sabato 3 dicembre 2016

Preghiera 72

SICUREZZA, SERENITA’ E LETIZIA 
NATALIZIA NELLA PREGHIERA DI LIBERAZIONE, GUARIGIONE, CONSOLAZIONE
Madonna della Salute Dossobuono 5 dicembre 2016 18,30-20
Canto di esposizione (140) – 1. Di quale immenso amore Iddio ci ha amati, da darci il Figlio suo i far di noi suoi figli. R) Godiamo ed esultiamo: per noi il Cristo è nato, andiamo al Redentor.
2. Dall’albero di Iesse è germogliato il fiore, s’innalza tra le genti, vessillo di salvezza. R) Godiamo…
3. Il Re dell’universo in un presepe nasce: Colui che regna in
cielo vagisce in una grotta. R) Godiamo…
4. I vigili pastori, dall’Angelo avvertiti, accorron al presepe, adorano il Bambino. R) Godiamo…
5. Il Sole di giustizia s’eleva sopra il mondo: la Luce dell’Eterno risplende sulla terra. R) Godiamo…
6. I Magi dall’oriente, al segno d’una stella raggiungono Betlemme, recano i loro doni. R) Godiamo…
7. Nel Verbo fatto uomo la Trinità lodiamo: al Dio uno e Trino sia lode sempiterna.  R) Godiamo

Nella celebrazione eucaristica Lui risorto e asceso al cielo ci rende sacramentalmente attuali tutti i momenti della sua incarnazione, dall’annunciazione, alla nascita, alla vita di Nazareth, che memorizziamo soprattutto nell’Avvento – Natale, quindi dal Giordano, al Calvario, alla risurrezione in Quaresima - Pasqua. Nell’Anno Liturgico nelle Messe di Natale (pomeriggio del 24 dicembre, mezzanotte, alba, giorno) soprattutto la nascita con la nostre comunioni natalizie, con la Confessione preparata in tutto questo tempo di Avvento. Ricordo che lasciarci riconciliare nella Confessione e a partecipare con le Comunioni alla Celebrazione eucaristica sono i primi esorcismi cioè i sacramenti di liberazione, guarigione, consolazione di cui ciò che celebriamo questa sera è un sacramentale istituito dalla Chiesa.
La parola Avvento si riferisce alla memoria di Dio che ha assunto un volto umano nel grembo verginale di Maria, l’Immacolata della quale siamo nella novena. In questo modo egli adempie la grande promessa e attesa fin dagli inizi e da tutta l’umanità, per la quale ha suscitato fin da Abramo un suo popolo per tutte le genti, secondo la quale sarà “Emmanuele, un Dio con noi” per liberarci dal peccato   e dal demonio, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. E’ all’origine della prima disgrazia dell’umanità. E’ il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza che oggi in Italia travolge 24 mila adolescenti in sette sataniche: chi se ne preoccupa? Sappiamo ed esperimentiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana, nella storia di ciascuno di noi. Il Dio che possiede dal Natale un volto umano l’ha vinto e noi, per la nostra libertà, permettendogli di agire con la preghiera “non abbandonarci alla tentazione”, “liberaci dal Male, dal Maligno” lo possiamo sempre vincere. Cosa significa la preghiera per l’agire storico di Dio e per ciascuno di noi, per i nostri adolescenti! 
E Dio si è fatto così vicino a noi con l’incarnazione, si è presentato in maniera così dimessa, che ognuno di noi può sentirsi a suo agio nella sua presenza eucaristica  e nella sua azione nei sette sacramenti da Lui istituiti e nei sacramentali istituiti dalla Chiesa come quello che stiamo celebrando e che culminerà con l’unzione. Diventando un bambino, attualizzando sacramentalmente nell’Eucarestia di Natale anche di quest’anno questo avvenimento (Oggi Cristo è nato canteremo!), ci propone di dargli del tu. Ha abbandonato ogni lontananza e con la sua misericordia  nel sacramento della Confessione natalizia ogni inacessibilità per il limite creaturale nel rapporto tra essere dono e donatore Divino, soprattutto per il peccato, per il male che avviene storicamente nel mondo. Non è più irraggiungibile per nessuno,  Abbà, Padre nostro. Di noi fratelli, uguali, liberi! A meno che apparteniamo a persone anche perbene, anche fedeli ai riti religiosi, ma nel fondo del cuore orgogliose, piene di superbia, soddisfatte di sé, qualificandosi migliori degli altri da noi definiti per il loro comportamenti e esclusi, indifferenti ad aiutare persone che incontriamo bisognose cioè prossime preparando il giudizio di Dio su di noi, persone che in realtà non sono docili a Dio, non povere perché idolatrano i beni storici come idoli, e quindi, senza continuamente convertirsi, nella situazione di soccombere al Maligno nella sua azione ordinaria e straordinaria, persone che cercano la propria soddisfazione, di portare avanti soltanto i loro progetti mondani penultimi senza attendere quelli ultimi della vita veramente vita, della vita eterna con il ritorno di Cristo.
