giovedì 28 luglio 2011

Musica sacra

La situazione di vera crisi nella quale si trova la musica liturgica e la musica religiosa in genere

Su l’Osservatore Romano del 27 luglio 2011  Michael J. Zielinski presenta gli scritti sulla musica di Joseph Ratzinger Benedetto XVI pubblicati nel volume Lodate Dio con Arte (Venezia, Marcianum Press, 2010).
Osservando la condizione di vera crisi nella quale si trova la musica liturgica e la musica religiosa in genere, la parola del Papa ci apre la porta alla speranza attraverso una solida sintesi in cui si mostra in modo sistematico cos’è e cosa dovrebbe essere la musica a partire dalla sua stessa storia millenaria. Nelle sue riflessioni si possono davvero trovare spunti in grado di ricordare anche al musicista di professione cos’è quello che lui cerca, cosa anelano e cosa riescono a trovare gli uomini nella musica.

Quella di Benedetto XVI è oggi una visione completamente nuova, anche se, in realtà, è una riflessione che riscopre un orizzonte antico e perenne. Nella lettura degli scritti musicali del XX secolo, per esempio, notiamo che questi non scaturiscono da temi filosofici o teologici, come in altre epoche, e nemmeno da temi letterari e poetici, ma che questi si riducono a trattati di teoria e tecniche compositive. In quest’orizzonte l’arte musicale finisce con l’apparire come un mero “mestiere”. Così oggi è senz’altro più difficile incontrare due musicisti che conversano tra loro di filosofia, teologia, poesia, letteratura.
Ma non è sempre stato così. I greci, la cultura e la fede nel Tempio di Gerusalemme, la prima Chiesa e quasi tutta la cultura cristiana hanno vissuto la dimensione “cosmica” della musica in forma per lo più naturale. In questo senso, nel medioevo fu figura di spicco santa Ildegarda di Bingen (1098 – 1179), la grande mistica tedesca, anima di tanta musica. La sue visioni confermano in un certo senso questa particolare prospettiva e la rendono “affidabile” anche dal punto di vista della fede. Ildegarda è stata oggetto di riflessione da parte del Papa nelle sue catechesi in ben due occasioni nel settembre scorso.
Le azioni intelligenti presuppongono, nella visione degli antichi, un’intelligenza che le causi. I movimenti intelligenti (matematici) degli astri non vengono dunque spiegati in maniera meramente meccanica, ma sono comprensibili solo sul presupposto che gli astri siano animati, “intelligenti”. Per i cristiani fu naturale il passaggio dalle divinità astrali ai cori angelici che circondano Dio e illuminano l’universo. La percezione della “musica cosmica” divenne così ascolto dei canti angelici, e il riferimento a Isaia (Lodate…capitolo 6) si stabilì da sé. Un ulteriore passo fu fatto attraverso la “fede trinitaria” (p.151). Il successivo sviluppo del testo convince in maniera quasi irresistibile: “Cantare insieme a tutto l’universo significa allora porsi sulle tracce del Lògos e avvicinarlo. Ogni vera arte umana è accostamento a Colui che è l’”Artista”, a Cristo, allo Spirito creatore” (p.152).
Ancora nel secolo XIX compositori come Felix Mendelsshon e Franz Liszt erano dei veri poeti e il senso religioso in loro traspariva con forza. Il grande Ludwig van Beethoven in una occasione confessa all’arciduca Rodolfo d’Ausburgo che per lui non c’è niente di più sublime che l’avvicinarsi a Dio più che agli uomini ed estendere all’umanità intera i raggi della divinità. Nella musica, tuttavia, la grande svolta illuminista, secolarizzante era ormai vicina: “L’interpretazione cosmica della musica, in diverse varianti, restò viva fino all’inizio dell’evo moderno. Solo il XIX secolo se ne allontanò, perché la metafisica gli sembrava superata” (p. 152).
Benedetto XVI ci mostra una situazione attuale drammatica, dove facilmente si arriva agli estremi. La musica si è divisa in due mondi che non hanno quasi nulla a che fare l’uno con l’altro. Qui c’è da un lato la musica per la massa, che con l’etichetta pop vorrebbe presentarsi come “popolare”, come musica del popolo. Qui la musica è ormai divenuta solo una merce producibile industrialmente e misurabile secondo il valore di mercato. Dall’altro lato c’è una musica costruita razionalmente, artificiale, che risponde a criteri tecnici più sofisticati e che a malapena riesce a superare la stretta cerchia elitaria” (p.68). La cultura contemporanea, e l’arte musicale frutto di essa, devono forse formulare un proprio Quo vadis?
La situazione della musica sacra non riguarda esclusivamente la Chiesa, come del resto neppure la problematica del linguaggio nella musica stessa. La musica di Chiesa tante volte “funzionale”, non sembra oggi essere sempre all’altezza della liturgia.
Occorre un respiro più ampio. La Parola, la fonte vera, dentro l’ambito della liturgia, trova nei nostri sensi un luogo per incarnarsi, per mezzo dell’icona, del canto, della musica, dove nella modalità centrale dei segni sacramentali segue la totalità della sua espansione. “La fede – ci dice il Papa – nel suo farsi musica è una parte del processo continuo di incarnazione della Parola” (p. 105). Questa realtà, per estensione, può interessare anche la musica intera, rinnovandola. Si arriva così alla straordinaria conclusione dove ogni arte umana vera – consapevolmente o inconsapevolmente – è necessariamente frutto dell’accostamento al Logos, allo Spirito creatore.
Ma potrebbe essere accolta una visione di carattere religioso o addirittura cristocentrico in un mondo come quello di oggi, aldilà dei soliti vaghi riferimenti spirituali? La valenza dell’arte autentica, di fronte a credenti e non credenti, ratifica se stessa.
Il Papa fa notare che, nonostante tutto, a un occhi attento non sfugge l’esistenza di capolavori nel panorama dell’arte contemporanea. Il compositore Olivier Messiaen, nel ventesimo secolo, costituisce una testimonianza luminosa: “Gli uccelli erano per lui musicisti sommi che cantavano a gloria di Dio e lui stesso desiderava cantare come loro. Tutta la sua vita è stata una sorta di canto liturgico. Ha celebrato tutti i misteri di Cristo e ora la sua musica parla a quanti, senza saperlo, hanno bisogno di fede. Nel terribile secolo in cui viviamo, si aggrappano alla musica di Messiaen perché lui aveva fede e perché la sua musica è piena di colore e possiede un linguaggio meraviglioso”.

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