domenica 6 marzo 2016

La storia e il grande banchetto di Dio

La  storia  è il grande banchetto di Dio al quale egli invita le sue creature affinché possiamo avere parte alla bellezza e alla ricchezza dei suoi doni; è il banchetto nuziale per mezzo del quale egli vuole unirsi alla creazione, perché noi possiamo essere partecipi della sua gloria divina

Ma sin dall’inizio, gli uomini si sono opposti a questo piano. Pretendevano di stare loro al primo posto. Ecco Adamo, per il quale è come se Dio avesse riccamente imbandito la tavola. Ma lui non vuole affatto essere ospite. Vuole essere
Dio. Non vuole avere nessuno sopra di sé e accanto a sé. Vorrebbe avere e aver preparato lui stesso il primo posto. Ed Eva naturalmente altrettanto. A un certo punto si scaricano la colpa l’uno sull’altro sul fatto che così non va. E allora lo stare insieme nell’amore, da cui potrebbe scaturire abbondanza di vita, si trasforma nello scontro dell’uno contro l’altro su chi abbia ragione; lo scontrarsi per una primaria, per il primo posto. E ambedue in questo modo si rimpiccioliscono e si immiseriscono. Infatti quando si tralascia di non anteporre nulla a Dio, niente è più  grande; l’uomo è sballottato di qua e di là e diventa un reietto che niente può più soddisfare, per il quale più niente può essere bello.
“Ma a questo punto -  si chiede Joseph Ratzinger in un’omelia del 3 settembre 1995 a Kirche da cui traggo gli spunti – noi diciamo: ‘Cosa sarà mai? Adamo è una figura mitica di un tempo sconosciuto, lontanissimo’. No invece, Adamo siamo noi tutti”.
 Lungo l’intero arco della storia tutte le stirpi e le nazioni non sono affatto volute stare pacificamente l’una accanto all’altra puntando al bene comune, al bene di ogni persona, ma l’una voleva stare sopra l’altra, l’una dominare l’altra, cercando di avere il primo posto. E così, la storia è di continuo finita nel sangue, orribilmente dilaniata. Basta pensare al secolo scorso: i tedeschi volevano essere i primi, ma lo volevano anche i francesi, lo volevano gli inglesi, i russi, gli americani. Espressione di questa ostilità sono state le due guerre mondiali, in cui ci siamo distrutti a vicenda e abbiamo distrutto il mondo, redendolo oggi invivibile.
E questo non vale solo in grande, per i popoli, ma giunge sin dentro la nostra vita quotidiana, nelle famiglie, nelle nostre occupazioni, nei posti di lavoro. Per esperienza constatiamo che spesso non vige il buon stare insieme,  ma invece ci si vuole fare strada a forza di pugni, e così nasce ostilità in famiglia, nel posto di lavoro, nell’intera vita pubblica e privata; e come poi, in tutto questo reciproco spintonarsi per passare avanti e per raggiungere il primo posto, nessuno ottenga un posto veramente buono, perché siamo continuamente tutti gli uni contro gli altri.
E a questo punto accade storicamente qualcosa di totalmente inatteso e nuovo. Dio stesso entra nella storia con un volto umano rivelandoci contemporaneamente chi è Dio e chi è ogni uomo. E lui, lui che è veramente il primo, si mette, si siede all’ultimo posto rivelandoci la via della verità e dell’amore. Dio che possiede un volto umano, il Figlio del Padre nello Spirito Santo proviene da Nazareth, un paesino la cui stessa esistenza ignoreremmo se non ce lo avesse fatto conoscere il Nuovo Testamento. Solo un piccolo borgo nel quale, all’indomani dell’esilio, si era stabilita una piccola tribù, e in una provincia, la Palestina, che a sua volta non stava certo al centro della storia mondiale, ma se ne stava lontano, ai margini. Egli è il figlio di un lavoratore ed egli stesso ha vissuto la maggior parte della sua vita da lavoratore, fatto questo che per il mondo acculturato era il segno che egli fosse comunque del tutto insignificante. Infine muore in croce da malfattore, la più ignominiosa delle morti. Non ha più alcun posto sulla faccia della terra. E’ estromesso. Nemmeno l’ultimo posto nel mondo gli è dato, piuttosto un posto fuori dalla porta di Gerusalemme, fuori da tutto come dice la Lettera agli Ebrei. E proprio così egli nuovo Adamo ci ha redenti, redenti da questa pulsione fin dalle origini del primo Adamo di puntare a dover essere i primi e ci ha mostrato che la cosa importante non è questa, ma tutt’altra: è l’essere buoni gli uni verso gli altri, l’accogliersi vicendevole come dono nel proprio e altrui essere del Donatore divino e lasciarsi accogliere come figli e quindi uguali, liberi, fratelli dall’unica paternità universale divina.
Al principio della superbia e alle sue radici velenose che penetrano ovunque, egli contrappone il nuovo e perenne principio dell’umiltà, della bontà, del donarsi all’altro, dell’essere dono per tutti. E’ questo ora il grande scontro nella storia del mondo e di ogni persona: quello tra superbia e umiltà, tra egoismo e amore. E il Signore vuole attirarci a sé liberamente cioè per amore con l’andare egli stesso all’ultimo posto, facendosi piccolo nell’incarnazione e continuando  a farsi presente risorto in una particola e ad agire nei sette sacramenti da Lui istituiti e dai sacramentali della Chiesa, unendosi ad ogni volto umano, i più poveri, i più lontani da Lui in particolare e così liberandoci progressivamente dalla follia della superbia, dell’egoismo, dell’autodistruzione e attirandoci nell’umiltà dell’ultimo posto grazie al quale non si oscura la coscienza per la verità e il cuore per l’amore.
Questo è il messaggio continuo del Vangelo, l’unico messaggio che ci fa divenire quello che siamo nel nostro e altrui essere, come in tutto il mondo che ci circonda: dono del Donatore divino, Padre, Figlio e Spirito Santo. Che significa per il nostro vissuto quotidiano di relazione, per il vissuto storico segnato oggi dalla secolarizzazione? 
Esperimentare cosa produce non anteporre nulla a Dio, non a un dio qualsiasi ma a quel Dio che possiede un volto umano, che ci ha amato sino alla fine, l’umanità nel suo insieme e ciascuno in particolare e che posso incontrare sacramentalmente nel noi  della Chiesa per tutti e per tutto, è sentire in noi l’amore per questo Gesù che è il nome vivente di Dio, amore per lui, che non è da qualche parte, ma abita in mezzo a noi e sempre c’è e sempre sarà nella Santa Eucarestia e nella sua Parola. Così “legati” a Lui, perché solo in questo legame a Lui noi troviamo la strada e diveniamo liberi, uguali, fratelli e nel silenzio terribile della secolarizzazione come se venissimo dal nulla e finissimo nel nulla, il “senso religioso” non avvizzisce in un mondo nel quale è venuto a mancare il terreno. Certo occorre la vigilanza e la sollecitudine necessarie perché tutto questo non sia mai solo come un breve fuoco di artificio in certi momenti, ma sia tenuto vivo sempre in privato e in pubblico, in tutti i frangenti della storia.

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