lunedì 28 luglio 2014

Collins: il Sinodo non può cambiare la verità sulla famiglia

Pubblichiamo la traduzione integrale dell'intervista all'arcivescovo di Toronto, il cardinale Thomas Collins a proposito di matrimonio, divorzio e comunione ai risposati. È una lettura consigliata in vista del Sinodo sulla Famiglia perché chiarisce molte questioni su cui recentemente si è creata molta confusione. L'intervista è stata pubblicata da Word on Fire.

L’attuale discussione riguardo al divorzio, alle seconde nozze e alla comunione è in gran parte avvolta nella confusione. Che cosa insegna realmente la Chiesa riguardo
a questi temi e perché?

La Chiesa Cattolica insegna semplicemente ciò che Gesù insegna: il matrimonio è un legame indissolubile tra un uomo e una donna, fedeli nell’amore e aperti al dono della vita. Il divorzio e le seconde nozze non sono ammessi quando il matrimonio è valido, sacramentale e consumato.

Quando Gesù predicava in Galilea, la società accettava il divorzio e il secondo matrimonio. La legge di Mosè li consentiva (Deuteronomio 24, 1-4). L’insegnamento di Gesù per cui divorziare e risposarsi non erano comportamenti ammessi fu rivoluzionario. In questo c’era anche l’affermazione della sua divinità, perché solo Dio ha l’autorità di prevalere sulla legge di Mosè. Gesù si richiamava alla creazione stessa per l’affermazione dell’indissolubile legame del matrimonio tra un uomo e una donna. «Non avete voi letto che chi li creò da principio, li creò maschio e femmina? E disse: "Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà con la propria moglie, e i due diverranno una sola carne". E così non sono più due, ma una sola carne, quello dunque che Dio ha unito insieme, l'uomo non lo separi» (Matteo 12, 4-6). Alla luce delle attuali controversie, è anche importante notare che Gesù afferma chiaramente qualcosa che fino a poco tempo fa era chiaro a tutti: il matrimonio è tra un uomo e una donna. 

È sempre dato per ovvio dalla Chiesa che le coppie da lei unite siano sposate veramente, o “validamente”. Chiunque dica che non lo sono ha l’onere della prova. Quando viene richiesto tuttavia, la Chiesa può esaminare un matrimonio per verificare se esso è un impegno vincolante del tipo di cui Gesù parla, cioè un matrimonio valido che non può essere annullato. Se, dopo studi molto approfonditi, la Chiesa scopre che nel momento in cui marito e moglie si sono scambiati le loro promesse durante il matrimonio per un qualche motivo non si sono realmente impegnati nel vincolo coniugale, allora emette un riconoscimento, o “dichiarazione di nullità”, che conferma ufficialmente che il matrimonio fin dall’inizio non è stato “valido”. Questo è molto diverso da un divorzio, nel quale un funzionario del governo conferma che c’è stato un matrimonio valido ma si avvale del potere dello stato per porvi fine.

Alcuni cattolici sperano che la Chiesa cambi presto la sua posizione riguardo alla comunione per coloro che sono divorziati e risposati, magari in occasione dell’imminente Sinodo. Altri sono preoccupati che un tale cambiamento eroda i chiari insegnamenti di Gesù sul matrimonio. Riguardo a questo, quali insegnamenti e quali pratiche sono immutabili e quali invece sono aperte al cambiamento?

Il Sinodo sulla Famiglia si occuperà di tutta la gamma di problemi che oggi la famiglia affronta, non solo della questione della comunione per le persone divorziate e risposate. Per esempio, uno dei problemi chiave che adesso riscontriamo è che le coppie sempre più spesso vivono insieme senza essere sposate. Ci sono molte tendenze sociali, specialmente nel mondo occidentale, che minano l’istituzione familiare. Quello della comunione dopo il divorzio e le seconde nozze è un problema tra tanti e posso immaginare che il Sinodo si concentrerà su questioni più ampie riguardanti il matrimonio e la famiglia. 

Il comando di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio è centrale per la concezione cristiana del matrimonio e non può essere cambiato dalla Chiesa. Ma possiamo cambiare il modo in cui aiutiamo le coppie a prepararsi per il matrimonio, affiancarle nel viverlo e sostenerle concretamente se il loro matrimonio vacilla.