Nella liturgia di ieri, della seconda Domenica di Avvento abbiamo risentito come Parola di Dio Giovanni che parte da una verifica critica, dal giudizio sulla vita di chi soccombe alla tentazione di Satana: “Razza dii vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero  che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e  raccoglierà il suo fumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. Per la Parola di Dio secondo Giovanni non  basta che queste persone vengano a farsi battezzare con il battesimo penitenziale di acqua, ma  non sono disponibili a “fare frutti di penitenza”. Cioè la conversione non consiste soltanto in semplici riti religiosi, ma tentando e ritentando un cammino di trasformazione profonda della persona nel modo di pensare e di giudicare, passando dall’autoreferenza, dall’indocilità a Dio a una sincera obbedienza a Lui in tutte le cose lasciandosi assimilare a Dio che ha assunto un volto umano per rivelarci non solo che è Dio ma anche chi è ogni uomo che Dio ama fino al perdono, che libera dal condizionamento di Satana.
Gesù non smentisce nulla dell’annuncio profetico di Giovanni sul severo giudizio, qualificandolo il più grande nato di donna prima di lui. Ma cambia la modalità mettendo con la sua venuta di icona della misericordia del Padre, in primo piano il movimento di Dio verso l’umanità, al quale ciascuno è chiamato nella certezza del perdono a rispondere riconoscendo i propri peccati per lasciarsi riconciliare, con l’attesa, la ricerca, l’adesione. E anche storicamente di fronte a momenti drammatici ci sono continuamente, come annuncia l’Apocalisse, nuovi inizi per cui è sempre possibile la speranza. Non ci possono mai essere di fronte al rischio della libertà in esseri finiti strutture che garantiscono il bene, la solidarietà, la giustizia. Certe utopie del genere hanno generato l’opposto. Mai però mali irrimediabili. Dio è sovranamente libero nel rivelarsi e nel donarsi. Mosso dall’amore misericordioso che pur non escludendo il giudizio particolare per ciascuno e quello universale per tutti è in attesa di una risposta da ogni perosna umana libera, responsabile di un doveroso assenso. Dio attende fino al momento terminale della vita, della storia una risposta libera, un lasciarsi perdonare. Il Maligno puro spirito tenta di deformare la realtà alla luce della fede, della speranza, della carità e quindi il giusto modo di pensare   e quindi di vivere. Per questo stile diverso tra Giovanni e Gesù che mette al primo posto non il peccato e la giustizia nei rapporti con Dio, ma la misericordia, la certezza del perdono per avere il coraggio di riconoscere il peccato, Giovanni manda a Gesù dei discepoli per chiedere se è Lui il Messia con la meravigliosa risposta: ai poveri, ai peccatori la lieta notizia.
In questi giorni di Avvento la liturgia ci presenta un modello perfetto di tale risposta contro cui Satana nulla ha potuto e che possiede contro di lui la più grande potenza di intercessione, la Vergine Maria, che l’8 dicembre contempleremo e pregheremo nel mistero dell’Immacolata Concezione. La Vergine è Colei che resta in ascolto, pronta sempre a compiere la volontà del Signore, e ci è di esempio nella ricerca, nel desiderio di Dio che si è nascosto in un bambino e ci viene incontro in ogni presenza e azione e sacramentale, in ogni volto umano, quello die peccatori, dei poveri in particolare.
143 – 1. Dio si è fatto come noi per farci come lui. R) Vieni, Gesù, resta con noi! Resta con noi!
