martedì 18 giugno 2013

Difesa di tutte le libertà religiose


Oggi molti si chiedono, di fronte alla demolizione che pare inarrestabile dei fondamenti etici della società, in che misura sia venuto a mancare quell’argine naturale offerto per secoli dalla Chiesa. Infatti fino agli anni sessanta i suoi insegnamenti in tema di morale, e la speculare idea di peccato, erano rimasti indiscussi e combaciavano con il sentire comuneindipendentemente dalla intensità della vita religiosa individuale. Ma oggi urge l’affermazione forte e chiara di cos’è l’uomo che, se non è ordinato al suo Creatore –e noi aggiungiamo in Cristo – non è nulla e nel nulla rischia di svanire. Alla luce della fede noi crediamo che alla fine trionferà la Verità; ma di questo passo dobbiamo dire: a che prezzo?

“Signor Presidente, cari Parlamentari, accogliendo la vostra richiesta, sono lieto di ricevervi stamani, membri del Senato e dell’Assemblea nazionale della Repubblica francese. Al di là delle diverse sensibilità politiche che voi rappresentate, la vostra presenza  manifesta la qualità delle relazioni tra il vostro Paese e la Santa Sede.
“Questo incontro è per me l’occasione di sottolineare le relazioni di fiducia che esistono generalmente in Francia tra i responsabili della vita pubblica e quelli della Chiesa cattolica, sia a livello nazionale, sia a livello regionale o locale. Il principio di laicità che governa le relazioni tra  lo Stato francese e le
diverse confessioni religiose non deve significare in sé un’ostilità alla realtà religiosa, o un’esclusione delle religioni dal campo sociale e dai dibattiti che lo animano. Ci si può rallegrare del fatto che la società francese riscopra proposte fatte dalla Chiesa, tra le altre, che offrono una certa visione della persona e della sua dignità in vista del bene comune. La Chiesa desidera così offrire il proprio contributo specifico su questioni profonde che impegnano una visione più completa della persona e del suo destino, della società e del suo destino. Questo contributo non si situa solamente nell’ambito antropologico o sociale, ma anche negli ambiti politico, economico e culturale.
In quanto eletti da una Nazione verso la quale gli occhi del mondo si rivolgono spesso, è vostro dovere, ritengo, contribuire in modo efficace e costante al miglioramento della vita dei vostri concittadini che voi conoscete particolarmente attraverso gli innumerevoli contatti locali da coltivare e che vi rendono sensibili alle loro vere necessità. Il vostro compito è certamente tecnico e giuridico, e consiste nel proporre leggi, nell’emendarle o anche nell’abrogarle. Ma è anche necessario infondere in esse un supplemento, uno spirito, direi un’anima, che non rifletta solamente le modalità e le idee del momento, ma che conferisca l’indispensabile qualità che eleva e nobilita la persona umana.
Formulo pertanto a voi il mio incoraggiamento più caloroso a proseguire la vostra missione, cercando sempre il bene della persona e promuovendo la fraternità nel vostro bel Paese. Che Dio vi benedica”(Papa Francesco, Discorso alla Delegazione di Parlamentari Francesi del Gruppo di Amicizia Francia – Santa Sede, 15 giugno 2013).

Papa Francesco in base alla natura intrinseca del suo ministero pastorale punta a mantenere desta la sensibilità per la verità, invitando sempre di nuovo la ragione e l’amore a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci e testimonianze d’amore sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo, la presenza del Risorto nel suo corpo che è la Chiesa come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare sempre di nuovo con il perdono la via verso il futuro.
Rifacendosi al precetto evangelico rivoluzionario che, pur delimitando lo spazio di Cesare rispetto a quello di Dio, non esclude per questo la rilevanza pubblica della religione cristiana, nata dalla predicazione pubblica di Cristo, dal suo processo e dalla condanna da lui subita pubblicamente. Anzi, il cristianesimo, in quanto religione del logos, della libertà, dell’amore e della persona può come nessun altro entrare in dialogo con il mondo moderno, e le posizioni che si ispirano ad esso non sono inevitabilmente prigioniere del passato, ma capaci di  aprirsi al futuro in virtù del proprio principio di libertà, ridefinito dal Concilio come libertà religiosa non a livello morale ma socio – politico. Non a caso la moderna civiltà liberale, sull’esempio delle esperienze costituzionali americane, a quella stessa libertà religiosa ha riconosciuto il rango di diritto fondamentale di ogni uomo che non può essere costretto dall’esterno alla verità, alla fede. Più in particolare bisogna considerare che il relativismo per cui una religione val l’altra e il determinismo naturalistico cioè una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato scientificamente e tecnicamente come ogni altro animale,hanno indotto nelle società occidentali uno spaesamento e un’inquietudine legate alla perdita delle ragioni della vita che solo il cristianesimo è in grado di restituire, sia allo Stato sia al singolo uomo. Infatti poiché nessuna società può sussistere senza dotarsi di norme che valgano sempre e dovunque per tutti i suoi membri, e poiché in una società libera ciò che conta è che queste vengano stabilite attraverso un gioco democratico, il cristianesimo può dare un grande contributo per il superamento del grave travaglio esistenziale della società occidentale entrando con i propri esponenti nella formazione di quelle norme.
A proposito del “gioco democratico”  oggi con un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura democratica, che era una rivendicazione della centralità di ogni uomo e della sua libertà non sottoponibile  a maggioranze aritmetiche, come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana di ogni persona e dei suoi diritti. E’  la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell’opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell’umanità. Jurgen Habermas, con cui si è confrontato J.Ratzinger, esprime un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti:
- dalla partecipazione ugualitaria di tutti i cittadini e,
- dalla forma ragionevole i cui i contrasti politici vengono risolti.
Riguardo a questa “forma ragionevole” egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un “processo di argomentazione sensibile alla verità”.E’ detto bene, ma è una cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico “processo di argomentazione” sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità cui la Chiesa pastoralmente sul piano pubblico punta come elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico e in quello politico. Diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos’è la verità? E come la si riconosce? Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi di interesse, senza ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Occorre restituire nella cultura del nostro tempo piena cittadinanza alla fede.
Oggi nella formazione c’è il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza . diventa sorda al messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo auto costruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità secondo la rivoluzione del 1789 – si distacca dalle radici delle quali vive, allora  non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
In questo rischio, per venire alle attuali questioni etiche cui Papa Francesco insiste, sia quelli che vogliono modificare le concezioni antropologiche naturalistiche nelle quali l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso, possono concorrere  al recupero delle regole necessario per la vita sociale. Non potranno determinare ciò che è vero ciò che è falso e ciò che è giusto o ingiusto. Allora, chi per motivi di coscienza ritenga di non potersi           adeguare alle norme relativistiche e utilitaristiche, potrà ricorrere alla obiezione di coscienza e dovrà essere pronto a subirne le eventuali conseguenze come è sempre stato testimoniato dai cristiani a cominciare dai primi martiri convinti che l’attuale cultura secolare è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza come l’attuale accoglienza dello stile di Papa Francesco dimostra.

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