Anche al di là del comando di Nostro Signore, il divorzio è un grande dramma umano che può avere effetti devastanti sui coniugi e soprattutto sui loro bambini. Questo è il motivo per cui dobbiamo fare tutto ciò che possiamo come comunità cattolica per aiutare le coppie a prepararsi al matrimonio e per assisterle durante la vita coniugale. Prevenire è meglio che curare. Ci sono molti gruppi, come ad esempio “Marriage Encounter” e altri simili, che offrono una grande assistenza ai coniugi. Quando ci sono problemi, gruppi come “Retrouvaille” si impegnano ad aiutare la coppia a ritornare ad una vita matrimoniale sana. 

Una cosa che bisogna fare è festeggiare gli anniversari di nozze. Recentemente, nella mia diocesi, c’è stata una grande celebrazione di venticinquesimi, cinquantesimi, sessantesimi e anche più che sessantesimi anniversari di nozze di coppie sposate. Durante la messa, hanno rinnovato le loro promesse. È stato motivante e incoraggiante per loro e per altre coppie sposate. Dobbiamo dare sostegno a tutte le coppie sposate con questi esempi viventi di fedeltà in mezzo alle intemperie dell’esistenza, specialmente nella nostra società, così allergica agli impegni che durano tutta la vita. Spero che il Sinodo mostri la via per una migliore preparazione al matrimonio, sostenga i gruppi che si impegnano a rafforzare i matrimoni e aiuti coloro il cui matrimonio è in difficoltà.

In una società in cui gli impegni permanenti non sono valorizzati – e questo vale per il sacerdozio e la vita religiosa come per il matrimonio – può portare a una grande forza spirituale ed è certamente contrario alla cultura dominante rinnovare ogni giorno un impegno sacro che dura per tutta la vita, confidando nella Grazia di Dio. Questo deve essere il nostro cammino come cristiani, e bisogna opporsi a tutto ciò che tende (anche non intenzionalmente) a rafforzare una cultura che mina la fedeltà ad impegni sacri permanenti come ad ogni azione che suggerisca che la Chiesa non prende seriamente la stabilità di tali impegni. 

L’insegnamento di Nostro Signore sul matrimonio, così come tutto il suo insegnamento sulla sequela, può talvolta essere davvero difficile. Nel mondo in cui viviamo in particolare, ma in realtà in tutti i periodi della storia, la vita cristiana richiede un certo eroismo. Siamo tutti chiamati alla santità, questa non è solo la vocazione dei pochi che sono canonizzati, ma di ognuno di noi.

Dunque quello che non può essere cambiato è il fatto che nessuno può separare ciò che Dio ha unito. Ma il Sinodo potrebbe aiutarci ad approfondire la nostra comprensione del matrimonio cristiano, basandosi sul tesoro di insegnamenti della Scrittura e della Tradizione, come ad esempio la bellissima esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, “Familiaris Consortio”. Prima di tutto dobbiamo aiutare le coppie a vivere fedelmente e fruttuosamente il sacramento del matrimonio.

Purtroppo, i matrimoni talvolta falliscono e il Sinodo potrebbe aiutare a trovare modi più efficaci per sostenere le persone in queste dolorose situazioni. Se una coppia si separa, nonostante tutti gli sforzi per risanare il matrimonio, e divorzia legalmente, ognuno è chiamato a proseguire in una vita fedele nella sequela cristiana. Non si possono sposare con altri, perché sono già sposati. Molti cristiani divorziati conducono una vita di esemplare santità, riconoscendo la propria realtà. Essi sono un esempio per tutti noi. Spero che il Sinodo dia sostegno a coloro che sono divorziati e vivono fedelmente la vita cristiana.

Può essere che, dopo un divorzio legale, se il matrimonio viene esaminato da un Tribunale Ecclesiastico per il Matrimonio, esso si riveli non valido, e il coniuge sarebbe libero di sposarsi. Ma questo potrebbe non accadere, oppure una persona per varie ragioni potrebbe decidere di non provare a scoprire il proprio “stato matrimoniale” di fronte alla Chiesa (cioè scoprire se in realtà è sposata oppure no). Anche se il personale dei tribunali offre una grande cura pastorale per coloro il cui matrimonio è fallito, il Sinodo potrebbe essere capace di trovare modi per migliorare i procedimenti usati dai tribunali per formulare una sentenza riguardo alla validità dei matrimoni, e questa dunque è area di un possibile cambiamento. Qualsiasi processo umano può sempre essere migliorato.