2. Viene dal grembo d’una donna, la Vergine Maria. R) Vieni…
3. Tutta la storia lo aspettava: il nostro Salvatore. R) Vieni …
4. Egli era un uomo come noi e ci ha chiamato amici. R) Vieni …
5. Egli ci ha dato la sua vita, insieme a questo pane. R) Vieni …
6. Noi, che soprattutto a Natale, mangiamo questo pane. R) Vieni…
7. Noi, che crediamo nel suo amore, nel suo perdono, vedremo la sua gloria. R) Vieni…
8. Vieni, Signore, in mezzo a noi: resta con noi per sempre. R) Vieni …
Con l’Incarnazione Dio si nasconde in un bambino, in una particola qui dinnanzi a noi, in ogni volto umano, anche il più sfigurato. Dio si è fatto uomo unendosi in qualche modo ad ogni uomo. E’ diventato un bambino. In questo modo egli adempie la grande e misteriosa promessa secondo la quale sarà “Emmanuele, un Dio con noi”. Dio si è fatto così vicino a noi, si è presentato e si presenta in maniera così dimessa, che ognuno può sentirsi a suo agio con Lui, sicuro di non soccombere nella tentazione, di poter essere liberato dal Male: ecco il fondamento della gioia natalizia in tutte le tribolazioni. Ha abbandonato ogni lontananza e inacessibilità per nessuno che ne ravvivi la consapevolezza, che si lasci evangelizzare come stiamo facendo. E’ qui tutto il mistero del Natale verso cui anche quest’anno ci stiamo preparando. Dio continua a nascondersi nelle specie eucaristiche del pane e del vino, nel volto di chi ci confessa a Natale perché a lui annunciamo i peccati e ci lassiamo perdonare, nel prossimo bisognoso che incontriamo, nei volti a cui facciamo gli auguri.  Pur grande non ci abbaglia con lo splendore della sua grandezza. Non ci costringe con la sua potenza a inginocchiarci davanti a lui, ma ci attira. Vuole che tra lui santissimo e noi peccatori  ci sia non la paura ma il mistero dell’amore, che presuppone la libertà poiché senza libertà non c’è la gioia dell’amore. Satana senza amore domina suscitando la paura verso di lui che è la sua forza e la nostra debolezza. Vuole, come in ogni rapporto di amore, che vi sia la gioia dell’attendere in questo Avvento, il cercare, l’andare e il trovare, dai quali sorge di nuovo da ogni creatura quel meraviglioso sì di amore che in essa rappresenta il mistero peculiare ed  eterno.Dio aspetta che ogni creatura si metta in cammino, che esprima un nuovo e libero sì alla sua proposta, che a partire dal creato si  realizzi di nuovo l’evento dell’amore, anticipo, caparra del paradiso. Dio aspetta ogni uomo del suo amore. E per noi, qui convenuti nella preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione, vuole che possiamo fare nel prossimo Natale questa esperienza veramente divina: l’esperienza del cercarlo, dello scoprire e del gioioso sì a un amore nelle relazioni che è il cuore del mondo e grazie al quale il mondo è buono e noi diventiamo buoni gli uni con gli altri. Quello che Lui ci sta preparando per il natale di quest’anno non ce l’ha mai dato, non ce lo darà mai più: guai essere indifferenti!
Con il Natale Dio è diventato Emmanuele, Dio con noi. Dio si nasconde sacramentalmente affinché noi siamo la sua immagine, affinché in noi ci possano essere libertà e amore. E che nascondiglio ha trovato! Si nasconde in un bambino avvolto nelle fasce preparate dalla mamma, in una stalla. Sembra essere la massima contraddizione immaginabile rispetto all’onnipotenza creatrice e al cielo della vita trinitaria fuori del tempo e dello spazio. Ed è per questo che anche dotti esegeti della Bibbia non sono riusciti a trovarlo. Sapevano bene che il Messia sarebbe nato a Betlemme, nella città di Davide, pastore nello splendore della grandezza del nome di Dio, e che avrebbe mandati dei pastori, come sta scritto nel libro del profeta Michea in riferimento al mistero della Notte Santa. Sapevano che cosa sta scritto in quel libro. Conoscevano la letteratura con i suoi problemi, le sue interpretazioni, i suoi messaggi. Ma la letteratura è rimasta tale. I grandi teologi sono rimasti attaccati alla parola e non hanno trovato al di là delle parole oggi strombazzate dai potenti mezzi di comunicazione la strada che li conducesse ala realtà natalizia della Confessione e delle Messe natalizie. Erode di quel tempo e di tutti i tempi non pensava che quel bambino potesse essere Dio. Al massimo poteva immaginare che Dio fosse un sovrano ancora più potente e crudele di lui. In ogni caso quel bambino, che cristianesimo avviato da Lui doveva essere tolto di mezzo. Tutte queste persone non hanno trovato Dio nel suo nascondiglio sacramentale. E noi qui dinnanzi a Lui riusciamo a vederlo  non anteponendo nessuno e niente a Lui, quindi liberi, capaci essere amati e di amare fino al perdono? Con la nostra presunzione, la nostra saccenteria, la nostra erudizione? E soprattutto, lo cechiamo innalzando continuamente la mente a Lui, scudo per ogni assalto del Maligno? E tra noi qui convenuti in preghiera qual è la persona libera da pregiudizi che accetterà di piegarsi davanti al bambino, reso sacramentalmente attuale dalla celebrazione eucaristica e dai sacramenti natalizi, di adorarlo inginocchiandoci o con un bel inchino prima della comunione riconoscendo che in Lui è entrato il Dio fuori del tempo e dello spazio in mezzo a noi nel tempo e nello spazio e con Lui il liberatore, il guaritore, il consolatore in tutte le tribolazioni? Chi trasforma in idoli i beni mondani cioè non povero, non puro e quindi incapace di vedere Dio non può essere libero, amato, amante, beato a Natale anche con tanti mezzi.
