lunedì 12 marzo 2012

Preghiera che libera

Pregare con Gesù nell’imminenza della morte il Venerdì Santo nella celebrazione della Passione del Signore libera, guarisce, consola

Tutto il cammino sacramentale della quaresima verso la celebrazione annuale della Pasqua porta alla celebrazione  della Passione del Signore nelle ore pomeridiane del Venerdì santo il 6 aprile, l’attualizzarsi liturgico del lasciarsi uccidere per amore senza soccombere di Gesù per liberarci dal peccato, dal dominio di Satana, dalla morte. E questa sera vogliamo prepararci al bacio del Crocefisso dell’Azione liturgica del Venerdì Santo rivivendo la preghiera di Gesù in croce, nell’imminenza della morte, narrataci dal Vangelo di san Luca.
L’evangelista ci ha tramandato tre parole di Gesù sulla croce, due delle quali
– la prima e la terza – sono preghiere rivolte esplicitamente al Padre. La seconda, invece, è costituita dalla promessa fatta al cosi detto buon ladrone, crocifisso con Lui; rispondendo, infatti,  alla preghiera del ladrone, Gesù lo rassicura: “In verità io ti  dico: oggi con me sarai nel paradiso” ( Lc 23,43). Nel racconto di Luca sono così intrecciate suggestivamente le due preghiere che Gesù morente indirizza al Padre e l’accoglienza della supplica che a Lui è rivolta dal peccatore pentito. Gesù invoca il Padre e insieme ascolta la preghiera di quest’uomo che spesso è chiamato “il ladrone pentito”.Nella preghiera di questa sera che culminerà nel bacio del crocefisso, anticipo del bacio del crocefisso il Venerdì santo, e dell’immagine dell’Addolorata vorremmo rifarci su queste tre preghiere.
La prima la pronuncia subito dopo essere stato inchiodato sulla croce, mentre i soldati si stanno dividendo le sue vesti come triste ricompensa del loro servizio. In un certo senso è con questo gesto che si chiude il processo della crocifissione. Scrive san Luca: “Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero Lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi dividendo le vesti, le tirarono a sorte” (23, 33 – 34). La prima preghiera che Gesù rivolge al Padre è di intercessione: chiede il perdono per i propri carnefici. Con questo, Gesù compie in prima persona quanto aveva insegnato nel discorso della montagna quando aveva detto e in questo momento lo ripete a noi, qui convenuti per la preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione: “A voi che ascoltate (cioè congiungete all’udire l’obbedire e quindi pregate), io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano” (Lc 6,27) e aveva promesso a quanti sanno perdonare: “la vostra ricompensa sarà grande, sarete figli dell’Altissimo” 8v. 35). Adesso, dalla croce, Egli non solo perdona i suoi carnefici, ma si rivolge direttamente al Padre intercedendo a loro favore. In questo momento, in questa comune preghiera di liberazione, guarigione, consolazione, davanti a Lui Crocefisso risorto qui presente eucaristicamente, facciamo un esame di coscienza se abbiamo sentimenti di perdono, di intercessione verso chi ci ha fatto del male per ottenere piccole o grandi speranze. Questo atteggiamento di Gesù, che ci chiede nella nostra preghiera, trova un’”imitazione” commovente nel racconto della lapidazione di santo Stefano, primo martire. Stefano, infatti, ormai prossimo alla fine, “piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato. Detto questo morì” (At 7,60): questa è stata la sua ultima parola. Il confronto tra la preghiera di perdono di Gesù e quella del protomartire è significativo. Santo Stefano si rivolge al Signore Risorto e chiede, come possiamo farlo in questo momento noi a Lui per chi ci ha fatto del male, che addirittura la sua uccisione – un gesto definito chiaramente con l’espressione “questo peccato” – non sia imputata ai suoi lapidatori. Gesù sulla croce si rivolge al Padre e non solo chiede il perdono per i suoi crocifissori, ma offre anche una lettura di quanto sta accadendo. Secondo le sue parole, infatti, gli uomini che lo crocifiggono “non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Egli pone, cioè l’ignoranza, il “non sapere” e quindi non responsabili, come motivo della richiesta di perdono al Padre, perché questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione, come del resto avviene nelle parole che pronuncerà il centurione alla morte di Gesù: “Veramente quest’uomo era giusto” (v. 47), era il Figlio di Dio. Rimane una consolazione per tutti i tempi e per tutti gli uomini il fatto che il Signore, sia a riguardo di coloro che veramente non sapevano – i carnefici – sia di coloro che sapevano e lo avevano condannato, pone l’ignoranza quale motivo della richiesta di perdono, di compassione, di consoffrire – la vede come porta che può aprirci alla conversione.  Quanto è importante in questo momento, per ottenere le grazie che chiediamo, non definire le persone dal male che ci fanno.