Molte persone divorziate, che dunque non possono risposarsi, decidono in realtà di convolare a seconde nozze. Ci sono diverse ragioni che possono portare a questa scelta e i loro parrocchiani non dovrebbero occuparsi di far congetture a riguardo. I cattolici che si trovano in questa drammatica situazione possono essere coinvolti in vari modi nella vita della comunità, ma non possono ricevere i sacramenti, come la Santa Comunione, perché qualunque siano la loro disposizione o le ragioni della loro situazione, magari note solo a Dio, persistono in una vita che è oggettivamente contro il chiaro comando di Cristo. Questo è il punto. Il punto non è che hanno commesso un peccato; la misericordia di Dio è abbondantemente garantita a tutti i peccatori. L’omicidio, l’adulterio e qualsiasi altro peccato, non importa quanto sia grave, sono perdonati da Gesù, in particolare attraverso il Sacramento della Riconciliazione, e il peccatore perdonato può ricevere la comunione. Il problema nella questione del divorzio e delle seconde nozze è la decisione cosciente (per qualunque ragione) di perseverare in una situazione di disobbedienza al comando di Gesù. Sebbene sarebbe ingiusto per loro ricevere i sacramenti, dobbiamo trovare modi migliori per aprire un dialogo con le persone in questa situazione e offrire loro un supporto amorevole. 

Una cosa che potrebbe aiutare è se tutti noi realizzassimo che prendere la comunione a Messa non è obbligatorio. Ci sono molte ragioni per cui un cristiano potrebbe decidere di non ricevere la comunione. Se si facesse meno pressione sul fatto che tutti devono fare la comunione, coloro che non possono farla sarebbero in qualche modo aiutati.

Spesso, le persone in questa situazione decidono di abbandonare la comunità cattolica, dal momento che non possono ricevere la comunione sacramentale a Messa, sebbene possano sperimentare una sorta di comunione spirituale attraverso l’adorazione devota, pur astenendosi per buone ragioni dal ricevere la comunione; questo, per il cattolico, potrebbe essere davvero un atto penitenziale. È un grande dramma se i divorziati lasciano la Chiesa. È probabile che loro, i loro figli e i loro discendenti non si interessino più alla ricerca della vita in Cristo che si trova nella Chiesa. Dobbiamo capire cosa fare per raggiungere le persone in questa situazione in maniera amorevole ed efficace. Ma nel fare ciò dobbiamo anche essere attenti al comando di Cristo, e alla necessità di non compromettere la sacralità del matrimonio, con conseguenze perfino più disastrose per tutti, specialmente in un mondo in cui la stabilità del matrimonio è già tragicamente compromessa. Se con le azioni, seppur non a parole, affermiamo che la promessa matrimoniale non è realmente ciò che Gesù dice che è, allora questo offre un breve benessere a costo di una lunga sofferenza. Se la sacralità del matrimonio è progressivamente indebolita, saranno ultimamente i bambini a soffrirne di più. 

Dunque, sebbene la fedeltà all’insegnamento di Cristo sull’indissolubilità del matrimonio non sia aperta a cambiamenti, ci sono cose che possiamo cambiare per star vicini ai nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo che si trovano in questa situazione difficile e dolorosa. Un aiuto reale può essere dato da miglioramenti nel modo in cui la Chiesa esamina la validità del matrimonio e attraverso l’impegno a dare sostegno spirituale ai Cattolici che sono divorziati e risposati, incoraggiandoli a coinvolgersi nella vita della loro parrocchia quanto più possibile e proponendo loro modi di pregare appropriati alla loro situazione. Dobbiamo considerare cosa può fare la comunità ecclesiale per assistere le coppie con i loro bambini, che spesso vivono in situazioni di famiglie allargate, con i figli del nuovo compagno del genitore. Ma scavalcare l’esplicito insegnamento di Gesù sulla natura indistruttibile del legame matrimoniale non può essere considerate un’opzione. Nessuno ha l’autorità di fare ciò.

Fuori dalla Chiesa, i mass media in grande maggioranza si aspettano che il Sinodo riveda sostanzialmente l’insegnamento cattolico sul matrimonio e il divorzio. Si può fare un paragone con le attese che circolavano prima del rilascio da parte di Paolo VI dell’enciclica Humanae Vitae del  1968?

