domenica 7 novembre 2010

Carità e verità


L’annuncio di Gesù Cristo è “il primo e principale fattore di sviluppo” (n. 8)

1. In occasione dell’Assemblea Plenaria, desidero anzitutto ringraziare il dicastero per il suo molteplice impegno nell’aiutare tutta la Chiesa, particolarmente questa Sede Apostolica, in una rinnovata evangelizzazione del sociale, agli inizi del terzo millennio. Non solo le singole persone, ma i popoli e la grande famiglia umana attendono – a fronte di ingiustizie e forti disuguaglianze – parole di speranza, pienezza di vita, l’indicazione di Colui che può salvare l’umanità dai suoi mali radicali.
2. Come ricordavo nella mia Enciclica Caritas in veritate – seguendo le orme del Servo di Dio Paolo VI – l’annuncio di Gesù Cristo è “il primo e principale fattore di sviluppo” (n.8). Grazie ad esso, infatti, si può camminare sulla strada della crescita umana integrale con l’ardore della carità e la sapienza della verità in un mondo in cui, sovente, la menzogna insidia l’uomo, la società, la condivisione. E’vivendo la “carità nella verità” che possiamo offrire uno sguardo più profondo per comprendere le grandi questioni sociali e indicare alcune prospettive essenziali per la loro soluzione in senso pienamente umano. Solo con la carità, sostenuta dalla speranza e illuminata dalla luce della fede e della ragione, è possibile conseguire obiettivi di liberazione integrale dell’uomo e di giustizia universale. La vita delle comunità e dei singoli credenti, alimentata dall’assidua meditazione della Parola di Dio, dalla regolare partecipazione ai Sacramenti e dalla comunione con la Sapienza che viene dall’alto, cresce nella sua capacità di profezia e di rinnovamento delle culture e delle istituzioni pubbliche. Gli ethos dei popoli possono così godere di un fondamento veramente solido, che rafforza il consenso sociale e sostanzia le regole procedurali. L’impegno di costruzione delle città poggia su coscienze guidate dall’amore a Dio e, per questo, naturalmente orientate verso l’obiettivo di una vita buona, strutturata sul primato della trascendenza. “caritas in veritate in re sociali”: così mi è parso opportuno descrivere la dottrina sociale della Chiesa (Ibid. n. 5), secondo il suo radicamento più autentico – Gesù Cristo, la vita trinitaria che Egli ci dona – e secondo tutta la sua forza capace di trasfigurare la realtà. Abbiamo bisogno di questo insegnamento sociale, per aiutare le nostre civiltà e la nostra stessa ragione umana a cogliere tutta al complessità del reale e la grandezza della dignità di ogni persona. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa aiuta, proprio in questo senso, a intravvedere la ricchezza della sapienza che viene dall’esperienza di comunione con lo Spirito di Dio e di Cristo e dall’accoglienza sincera del Vangelo.
3. Nell’Enciclica Caritas in veritate ho accennato a problemi fondamentali che toccano il destino dei popoli e delle istituzioni mondiali, nonché della famiglia umana. L’ormai prossimo anniversario della Mater et magistra del beato Giovanni XXIII ci sollecita a considerare con costante attenzione gli squilibri sociali, settoriali, nazionali, quelli tra risorse e popolazioni povere, tra tecnica ed etica. Nell’attuale contesto di globalizzazione, tali squilibri non sono affatto scomparsi. Sono mutati i soggetti, le dimensioni delle problematiche, ma il coordinamento tra gli Stati – spesso inadeguato, perché orientato alla ricerca di un equilibrio di potere, piuttosto che alla solidarietà – lascia spazio a rinnovate disuguaglianze, al pericolo del predominio di gruppi economici e finanziari che dettano – ed intendono continuare a farlo – l’agenda della politica, a danno del bene comune universale.
4. Rispetto ad una questione sociale sempre più interconnessa nei suoi svariati ambiti, appare di particolare urgenza l’impegno nella formazione del laicato cattolico alla dottrina sociale della Chiesa. Infatti è proprio dei fedeli laici il dovere immediato di lavorare per un ordine sociale giusto. Essi, quali cittadini liberi e responsabili, debbono impegnarsi per promuovere una retta configurazione della vita sociale, nel rispetto della legittima autonomia delle realtà terrene. La dottrina sociale della Chiesa rappresenta così una loro spiritualità vissuta, che si nutra e s’inquadri nella comunione ecclesiale: comunione di amore e di verità, comunione nella missione.
5. I Christifideles laici, però, proprio perché traggono energie ed ispirazione dalla comuniona con Gesù Cristo, vivendo integrati con altre componenti ecclesiali, debbono trovare al loro fianco sacerdoti e Vescovi capaci di offrire un’instancabile opera di purificazione delle coscienze, insieme ad un indispensabile sostegno ed aiuto spirituale alla coerente testimonianza laicale nel sociale. Perciò, è di fondamentale importanza una comprensione profonda della dottrina sociale della Chiesa, in armonia con tutto il suo patrimonio teologico e fortemente radicata nell’affermazione della dignità trascendente di ogni uomo, nella difesa della vita umana sin dal suo concepimento fino alla morte naturale e della libertà religiosa. Così compresa, la dottrina sociale deve essere inserita anche nella preparazione pastorale e culturale di coloro che, nella comunità ecclesiale, sono chiamati al sacerdozio. E’ necessario preparare fedeli laici capaci di dedicarsi al bene comune, specie negli ambiti più complessi come il mondo della politica, ma è urgente avere Pastori che, con il loro magistero e carisma, sappiano contribuire all’animazione e all’irradiazione, e nella società e nelle istituzioni, di una vita buona secondo il Vangelo, nel rispetto della libertà responsabile dei fedeli e del loro proprio ruolo di Pastori, che in questi ambiti hanno una responsabilità mediata. La già citata Mater et magistra proponeva 50 anni fa, una vera e propria mobilitazione, secondo carità e verità, da parte di tutte le associazioni, i movimenti, le organizzazioni cattoliche e d’ispirazione cristiana, affinché tutti i fedeli, con impegno, libertà e responsabilità, studiassero, diffondessero e attuassero la dottrina sociale della Chiesa.
6. Il mio augurio, pertanto, è che il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace continui nella sua opera di aiuto alla comunità ecclesiale e a tutte le sue componenti. Il Dicastero continui dunque quest’opera non solo nell’elaborazione di sempre nuovi aggiornamenti della dottrina sociale della Chiesa, ma anche nella loro sperimentazione, con quel metodo di discernimento  che ho indicato nella Caritas in veritate,  secondo la quale, vivendo nella comunione di Gesù Cristo e tra noi, siamo “trovati” sia dalla Verità della salvezza, sia dalla verità di un mondo che non è creato da noi, ma è stato dato a tutti come casa da condividere nella fraternità. Al fine di globalizzare la dottrina sociale della Chiesa sembra opportuno che crescano Centri e Istituti per lo studio, al diffusione e l’attuazione di essa in tutto il mondo.
7. Dopo la promulgazione del Compendio e dell’Enciclica Caritas in veritate, è naturale che il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sia dedito all’approfondimento degli elementi di novità e, in collaborazione con altri soggetti, alla ricerca delle varie vie più adatte alla veicolazione dei contenuti della dottrina sociale, non solo nei tradizionali itinerari formativi ed educativi cristiani di ogni ordine e grado, ma anche nei grandi centri di formazione del pensiero mondiale – quali i grandi organi della stampa laica, le università e i numerosi centri di riflessione economica e sociale – che negli ultimi tempi si sono sviluppati in ogni angolo del mondo.
8. La Vergine Maria, onorata dal popolo cristiano come Speculum iustitiae e Regina pacis, ci protegga e ci ottenga con la sua celeste intercessione la forza, la speranza e la gioia necessarie perché continuiamo a dedicarci con generosità alla realizzazione di una nuova evangelizzazione del sociale” (Benedetto XVI, Messaggio all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, 3 novembre 2010).

