martedì 6 dicembre 2016

Avvento III

Essere felici con Dio significa: amare come Lui, aiutare come Lui, dare come Lui, servire come Lui

“Gaudete in Domino semper… Rallegratevi nel Signore sempre” (Fil 4,4). Con queste parole di san Paolo si apre la santa Messa della III Domenica di Avvento, che perciò è chiamata domenica “gaudete”. L’Apostolo esorta i cristiani a gioire  perché il Signore è venuto, sacramentalmente viene, sicuro il ritorno glorioso e  non tarderà per il giudizio
universale. La Chiesa fa proprio questo invito, mentre si prepara a celebrare il Natale cioè l’attualizzazione sacramentale di quello che è avvenuto storicamente a Betlemme. In effetti, noi attendiamo con speranza certa la seconda e continua venuta sacramentale di Cristo tra quella avvenuta e quella che verrà, perché memorizziamo la prima e attendiamo quella gloriosa. Il mistero di Betlemme ci rivela l’Emmanuele cioè il Dio-con-noi, il Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale e temporale come allora; Egli nell’attualizzazione sacramentale della venuta intermedia, anche quella di quest’anno, ci è vicino perché ha “sposato”, per così dire, la nostra umanità e in rapporto a noi è come la vite e noi i tralci; ha preso e prende su di sé la nostra condizione, scegliendo di essere in tutto come noi, tranne che nel peccato, per farci diventare come Lui, per assimilarci a Lui come Vangeli viventi. La gioia cristiana scaturisce pertanto da questa consapevolezza evangelica, da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia può rimanere anche nella prova sia a livello personale e sia a livello storico, nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo della persona che a Lui si affida nella Confessione e Comunione natalizia, in gesti di carità, innalza continuamente mente e cuore e in Lui confida.
Alcuni si domandano: ma è ancora possibile oggi in questa globalizzazione secolarizzante questa gioia? La risposta la danno, con la loro vita, uomini e donne di ogni età e condizione sociale, felici di consacrare la loro esistenza agli altri! La beata Madre Teresa di Calcutta, che io parroco ho avuto per un giorno a Torri del Benaco, non è stata forse, nei nostri tempi, un testimone indimenticabile della vera gioia evangelica? Viveva quotidianamente a contatto con la miseria, il degrado umano, la morte. La sua anima ha conosciuto la prova della notte oscura della fede cioè della prova più terribile di non percepire più la sua presenza, eppure ha donato a tutti il sorriso di Dio attraverso il suo volto, i suoi occhi. Leggiamo in un suo scritto: “Noi aspettiamo con impazienza il paradiso, dove c’è Dio, ma è in nostro potere stare in paradiso, iniziarlo fin da quaggiù e fin da questo momento. Essere felici con Dio significa: amare come Lui che con il Natale possiede un volto umano e si è unito ad ogni volto, aiutare come Lui, dare come Lui, servire come Lui” (La gioia di darsi agli altri, Ed. Paoline, 1987, p.143). Sì, la gioia entra nel cuore di chi si pone a servizio dei piccoli e dei poveri. In chi ama così, Dio prende dimora, e l’anima è sempre nella gioia. Se invece si fa della felicità in questo mondo un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia, il cento volte tanto di beatitudine anche nelle tribolazioni, di cui parla Gesù. E’ questa, purtroppo, la proposta delle culture secolarizzanti egemoni nella globalizzazione che pongono la felicità individualista al posto del Dio che ha assunto un volto umano, che ci è sempre vicino, mentalità  che trova un suo effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi dell’uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori.
Anche a Natale si può sbagliare strada., scambiare la vera festa con quella che non apre il cuore alla gioia di Cristo nell’incontro sacramentale della Confessione, Comunione, della carità con Lui. La Vergine Maria aiuti tutti i cristiani, e gli uomini in cerca di Dio, di giungere a Betlemme nell’attualizzazione sacramentale della Messa, per incontrare oggi il Bambino che è nato per noi, nelle braccia della Donna eucaristica per me, per la salvezza e la felicità di tutti gli uomini, soprattutto di coloro che non l’hanno mai esperimentata e attraverso la nostra testimonianza possono essere attratti. 

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