella forza dell’amore inerme, e questo è il suo potere. Ci si accorge che nel nostro cuore attendevamo nell’immagine dell’Agnello, la forza dell’amore inerme che vince le forze numerose e potenti di questo mondo dove il nemico occulto semina errori e sventure, con la  Nuova e definitiva Alleanza o storia di amore misericordioso non distrugge mai, ma sana, perdona, ricrea. Dio viene come agnello; è questa la redenzione del mondo. Gesù bambino difende la sua irriconoscibilità, il suo “essere piccolo” perché il più piccolo nel Regno dei Cieli è Lui, Gesù Cristo, vincitore di Satana. Proprio in questo “essere piccolo” di Dio, in questa particola esposta, sta la grande forza nuova, a confronto della quale tutta la grandezza di questo mondo, icona di Satana, è ridicola e, in fin dei conti, infima e misera. Gesù vuol dirci in questa sera natalizia: quando voi non volete accogliermi e non riconoscermi nel piccolo gruppo per i molti, quando aspettate la grande esplosione che sconvolga tutto, leggete alla luce del Natale i profeti e vedete se in realtà è proprio questo ciò che è annunciato.
Le azioni di Gesù Cristo che costituiscono i suoi veri segni e la sua attestazione da parte die profeti sono ricondotte a due nelle parole del profeta che egli cita. Ai poveri è annunciata la lieta novella di liberazione, di guarigione, di consolazione: la prima è l’evangelizzazione Dio che si fa bambino nel grembo verginale della Madre di Dio. E poi i ciechi riacquistano prima della vista fisica quella di fede di Dio in Lui, gli zoppi interiormente camminano, i lebbrosi si sentono purificati, i morti risuscitano dalla prospettiva di finire in cenere: l’altra è la misericordia del non ritenere nessun peccato imperdonabile, nessun male irrimediabile e tutto proviene dalla misericordia del Padre. Le azioni di Gesù, i suoi veri segni di liberazione, i segni dell’Agnello sono questi due: il vangelo e la misericordia –la parola e l’amore. Ed è per questo che la parola e l’amore rimangono anche il metro per ogni discepolanza di Gesù Cristo, per ogni servizio della Chiesa, per ogni liberazione, per ogni guarigione, per ogni consolazione sotto lo sguardo della Madonna della salute.
(281) 1. Quanta sete nel mio cuore: solo in Dio si spegnerà. Quanta attesa di salvezza: solo in Dio si sazierà. L’acqua viva ch’egli dà sempre fresca sgorgherà.
R) Il Signore è la mia vita, il Signore è la mia gioia.
2. Se la strada si fa oscura spero in lui: mi guiderà. Se l’angoscia mi tormenta spero in lui: mi salverà. Non si scorda mai di me, presto a me apparirà. R)Il Signore..
3.Nel mattino col Padre nostro ti invoco: tu, mio Padre, risponderai. Nella sera col Padre nostro rendo grazie: tu, mio Padre misericordioso, ascolterai. Al tuo monte salirò e vicino ti vedrò. R) Il Signore …

Tutti insieme:  Vieni Spirito santo, vieni attraverso la Madonna della salute, toglici ogni paura del Maligno, e donaci la pace, la serenità, la gioia, la benevolenza.
(226) Nelle lotte, nei timori, in continue avversità, della Chiesa Madre sei tu: Ausiliatrice, noi t’invochiam!  R) Ave, ave, ave.
 Maria! Beata Vergine, Madonna della salute, con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni che ti dicono beata.
Cerchiamo in te le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Accogli con benevolenza di Madre l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia, dinnanzi a questa  tua immagine a noi tanto cara, affinché con la tua potente intercessione tu possa liberare da ogni oppressione malefica, guarire da ogni male del corpo e dello spirito e consolare nelle nostre afflizioni.
Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi e che nulla ti è estraneo di ciò che abita nei nostri cuori. Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso. Custodisci la nostra vita fra le tue braccia: benedici e afforza ogni desiderio di bene; ravviva e alimenta la fede; sostieni e illumina la speranza; suscita e anima la carità; guida tutti noi nel cammino della santità. Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione per i piccoli e per i poveri, per gli esclusi e i sofferenti, per i peccatori e gli smarriti di cuore: raduna tutti sotto la tua protezione di fronte all’azione ordinaria e straordinaria del Maligno e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Benedizione  eucaristica
Benedizione dell’acqua
Unzione con l’Olio benedetto

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