In un momento storico in cui Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica con una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa e Caritas in veritate chiedono di non presentare la Dottrina sociale cioè la Carità nella verità in ambito sociale come un’etica condivisa per accompagnare il mondo ma come strumento per render sensibili alla verità invitando la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene ed aprire un posto di Dio nel mondo e su questo cammino a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo nel suo corpo sociale che è la Chiesa come “il primo e principale fattore di sviluppo” (Civ, n8).L’attuale cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi secolaristicamente come universale è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente bisogno di speranza per recuperare il punto di partenza della cultura moderna cioè la rivendicazione della centralità di ogni uomo e della sua libertà.
Il fedele laico cattolico che si presenta in politica non considera il cristianesimo solo utile ma indispensabile per la costruzione di una società veramente umana e così democraticamente si propone.
E quando il cattolico in politica cerca di chiarire a se stesso il problema della vera laicità deve porsi due domande. La prima è se per la costruzione di una convivenza sociale conforme alla dignità di ogni essere umano dal concepimento al suo termine naturale  come il cristianesimo ha storicamente e non ideologicamente portato avanti Cristo sia solo utile o anche indispensabile. La seconda se la vita eterna oltre la morte materiale abbia una relazione con l’organizzazione comunitaria di questa società. Il pericolo del mondo occidentale, che punta alla globalizzazione è oggi che l’uomo, nell’ideologia riduzionistica della tecno scienza, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità riducendo la persona ai suoi geni, i diritti a desideri, la democrazia a procedura, la religione a mito, la procreazione a produzione in laboratorio, il sapere a scienza e la scienza a esperimento, i valori morali a scelte, le culture a opinioni, la verita a sensazione. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo escludendo ogni principio morale che si valido e vincolante per se stesso a livello universale. La filosofia a livello universitario viene confinata, non sentendosi più capace del suo vero compito, a degradarsi in positivismo e la teologia confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione- sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sapienza della sua Dottrina sociale, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che le danno vita. Perde il coraggio della verità e così non diventa più grande ma più piccola. Preoccupata della sua laicità si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma. Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica e Compendio della Dottrina Sociale sono la formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo.

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