martedì 20 dicembre 2016

Liturgia dell'alba di Natale

I pastori si sono messi in cammino per Betlemme in fretta 


Nella liturgia dell’alba del Natale del Signore centrale è l’annuncio ai pastori. Infatti è stato detto che la luce esiste non per essere nascosta sotto il moggio, ma per stare sul candeliere e risplendere per gli uomini nel mondo. “Oggi nella città di Davide è nato per voi, il Signore” cioè il datore di ogni vostro essere dono e di tutto il mondo che vi circonda.
La liturgia ha ripreso con grande convinzione proprio questo termine: “oggi”. Che cosa c’è in esso e di cui prender consapevolezza in questa preghiera mattutina? Secoli, millenni hanno atteso, hanno dubitato, sono stati in ansia, sono caduti nella tentazione di trasformare in idoli i beni relativi di questo mondo, hanno sperato anche dopo tante delusioni. E ora è pronunciata la parola “oggi”. Adesso, qui convenuti, è l’ora! Ma se la liturgia continua a cantare questo “oggi”, vuol die che per essa non è un semplice ricordo, perché questo oggi di Dio non è sprofondato nel passato di 2016 anni fa o meglio, correggendo Dionisi il Piccolo, di 2022 anni fa. La liturgia  lo canta perché esso per la nostra fede nella celebrazione della riconciliazione e nell’eucarestia è vero adesso. Oggi è davvero oggi, se tu apri il tuo cuore nella preghiera e nella carità a Lui, in quest’ora di celebrazione eucaristica, di comunione sacramentale, esistenziale perché sia vero che oggi egli è nato e nasce.
E di una cosa ancora dobbiamo tenere conto. Dove c’è Cristo, c’è luce e ci sono i cantici di lode. Possiamo percepire attraverso i secoli una eco di ciò nelle luci della Notte Santa e nei canti natalizi. Per questo dobbiamo innanzitutto essere riconoscenti. Ma al tempo stesso non possiamo ignorare che adesso, con questa parola così ricca di creatività attraverso i secoli, il Vangelo si rivolge a noi. Anche adesso si tratta di ricordarci che la luce non deve stare sotto il moggio, ma sul candeliere. Anche adesso si tratta di dire che il Signore non ci è dato perché lo rinchiudiamo nei nostri sentimenti. Cristo ci è dato per gli altri e che la nostra fede si rafforza solo donandola.
Per questo motivo non possiamo celebrare il Natale senza pensare a coloro per i quali oggi non c’è alcuna luce vera. Non possiamo e non dobbiamo celebrare il Natale senza rivolgere il nostro pensiero a quelli che in questa ora hanno fame e freddo, soffrono e sono malati, dubitano e non sanno dare un senso alla loro vita, a quelli che a causa della loro fede languono nelle prigioni e negli ospedali psichiatrici. Essi ci riguardano ed esserne indifferenti è peccato di omissione.
E a questo punto teniamo conto che dei pastori è detto che si sono messi in cammino per Betlemme in fretta. In questa fretta appare evidente l’urgenza, l’importanza non procrastinabile dell’evento che fa appello a tutte le energie dell’uomo, qui, ora e senza indugi. Quello che sta accadendo sconvolge le norme abituali del vivere. Infatti di solito nella vita di pastori d’Oriente la fretta non esiste. Per essi vale il motto: “Dio ci ha dato il tempo, della fretta non ha detto niente”. Ma dove arriva il Signore, l’uomo è chiamato. Allora la fretta fa la sua comparsa da sé, come nel caso di Maria, che dopo l’Annunciazione si è messa in cammino senza alcun indugio. Questa urgenza con cui Dio viene nel mondo ci riguarda. La vicinanza del Signore non è qualcosa che possiamo rimandare ad altro tempo. E ci sfida adesso, con tutta l’urgenza di ciò che è davvero importante. Ci chiede di trasmettere la sua luce oggi a quanti  offriamo gli auguri. E noi possiamo farlo. Lo facciamo allargando la nostra preghiera a tutto il mondo, al di là del nostro orizzonte limitato. Perché la preghiera è realtà, ed è una forza che ha grande importanza nell’economia spirituale del mondo e lo facciamo attraverso la Madre di Cristo.

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