Negli anni precedenti l’enciclica di Paolo VI che riaffermava l’insegnamento cristiano per cui la contraccezione non è in accordo con la volontà di Dio, c’è stata l’idea diffusa che la Chiesa avesse intenzione di cambiare questo suo precetto. Questo tipo di congettura si basa sostanzialmente sull’idea che la dottrina cristiana è come la linea politica di un governo: quando cambiano le circostanze, o quando più persone sostengono un’alternativa piuttosto che un’altra, allora la linea politica cambia.

Ma l’insegnamento cristiano si basa sulla legge naturale che è inscritta nella nostra natura più profonda da Dio, e soprattutto sulla parola rivelata di Dio. Le scritture e la fede viva della Chiesa ci aiutano a scoprire la volontà di Dio, che non possiamo cambiare basandoci su ciò che al momento ci sembra meglio. Così quando Papa Paolo VI non cambiò ciò che non avrebbe potuto cambiare, ma riaffermò la fede cristiana, molte, molte persone furono disturbate da ciò e semplicemente decisero di ignorare quell’insegnamento. Questa è la nostra attuale situazione. Certamente spero che non si ripeta quanto accaduto per speculazioni infondate riguardo al cambiamento dell’esplicito insegnamento della Chiesa sul matrimonio. 

Lei in altre occasioni ha parlato di come Nostra Signora, Scioglitrice di Nodi – a cui Papa Francesco è particolarmente devoto – sia legata in maniera speciale al risanamento di matrimoni finiti, e di come noi dovremmo perciò rivolgerci a lei perché interceda e ci guidi di fronte a questa problematica. Come mai questo collegamento?

Sono venuto a conoscenza di questa devozione solo recentemente, quando ho letto un libretto a riguardo. Sembra che essa abbia la sua origine in una situazione simile a quella che stiamo discutendo: nel 17° secolo, una giovane coppia stava attraversando un periodo di grandissima difficoltà nel proprio matrimonio. Hanno pregato Nostra Signora e lei ha sciolto i nodi della loro relazione. Un discendente della coppia commissionò un quadro di Maria mentre scioglieva dei nodi, ed essa è diventata oggetto di una grande devozione, che papa Francesco ha contribuito molto a popolarizzare. È una devozione che può essere ricollegata a molte situazioni nella vita, ma sembra che essa faccia sorgere molte preghiere alla Vergine per risanare matrimoni in difficoltà. Dovremmo chiedere alla Madonna di aiutarci ad affrontare queste difficile problematiche del matrimonio in maniera fedele e amorevole.

Alcuni teologi hanno cercate nella tradizione della Chiesa esempi di cattolici divorziati e risposati che ricevevano lecitamente la Comunione, talvolta indicando le decisioni del Concilio di Nicea. Cosa disse quel concilio sulla questione?

C’è una norma di quell’importantissimo Concilio che si riferisce per inciso anche alle persone risposate. Questa è stata erroneamente presa per giustificare le seconde nozze dopo il divorzio, mentre in realtà si riferisce a coloro il cui coniuge è morto e che si sono risposati, atto questo senza dubbio in conformità con la nostra fede.

Il processo di annullamento sembra essere un obbiettivo comune di rinnovamento. Molti cattolici pensano che esso potrebbe essere più efficiente e onorevole. Quali potrebbero essere i modi per rinnovare il processo di annullamento senza comprometterne l’integrità? 

Non sono un esperto di diritto canonico e so che tutti coloro che sono coinvolti nel ministero dei tribunali sul matrimonio ad ogni livello tentano di servire diligentemente la Chiesa e soprattutto coloro che chiedono loro di esaminare la validità di un matrimonio. Ma sarebbe bene per coloro che sono più esperti di me indagare se ci sono modi di migliorare questo processo.

Al centro della nostra discussione ci sono milioni di cattolici divorziati che sperimentano un dolore e una difficoltà reali. Come può la Chiesa accogliere ed essere d’aiuto a queste persone pur continuando a promuovere il patrimonio della fede?

È di vitale importanza fare tutto ciò che possiamo per raggiungere con un sostegno amorevole tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle che stanno attraversando il terribile dolore dato dal divorzio. Ci sono movimenti nella Chiesa che si impegnano nel far ciò ma ciascun parroco e ciascuna diocesi deve porsi come compito anche quello di preoccuparsi delle persone che soffrono questo dolore. I loro bambini potrebbero star soffrendo più di tutti. Questo dovrebbe essere al centro delle nostre preghiere e, nelle situazioni particolari, i pastori e i parrocchiani dovrebbero fare tutto ciò che possono per aiutare.

Brandon Vogt
(traduzione di Filippo Grassi)

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