venerdì 20 maggio 2016

Santissima Trinità

L’intimità di Dio non è solitudine infinita, ma comunione in un eterno dialogo tra l’Amante, il Padre, l’Amato, il Figlio, l’Amore, lo Spirito Santo

Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste, la liturgia prevede queste tre solennità del Signore: oggi, la Santissima Trinità; domenica prossima quella del Corpus Domini; e infine 3 giugno Sacratissimo Cuore di Gesù con il 4 giugno Cuore Immacolato di Maria. Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l’intero mistero della fede cristiana: la realtà di Dio
Uno e Trino, l’attuale celebrazione sacramentale del sacrificio della Croce nella Messa cioè Corpo e Sangue di Cristo e il centro divino-umano della Persona di Cristo cioè il suo cuore, il cuore di Dio e della Madre di Dio. Riassumono tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito santo.
Grazie allo Spirito santo, che aiuta a comprendere le parole di Gesù che guida alla verità tutta intera (Gv 14,26; 16,13), i credenti, noi possiamo conoscere, per così dire, l’intimità di Dio stesso, scoprendo che Egli non è una solitudine infinita, ma comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in un eterno dialogo tra il Padre e il Figlio nello Spirito santo – Amante il Padre, Amato il Figlio, Amore lo Spirito Santo. In questo modo nessuno può vedere Dio, ma Egli stesso si è fatto conoscere così che, con l’apostolo Giovanni, possiamo affermare: “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16), “noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto” (1 Gv 4,16). Chi incontra il Cristo ed entra con Lui in un rapporto di amicizia, accoglie la stessa Comunione della famiglia trinitaria nella propria anima, secondo la promessa di Gesù ai discepoli: “Se uno (sentendosi amato) mi ama, (comprenderà), osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi (Padre, Figlio e Spirito Santo) verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).
Tutto l’universo, per chi ha fede, parla di Dio Uno e Trino. Dagli spazi intra stellari fino alle particelle microscopiche, tutto ciò che esiste rimanda ad un Essere che è relazione, che si comunica nella molteplicità e varietà degli elementi, come in un’immensa sinfonia. Tutti gli esseri sono ordinati secondo un dinamismo armonico che possiamo analogicamente chiamare relazione di “amore”. Ma solo nella persona umana a cominciare dalla relazione uomo-donna, libera e ragionevole, questo dinamismo trinitario diventa spirituale, diventa reciprocità di amore, come risposta a Dio e al prossimo in un donarsi sincero. In questo amore l’essere umano trova la sua realtà, la sua verità e la sua felicità. Tra le diverse analogie dell’ineffabile mistero di Dio Uno e Trino che i credenti sono in grado di intravvedere, quello della famiglia, sposo, sposa, figli, è il più esplicito. La famiglia, icona della famiglia trinitaria dell’unico essere divino in tre persone. La famiglia è chiamata ad essere una comunità di amore e di vita nella quale le diversità concorrono a formare una “parabola di comunione”.
Capolavoro della Santissima Trinità,  tra tutte le creature, è la Vergine Maria sposa di Giuseppe e madre di Gesù: nel suo cuore umile e pieno di fede Dio si è preparato una degna dimora, una relazione familiare per portare a compimento il mistero della salvezza. L’Amore divino della relazione trinitaria ha trovato in Lei con Giuseppe e il figlio Gesù corrispondenza perfetta e nel suo grembo il Figlio Unigenito si è fatto uomo, ha assunto un volto umano, una relazione divinamente umana. Con fiducia filiale rivolgiamoci a Maria con Giuseppe perché con il loro aiuto, possiamo progredire in ogni relazione di amore e fare della nostra vita  un canto di lode al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.  

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