giovedì 13 ottobre 2016

Domenica XXIX

Pregare con fede senza interrompersi mai per consentire a Dio, che opera attraverso la nostra libertà, di intervenire storicamente in continuità come necessitiamo oggi   

La liturgia di questa Domenica ci richiama la necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Talvolta preghiamo solo il mattino, la sera prima dei pasti, oppure si ha l’impressione che pregare non sia necessario, tanto utile per la vita; la preghiera ci sembra poco efficace. E Gesù, con la
sua Parola, ci ha richiamato la necessità di pregare sempre. E per inculcarci questa convinzione ci ha proposto la parabola della vedova perseverante nella richiesta verso un giudice che dice fra sé: ”Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta, le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”. Se un giudice, usando l’argomento a fortiori, si lascia convincere dalla preghiera di una povera vedova quanto più Dio che è Padre misericordioso, la generosità personificata ascolterà la nostra preghiera. Anzi, poiché la nostra preghiera, gli permette di intervenire storicamente rispettando la nostra libertà, è Lui che l’attende, che ci sollecita per cui nessun male è invincibile, nessun peccato è imperdonabile fino al momento terminale della vita.
Ma viviamo in un momento storico nel quale Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa  difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta, per la drammatica frattura tra Vangelo e cultura, quasi sempre opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenire superfluo ed estraneo, quindi inutile la preghiera. Ma in stretto rapporto con questa cultura che ormai predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale  e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità. E c’è il rischio di una terza guerra mondiale, già avviata per procura. Però questa cultura oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della vita e quindi contrassegnata da una profonda carenza ma  anche da un grande e inutilmente bisogno di speranza su cui una nuova evangelizzazione come ai primi tempi.
La fine del brano evangelico parla della fede: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
E’ una domanda di Gesù che  richiama anche noi sulla necessità di rimettere Dio e quindi il nostro continuo rapporto con Lui nella preghiera al centro delle nostre preoccupazioni e della nostra vita. Possiamo ridurci, come all’inizio dell’evangelizzazione, una residua minoranza. Sempre l’impegno cristiano ha ruotato attorno a questa Roccia di preghiera e lavoro, di momenti di incontro silenzioso e intimo in cui trovarci a tu per tu con Dio per adorarlo per non anteporre nessuno e niente, nemmeno le preoccupazioni storiche, a Lui ed esprimergli in continuità un amoree filiale e fraterno. Invochiamo Maria, aiuto dei cristiani. 

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