giovedì 7 aprile 2016

Domenica III di Pasqua

Il Risorto si fa presente per coinvolgere tutti gli uomini nel suo amore, in particolare l’umanità di Simon Pietro

Facendosi in continuità presente da risorto Gesù Cristo attira tutti a sé, affinché nel mondo si accenda continuamente il suo stesso desiderio di amore, di perdono. L’attrazione che Gesù opera sacramentalmente per mezzo del suo
Spirito amoroso, effuso universalmente, suscita il desiderio di assimilarsi a Lui, induce cioè ad amare, a perdonare come Lui ha amato, ha perdonato. Ma come ciò avviene?
In modo mirabile l’attrazione con cui Gesù coinvolge nel suo desiderio di comunione con gli uomini è raccontata nell’episodio dell’apparizione ai discepoli sullo sfondo del lago di Tiberiade, una scena che richiama la pesca miracolosa con l’occhio profondo di  Giovanni: “E’ il Signore, è il Risorto!” Nella scena emergono in particolare le tre interrogazioni del Risorto  a Simon Pietro, sul quale vogliamo fermarci in questa Domenica, pregando per Papa Francesco. 
Veniamo alla prima interrogazione: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” Nell’originale greco il verbo usato da Gesù – agapao –indica la qualità divina dell’amore, l’amore vissuto da Gesù stesso, quell’amore all’umanità e ad ogni singolo, amore definito dall’evangelista Giovanni “sino alla fine”, dunque fedele sino alla misura insuperabile di dare la vita stessa per gli amici, morendo per amore loro. Oltre su questa qualità amorosa, Gesù interroga Simone di Giovanni anche sulla preferenza nell’amore: “Più di costoro” è il paragone con cui Gesù manifesta il desiderio di essere il primo, non anteponendo nessuno e niente nel cuore d i Pietro, non per scalzare gli altri, ma perché la preferenza punta alla intensità della singolarità. La risposta di Pietro non si sente di collocarsi all’altezza dell’amore desiderato. Pietro infatti risponde con il verbo greco dell’amicizia umana : “Certo Signore tu lo sai che ti voglio bene” (fileo).
Nella seconda interrogazione Gesù sembra scendere di un gradino verso l’amicizia di Pietro. Il verbo è ancora quello dell’amore divino: Simone, figlio di Giovanni, mi ami (agapao)?”, ma ora senza la condizione preferenziale: “più di costoro”. A questo secondo interrogativo Pietro risponde esattamente come nel primo, restando fermo al suo livello umano di amicizia: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene (fileo)”.
Finalmente Gesù interroga per la terza volta Pietro, e questa volta lo fa scendendo Lui risorto  sino al grado amoroso in cui si trova l’amico con preferenza desiderato. Il verbo impiegato da Gesù è, infatti, quello della risposta di Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene (fileo)?”. La risposta di Pietro è addolorata ricordando le sue infedeltà. Data l’insistenza di Gesù nell’interrogarlo, egli risponde invocando comprensione per la misura limitata del suo amore: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che tento e ritento di volerti bene”.
Per portare l’amico preferito ad amare gli uomini come Lui li ama, non esita ad agganciarlo al grado amoroso limitato in cui si trova. E da lì, tuttavia, Gesù non rinuncia ad attirarlo alle vertiginose altezze dell’amore divino per gli uomini fino al perdono. Non solo, infatti Pietro, con i suoi attuali 266 successori, è investito del ministero pastorale su tutta la Chiesa, come si evince dal triplice comando di pascere gli agnelli/le pecore di Gesù, ma anche l’ha avviato nel cammino che lo condurrà ad essere innalzato, come il suo Signore, sino al martirio per amore.
Non è un destino individuale, cui Pietro andrà incontro da solo. Gesù conclude infatti le sue interrogazioni con l’invito: “Seguimi”. Pietro non viene mandato allo sbaraglio, ma accolto nell’amore preferenziale affinché s’accenda sempre più dal medesimo desiderio di amare tutti e tutto che arde nel Signore Gesù, nella sua e nostra Madre, la Regina dell’amore. 

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