venerdì 17 aprile 2015

Poniamo di nuovo al centro il Sacramento della Riconciliazione

Nell’Anno Santo “poniamo di nuovo al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione. perché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia. Sarà per ogni penitente fonte di vera pace interiore” (Bolla 19).
“Tante persone si stanno riavvicinando al sacramento della Riconciliazione e tra questi molti giovani, che in tale esperienza ritrovano spesso il cammino per ritornare al Signore, per vivere un momento di intensa preghiera e
riscoprire il senso della propria vita. Poniamo di nuovo al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione, poiché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia. Sarà per ogni penitente fonte di vera pace interiore.
Non mi stancherò mai di insistere perché i confessori siano un vero segno della misericordia del Padre. Non ci si improvvisa confessori. Lo si diventa quando, anzitutto, ci facciamo noi per primi penitenti in cerca di perdono. Non dimentichiamo mai che essere confessori significa partecipare della stessa missione di Gesù ed essere segno concreto della continuità di un amore divino che perdona e che salva. Ognuno di noi ha ricevuto il dono dello Spirito santo per il perdono dei peccati, di questo siamo responsabili. Nessuno di noi è padrone del Sacramento, ma un fedele servitore del perdono di Dio. Ogni confessore dovrà accogliere i fedeli come il padre nella parabola del figlio prodigo: un padre che corre incontro al figlio nonostante avesse dissipato i suoi beni. I confessori sono chiamati a stringere a sé quel figlio pentito che ritorna a casa e ad esprimere la gioia per averlo ritrovato. Non si stancheranno di andare verso l’altro figlio rimasto fuori e incapace di gioire, per spiegargli che il suo giudizio severo è ingiusto, e non ha senso dinnanzi alla misericordia del Padre che non ha confini.  Non porranno domande impertinenti, ma come il padre della parabola interromperanno um discorso preparato dal figlio prodigo, perché sapranno cogliere nel cuore di ogni penitente l’invocazione di aiuto e la richiesta di perdono, insomma i confessori sono chiamati ad essere sempre, dovunque in ogni situazione e nonostante tutto, il segno del primato della misericordia” (Papa Francesco, Misericordiae vultus, n. 17).
Papa Francesco sottolinea la necessità di facilitare in ogni modo possibile l’incontro degli uomini e delle donne con la grazia donata dalla partecipazione alla Messa della Domenica e dai sacramenti, in particolare dal sacramento della Riconciliazione. Più sacramento della Riconciliazione  non è una scelta di Papa Francesco ma la conseguenza della affermazione stupenda di san Giovanni: Dio, il Padre non ha mandato il Figlio nel mondo, assumendo un volto umano, per giudicare il mondo ma perché attraverso il volto della misericordia con il dono dello Spirito si salvi nonostante tanto male. Nel corpo glorificato di Gesù, che riconosciamo nelle cinque piaghe, diviene presente nei sacramenti la vittoria di Dio sul peccato, sulla morte e sul diavolo, e Cristo risorto presente nel suo corpo che è la Chiesa diventa per noi uomini, la speranza nella liberazione da ogni male, la speranza nel compimento di Dio.
Se Gesù non fosse risorto  facendo partecipe anche  della vita divina fuori dello spazio e del tempo anche il suo corpo, che rientra risorto nello spazio e  nel tempo attraverso la Parola e il Sacramento attualizzando in ogni tempo e in ogni spazio tutti i trenta tre anni dell’incarnazione finalizzati alla passione , morte, sepoltura, risurrezione, tutto resterebbe oscuro, perché il maligno avrebbe mantenuto la sua supremazia, il peccato degli uomini il sopravvento e ci sarebbe solo l’incontro con Lui Giudice e non Salvatore. Gesù avrebbe fatto tutto il possibile per salvarci, ma alla fine la malizia umana, soccombendo all’zione di Satana, avrebbe prevalso e la terra sarebbe rimasta nell’ombra terribile della morte.
Ma il Padre ha rivelato tutto il suo amore misericordioso risuscitando il suo Figlio, rendendolo sacramentalmente presente non solo per i figli della casa di Israele ma in tutti i luoghi e in tutti i tempi mostrando così che egli non vuole solo il Giudizio ma la salvezza, la misericordia, la vita veramente vita per tutti, con un già che anticipa il compimento in Dio. Si comprende perciò il perché nella prima apparizione agli undici dice ”Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati…”. Vengono in mente le parole di san Pietro: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati come figli nel Figlio mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti (1Pt 1,3). 
La risurrezione, manifestazione della misericordia del Padre, attraverso il Risorto nello Spirito Santo, verso l’umanità nel suo insieme e di ciascuno in particolare, ci dà una speranza nuova, una speranza imperitura. Cristo risorto, presente nella Chiesa fino al compimento della storia, non muore più, la morte e quindi Satana non hanno più potere su di Lui; è per farci vivere con il suo perdono che Dio Padre ha risuscitato il Figlio. La presenza eucaristica e l’azione del Risorto nel Sacramento della Riconciliazione ricrea ciò che il peccato mortale ha distrutto, il peccato veniale ha ferito E il Padre non ricorda più i peccati perdonati nella confessione e per il penitente è tentazione ricordare dopo il perdono sacramentale.

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