domenica 7 novembre 2010

Pellegrinaggio

Andare in pellegrinaggio significa uscire da noi stessi per andare insieme incontro a Dio là dove Egli si è manifestato

“Andare in pellegrinaggio non è semplicemente visitare  un luogo qualsiasi per ammirare i suoi tesori di natura, arte e storia. Andare in pellegrinaggio significa, piuttosto, uscire da noi stessi per andare incontro a Dio là dove Egli si è manifestato, là dove la grazia divina si è mostrata con particolare splendore e ha prodotto abbondanti frutti di conversione e santità tra i credenti. I cristiani andarono in pellegrinaggio, anzitutto, nei luoghi legati alla passione, morte e risurrezione del Signore, in Terra Santa. Poi a Roma, città del martirio di Pietro e Paolo, e anche a Compostela che, unita alla memoria di san Giacomo, ha accolto pellegrini da tutto il mondo, desiderosi di rafforzare il loro spirito con la testimonianza di fede e amore dell’Apostolo.
In questo Anno Santo Compostano, come Successore di Pietro, ho voluto anch’io venire in pellegrinaggio alla Casa del “Snor Santiago” (San Giacomo), che si appresta a celebrare l’anniversario degli ottocento anni dalla sua consacrazione, per confermare la vostra fede e ravvivare la vostra speranza, e per affidare all’intercessione dell’Apostolo i vostri aneliti, fatiche e opere del Vangelo. Nell’abbracciare la sua venerata immagine, ho pregato anche per tutti i figli della Chiesa, che ha la sua origine nel mistero di comunione che è Dio. Mediante la fede, siamo introdotti nel mistero di amore della Santissima Trinità. Siamo, in un certo modo, abbracciati da Dio, trasformati dal suo amore. La Chiesa, è questo abbraccio di Dio nel quale gli uomini imparano ad abbracciare i propri fratelli, scoprendo in essi l’immagine e somiglianza divina, che costituisce la verità più profonda del loro essere, e che è origine della vera libertà.
Tra verità e libertà vi è una relazione stretta e necessaria. La ricerca onesta della verità, l’aspirazione ad essa, è la condizione per un’autentica libertà. Non si può vivere l’una senza l’altra. La Chiesa desidera servire con tutte le sue forze ogni persona umana e la sua dignità, è al servizio di entrambe, della verità e della libertà. Non può rinunciare ad esse, perché è in gioco l’essere umano, perché la spinge l’amore ad ogni uomo, “il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa” (GS, n. 24), e perché senza tale aspirazione alla verità, alla giustizia e alla libertà, l’uomo perderebbe se stesso.
Permettetemi che da Compostela, cuore spirituale della Galizia e, allo stesso tempo, scuola di universalità senza confini, esorti tutti i fedeli di questa Arcidiocesi, e tutti quelli della Chiesa in Spagna, a vivere illuminati dalla verità di Cristo, professando la fede con gioia, coerenza e semplicità, in casa, nel lavoro e nell’impegno come cittadini.
Con la gioia di sentirvi figli amati di Dio vi spinga anche ad un amore sempre più profondo per la Chiesa, collaborando con essa nella sua opera di portare Cristo a tutti gli uomini. Pregate il Padrone della messe, perché molti giovani si consacrino a questa missione nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata: oggi, come sempre, vale la pena dedicarsi per tutta la vita a proporre la novità del Vangelo.
Non voglio concludere senza esprimere felicitazioni e ringraziamento a tutti i cattolici spagnoli per la generosità con la quale sostengono istituzioni di carità e di promozione umana. Non stancatevi di mantenere queste opere, che apportano beneficio a tutta la società, e la cui efficacia si manifesta in modo speciale nell’attuale crisi economica, così come in occasioni di gravi calamità naturali che hanno colpito vari Paesi.
Con questi sentimenti, prego l’Altissimo che conceda a tutti l’audacia che ebbe san Giacomo per essere testimone di Cristo Risorto, e così rimaniate fedeli nei cammini di santità e vi spendiate per la gloria di Dio e il bene dei fratelli più abbandonati” (Benedetto XVI, Visita alla Cattedrale di Santiago di Compostela, 6 novembre 2010).

Due i temi del viaggio del Papa a Santiago di Compostela. Il tema del pellegrinaggio, dell’essere in cammino e il tema della bellezza, dell’espressione della verità nella bellezza, della continuità  tra tradizione e rinnovamento.
Nel profondo del suo essere, l’uomo è sempre in cammino, è alla ricerca della verità e del bene cioè di Dio: è infernale non desiderare più Dio che è amore e non essere più disponibili al bene! La Chiesa partecipa a questo anelo profondo dell’essere umano e si pone essa stessa in cammino, accompagnando l’uomo alla pienezza  del proprio essere, della realtà in tutti fattori. Allo stesso tempo, su questa strada, la Chiesa compie il proprio cammino interiore, quello che la conduce attraverso la fede, la speranza e l’amore, a farsi trasparenza della via umana alla Verità e alla Vita cioè a Cristo per il mondo che libera dalla schiavitù dell’ignoranza del non sapere da dove viene e a che cosa è destinato.
Naturalmente, contro il pellegrinaggio uno potrebbe dire: Dio è dappertutto, non c’è bisogno di andare in un altro luogo. Ma è anche vero che la fede, secondo la sua essenza, è un “essere pellegrino”. La lettera agli Ebrei dimostra che cosa sia la fede di Abramo, che esce dalla sua terra e rimane pellegrino verso il futuro per tutta la sua vita; e questo movimento abramico rimane nell’atto della fede, è un essere pellegrino soprattutto interiormente, ma deve anche esprimersi esteriormente. Qualche volta, uscire dalla quotidianità, dal mondo dell’utile, dell’utilitarismo, uscire solo per essere realmente in cammino verso la trascendenza; trascendere se stesso, trascendere la quotidianità e così trovare anche una nuova libertà, un tempo di ripensamento interiore, di identificazione di se stesso, di vedere l’altro, Dio, e così è anche pellegrinaggio, sempre: non solo un uscire da se stesso verso il più grande, ma anche andare insieme. Il pellegrinaggio riunisce.

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