Dio annunciato dalla sua Parola si fa presente nascondendosi nella presenza e azione sacramentale perché vuole che gli assomigliamo, vuole che la verità e l’amore nascano in noi, ma non è soltanto nascondiglio sacramentale ma Vangelo vivente in volti che amano gratuitamente. Il Natale è nascondiglio di Dio e insieme alla sua Pasqua di morte e risurrezione è anche la sua più grande manifestazione di amore. Dio non ci lascia mai soli in questo gioco dell’invisibile nel visibile che è la verità: è lui che l’ha progettato e gli ha dato inizio. Egli ci segue sempre e rendendoci coscienti è evangelizzare. Tramite l’essere  suo dono il creato ci rivolge incessantemente la parola, purché noi, puri di cuore cioè senza idoli cioè poveri, puri, vogliamo udirlo e vederlo e con amore, amante, ci dice “Cercatemi”. Nella storia di Abramo Dio da persona a persona ci ha dato le regole, ci ha rivelato gli indizi ai quali li possiamo trovare. Egli ci cerca affinché noi riusciamo a cercarlo. Ha rifatto verso il basso tutta la scala delle distanze esistenti tra lui e noi, fino a farsi uomo, fino a farsi bambino per una risposta libera cioè di amore. Si potrebbe dire che è uscito dal suo nascondiglio e che addirittura ci corre dietro, affinché non smettiamo di cercarlo, affinché diventiamo capaci di trovarlo. Nel bambino egli diventa visibile così com’è, vale a dire non come padrone ma come amore che può fare cose straordinarie senza costringere, che ha tempo di farsi uomo unendosi in qualche modo a ciascuno di noi. Egli diventa visibile come libertà, capace di agire in quel modo. Come onnipotenza può seguirci in quel modo. Noi l’onnipotenza la immaginiamo completamente diversa. L’onnipotenza grazie alla quale Dio può conoscere ciascuno di noi, interessarsi ai nostri destini e farsi piccolissimo per noi è qualcosa di troppo audace, spesso non gliela consentiamo. Nel bambino che continua sacramentalmente, Dio, il suo modo di amare, il suo modo di essere onnipotente, sono più che mai evidenti. Chi incomincia a capire questo modo di amare, facendone esperienza nei rapporti e questo modo di essere onnipotente cade in ginocchio ed è colmato dalla grande gioia nella preghiera di liberazione, guarigione, consolazione, che l’angelo ha annunciato nella Notte Santa.
(281) 1. Quanta sete nel mio cuore: solo in Dio si spegnerà. Quanta attesa di salvezza: solo in Dio si sazierà. L’acqua viva ch’egli dà sempre fresca sgorgherà.
R) Il Signore è la mia vita, il Signore è la mia gioia.
2. Se la strada si fa oscura spero in lui: mi guiderà. Se l’angoscia mi tormenta spero in lui: mi salverà. Non si scorda mai di me, presto a me apparirà. R)Il Signore..
3.Nel mattino col Padre nostro ti invoco: tu, mio Padre, risponderai. Nella sera col Padre nostro rendo grazie: tu, mio Padre misericordioso, ascolterai. Al tuo monte salirò e vicino ti vedrò. R) Il Signore …

Tutti insieme:  Vieni Spirito santo, vieni attraverso la Madonna della salute, toglici ogni paura del Maligno, e donaci la pace, la serenità, la gioia, la benevolenza.
(226) Nelle lotte, nei timori, in continue avversità, della Chiesa Madre sei tu: Ausiliatrice, noi t’invochiam!  R) Ave, ave, ave.
 Maria! Beata Vergine, Madonna della salute, con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni che ti dicono beata.
Cerchiamo in te le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Accogli con benevolenza di Madre l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia, dinnanzi a questa  tua immagine a noi tanto cara, affinché con la tua potente intercessione tu possa liberare da ogni oppressione malefica, guarire da ogni male del corpo e dello spirito e consolare nelle nostre afflizioni.
Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi e che nulla ti è estraneo di ciò che abita nei nostri cuori. Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso. Custodisci la nostra vita fra le tue braccia: benedici e afforza ogni desiderio di bene; ravviva e alimenta la fede; sostieni e illumina la speranza; suscita e anima la carità; guida tutti noi nel cammino della santità. Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione per i piccoli e per i poveri, per gli esclusi e i sofferenti, per i peccatori e gli smarriti di cuore: raduna tutti sotto la tua protezione di fronte all’azione ordinaria e straordinaria del Maligno e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen,
Benedizione eucaristica
Benedizione dell’acqua
Unzione con l’Olio benedetto

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