(315) 1.Signore, dolce volto di pena e di dolor. O volto pien di luce colpito per amor! Avvolto nella morte, perduto sei per noi. Accogli il nostro pianto, o nostro Salvator!
2. Nell’ombra della morte resistere non puoi. O Verbo, nostro Dio, in croce sei per noi. Nell’ora del dolore, ci rivolgiamo a te. Accogli il nostro pianto, o nostro Salvator!
3. O capo insanguinato del dolce mio Signor, di spine incoronato, trafitto dal dolor! Perché sono sì spietati gli uomini con e? Ah, sono i miei peccati! Gesù pietà di me!
4. Nell’ora della morte il Padre ti salvò. Trasforma la mia sorte: con te risorgerò. Contemplo la tua croce, trionfo del mio re, e chiedo la tua pace: Gesù pietà di me.

La seconda parola di Gesù sulla croce riportata da san Luca è una parola di speranza,  è la risposta alla preghiera di uno dei due uomini crocifissi con Lui. Il buon ladrone davanti a Gesù rientra in se stesso e si pente, si accorge di trovarsi di fronte al Figlio di Dio, che rende visibile il Volto stesso di Dio, e lo prega: “Gesù, ricordati di me quanto entrerai nel tuo regno” (v. 42). La risposta del Signore a questa preghiera va ben oltre la richiesta; infatti dice: “In verità io ti dico:oggi con me sarai in paradiso” (v. 43). Gesù è consapevole di entrare direttamente in comunione con il Padre proprio nel momento in cui Satana con la sua uccisione pensava di aver vinto e di riaprire ad ogni uomo la via per il paradiso di Dio e quindi di vincere su Satana. Così attraverso questa risposta dona la ferma speranza che la bontà di Dio può toccarci anche nell’ultimo istante della vita e la preghiera sincera di questa sera, anche dopo una vita sbagliata, incontra le braccia aperte del Padre buono che attende il ritorno del figlio. E tutti siamo attesi, in trepidazione, dal lasciarci riconciliare dalla confessione pasquale, uno dei momenti più alti di liberazione, di guarigione, di consolazione.

(311) R) Signore, ascolta: Padre, perdona! Fa’ che vediamo il tuo amore.
1. A te guardiamo, Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza: fa che troviamo grazia di perdono. R) Signore…
2.Ti confessiamo ogni nostra colpa, riconosciamo ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore…
3. O buon Pastore, tu che dai la vita; Parola certa, roccia che non muta: perdona ancora, con pietà infinita. R) Signore…

Ma fermiamoci in preparazione del bacio del Crocifisso e dell’immagine dell’Addolorata sulle ultime parole di Gesù morente. L’Evangelista racconta: “Era già verso mezzogiorno (la crocefissione era iniziata alle nove) e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce la sua preghiera, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò” (vv. 44-46). Alcuni aspetti di questa narrazione sono diversi rispetto al quadro offerto in Marco e Matteo. Le tre ore di oscurità (12 – 15) in Marco non sono descritte, mentre in Matteo sono collegate con una serie di diversi avvenimenti apocalittici, come il terremoto, l’apertura dei sepolcri, i morti che risuscitano (Mt 27, 51-53). In Luca, le ore di oscurità hanno la loro causa nell’eclissarsi del sole, ma in quel momento avviene anche il lacerarsi del velo del tempio. In questo modo il racconto lucano presenta due segni, in qualche modo paralleli, nel cielo e nel tempio. Il cielo perde la sua luce, la terra sprofonda, mentre nel tempio, luogo della presenza di Dio, si lacera il velo che protegge il santuario. La morte di Gesù è caratterizzata esplicitamente come evento cosmico e liturgico; in particolare, segna l’inizio del nuovo culto, quello che stiamo pregando, in un tempio non costruito da uomini, perché è il Corpo stesso di Gesù morto e risorto, che raduna i popoli, noi nella preghiera mensile, e li unisce nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.
La preghiera di Gesù, in questo momento di sofferenza – “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” – è un forte grido di estremo e totale affidamento a Dio. Tale preghiera esprime la piena consapevolezza di non essere abbandonato. L’invocazione iniziale – “Padre” – richiama la prima dichiarazione di ragazzo dodicenne. Allora era rimasto per tre giorni nel tempio di Gerusalemme, il cui velo ora si è squarciato. E quando i genitori gli avevano manifestato la loro preoccupazione, aveva risposto: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere in ciò che è del Padre mio?” (Lc 2,49). Dall’inizio alla fine, quello che determina completamente il sentire di Gesù, la sua parola, la sua azione, è la relazione unica con il Padre. Sulla croce Egli vive pienamente, nell’amore, questa sua relazione filiale con Dio, che anima la sua e la nostra, di figli nel Figlio, preghiera.
Le parole pronunciate da Gesù, dopo l’invocazione “Padre”, riprendono un’espressione del salmo 31: “Alle tue mani affido il mio spirito” (Sal 31,6). Queste parole, però, non sono una semplice citazione, ma piuttosto manifestano una citazione ferma: Gesù si “consegna” al Padre in un atto di totale abbandono. Queste parole sono una preghiera di “affidamento”, piena di fiducia nell’amore di Dio: è questo il  senso di preghiera di consolazione. La preghiera di Gesù di fronte alla morte è drammatica come lo è per ogni uomo, per ognuno di noi, ma nello stesso tempo, è pervasa da quella calma profonda che nasce dalla fiducia nel Padre e dalla volontà di consegnarsi totalmente a Lui. Nel Getsemani, quando era entrato nella lotta finale con Satana e nella preghiera più intensa e stava per essere “consegnato nelle mani degli uomini” (Lc 9,44)cioè lasciarsi uccidere liberamente, per amore nostro, il suo sudore era diventato come “gocce di sangue che cadono a terra” (Lc 22,44). Ma il suo cuore era pienamente obbediente alla volontà di amore del Padre, e per questo un “angelo dal cielo” era venuto a confortarlo (Lc 22,42-43). Ora, negli ultimi istanti, Gesù si rivolge al Padre dicendo quali sono realmente le mani a cui Egli consegna tutta la sua esistenza. Prima della partenza per il viaggio verso Gerusalemme, Gesù aveva insistito con i suoi discepoli: “Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini” (Lc 9,44). Adesso che la vita sta per lasciarlo, Egli sigilla nella preghiera la sua ultima decisione: Gesù si è lasciato consegnare “nelle mani degli uomini”,si è lasciato liberamente uccidere per amore nostro, ma è nelle mani del Padre che Egli pone il suo spirito per non soccombere; così – afferma l’Evangelista Giovanni – tutto è compiuto, il supremo atto di amore che gli dà vittoria sull’odio di Satana è portato sino alla fine e al di là del limite. E noi rivivendo in questo momento, in questa sera la preghiera di Gesù ci lasciamo conformare a Lui come figli nel Figlio.
Cari fratelli e sorelle, le parole di Gesù sulla croce negli ultimi istanti della sua vita terrena, che questa sera Lui risorto ed eucaristicamente dinnanzi a noi ci ha fatto rivivere con noi, offrono indicazioni impegnative per la nostra preghiera di liberazione, guarigione, consolazione, ma la aprono anche ad una serena fiducia e ad una ferma speranza. Gesù chiede al Padre di perdonare coloro che lo stanno crocifiggendo, ci invita, per poter ottenere quelle grazie che ci stanno a cuore, al difficile gesto di pregare per coloro che ci fanno torto, ci hanno danneggiato, sapendo perdonare sempre, affinché la luce di Dio possa illuminare il loro cuore; e ci invita a vivere, nella nostra preghiera sacramentale che culmina con il bacio del Crocefisso e dell’immagine dell’Addolorata, lo stesso atteggiamento di misericordia e di amore che Dio ha nei nostri confronti: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, diciamo quotidianamente, soprattutto al mattino e alla sera nel “Padre nostro” aggiungendo quindi “non abbandonarci nella tentazione, liberaci dal Maligno”. Allo stesso tempo, Gesù, che nel momento estremo della morte, nel suo Getsemani, si affida totalmente nelle mani del Padre, ci comunica la certezza che, per quanto dure siano le prove del nostro Getsemani, difficili i problemi con cui siamo convenuti questa sera in preghiera, pesante la sofferenza, la malattia, non cadremo mai fuori delle mani di Dio, quelle mani che ci hanno creato, ci sostengono e ci accompagnano nel cammino dell’esistenza, perché guidate da un amore infinito e fedele che non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte, con il suo perdono, ci rialziamo, soprattutto con la confessione pasquale. In preparazione del bacio sacramentale del crocefisso e dell’immagine dell’Addolorata cantiamo.

(315) 5. O Croce t’adoriamo, prostrati innanzi a te; la lode noi cantiamo al crocefisso re. Tu, legno, sei prezioso, sei trono dell’amor: su te regna glorioso il nostro Salvator!
6. O Croce, dolce legno del nostro redentor: di vita tu sei pegno, speranza di chi muor. O Croce di dolore, d’amore e di pietà: Gesù, che su te muore, nei secoli vivrà.

Ogni volta che si nomina la croce con il pollice si segni

Salvami, o Cristo Redentore, per la potenza della tua croce +:
tu che hai salvato Pietro in mare, abbi pietà di me

Per il santo segno della croce +
Liberaci, o Cristo, dai nostri nemici.

Per la tua santa croce + salvaci, o Cristo Redentore,
tu che nella tua morte hai annientato la nostra morte e risorgendo hai rinnovato la vita.

Adoriamo la tua croce +, o Signore,
veneriamo la tua gloriosa passione:
tu che per noi hai sofferto, abbi pietà di noi.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce + hai redento il mondo.

Venire processionalmente per l’avvenimento sacramentale del bacio del Crocefisso e dell’immagine dell’Addolorata rimanda simbolicamente al cammino di tutta la vita verso il Paradiso, l’unica meta cui tutto subordinare. Ravviviamo la nostra fede davanti a Lui eucaristicamente con noi, mettendoci in cammino incominciando dal fondo della Chiesa in un’unica fila e uscendo dal lato sinistro guardando l’altare. In attesa, seduti, pensiamo a quello che Gesù ha pregato allora prima nell’imminenza di morire e risorgere e questa sera presente Risorto tra noi ce lo ha fatto rivivere. Possiamo tornare su qualche punto che lo Spirito santo ci ha fatto particolarmente gustare in rapporto al nostro vissuto, alle intenzioni che ci hanno fatto convenire e quindi cantare come ci viene proposto.

Per la benedizione eucaristica

(270 a) Adoriamo il Sacramento, che Dio Padre ci donò. Nuovo patto, nuovo rito nella fede si compì. Al mistero è fondamento la parola di Gesù. Gloria al Padre onnipotente, gloria al Figlio Redentor, lode grande, sommo onore all’eterna Carità. Gloria immensa, eterno amore alla Santa Trinità. Amen.

Hai dato loro un pane disceso dal cielo
Che porta in sé ogni dolcezza

Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile Sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua pasqua, fa che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo ew del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

Dio sia benedetto…

Ed ora il sacramentale dell’acqua esorcizzata

Preghiamo. O Dio, per salvare tutti gli uomini hai racchiuso nell’acqua  i segni più grandi della tua grazia. Ascolta la nostra preghiera e infondi in quest’acqua la tua + benedizione perché assunta a servizio dei tuoi misteri, sia portatrice dell’efficacia della tua grazia per mettere in fuga i demoni e debellare le malattie. Tutto ciò che con essa verrà asperso sia liberato da ogni influsso del Maligno; nelle dimore dei tuoi fedeli non abiti più lo spirito del Male e sia allontanata ogni insidia: Grazie all’invocazione del tuo santo nome, possano i tuoi fedeli uscire illesi da ogni assalto del nemico. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Il prossimo incontro martedì 10 aprile

(224) C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare…una terra e un dolce volto con due segni di violenza; sguardo intenso e premuroso, che ti chiede di affidare la tua vita e il tuo mondo in mano a lei. R)Madonna, Madonna Nera, è dolce esser tuo figlio! Oh, lascia, Madonna Nera, ch’io viva vicino a te!

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